Associazione Vittime della caccia

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LIPU Cronache del disastro ambientale del Fiume Lambro – 2010 Anno Internazionale della Biodiversità


Martedì 23 febbraio 2010 – ore 3.30 – Inizia con atto, pare doloso, lo sversamento di idrocarburi contenuto nelle cisterne della Lombarda Petroli, Villasanta provincia di Monza‐Brianza, un’ex raffineria che oggi funziona come deposito per conto terzi. Finirà dapprima in una vasca, poi nel collettore e infine arriverà al depuratore e al Lambro.

Ore 8.30 – Primi interventi. Brianze Acque, gestore del depuratore del Lambro, comincia ad accorgersi che si sta verificando qualcosa di anomalo. Intervengono ARPA, Provincia, Forze dell’Ordine. Solo all’arrivo dei Carabinieri, ARPA e tecnici della Provincia riescono ad entrare nell’azienda per capire cosa sia successo.

Ore 12.00 – Ormai la situazione appare in tutta la sua drammaticità, ma la marea nera sta già attraversando le province di Monza, Milano, Lodi e si dirige spedita verso il Po. C’è chi parla di una scia nera e maleodorante di circa 40 km di lunghezza.
Nei giorni seguenti si tentano interventi più o meno riusciti per arginare il gasolio da riscaldamento e l’olio combustibile sversati, con scarsi successi, gli idrocarburi arrivano presto al Po.

Lunedì 1 marzo 2010 – ore 20.00 al TG1 RAI1 ‐ Sei giorni dal disastro – Il capo della Protezione civile, sottosegretario Guido Bertolaso, dichiara chiusa l’emergenza.

 

E così si spengono i riflettori sul disastro ambientale del Lambro e del Po.


Così ha decretato Bertolaso: l'emergenza è finita, tutto a posto, niente rischi per l'ambiente, per la salute e per gli uccelli (ha detto proprio così!).
I megafoni mediatici, in testa il TG1, all'unisono hanno diffuso la notizia, sulla stampa è quasi sparita, archiviata.
Io non ci sto e vi dico perché.

 

 



 

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