Associazione Vittime della caccia

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Lambr-ugie - Lambr-ugie 3

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Sei giorni fa scatta l'allarme sversamento nel Lambro, le agenzie parlano di 50 mila tonnellate, poi 600 mila litri, migliaia di tonnellate, ancora stasera i servizi dei TG di stato parlano di 50 mila tonnellate.

Ma quante sono queste tonnellate? E da cosa sono composte?

Stanco di non saperlo, decido di chiederlo alla Regione Lombardia, assessorato Protezione Civile. Per tre giorni nicchiano, forse l'assessore in persona verrà in visita alla Fagiana (Centro Recupero della Fauna Selvatica LIPU a Pontevecchio di Magenta MI) mi dicono.


Poi oggi arriva la risposta: sono 2.600 tonnellate, 1.800 di gasolio, 800 di oli combustibil. Ma come, tutto sto casino per una quantità "così modesta"?
Sto pensando di andare domattina dai carabinieri e auto denunciarmi per procurato allarme. Come sia possibile che la Provincia di Milano, che ha fatto scuola sulle modalità di intervento in queste situazioni e ha scritto linee guida ancor oggi studiate dai tecnici del settore, non sia riuscita a fermare una mezza bacinella di petrolio?? E perché se, come mi dice la gentile segretaria dell'assessore, i dati sono da subito stati diramati dall'ARPA, noi non li abbiamo letti da nessuna parte? Perché a distanza di sei giorni dallo sversamento, questo rigagnolo di innocua sostanza maleodorante sia finita nel Po e si sia dovuto scomodare anche Bertolaso e la Prestigiacomo e tutte le nostre migliori forze e mezzi compreso l'esercito?

Confesso che per un momento ho anche pensato che fossero sbagliate le mie carte geografiche, a me indicavano che il Lambro confluisse nel Po e il Po nel Mar Adriatico. Forse è per questo che si sta togliendo la geografia come materia di studio dalle scuole. Mi attacco subito al telefono e chiamo amici e conoscenti, tecnici del settore e di altre province. Sentite un po’!

Un'azienda privata che si occupa di bonifiche di questo tipo da 40 anni e ha contratti con qualche provincia lombarda, il giorno stesso si precipita sul posto e offre la sua collaborazione e la sua esperienza. Le viene risposto che non hanno bisogno. Il titolare si permette di obiettare che non vede in acqua i giusti strumenti e consiglia di chiederli alle province vicine, propone anche di tornare lui stesso (gratis!) con quello che serve.

Ecco la risposta: arrivano i carabinieri, favorisca i documenti, lei non può stare qui e .... la solita storia che conoscete. Un ingegnere ambientale, funzionario di una provincia, che naturalmente mi dice mille volte di non fare il suo nome neanche sotto tortura, mi racconta come stanno le cose: la gestione dell'emergenza non ha funzionato e il coordinamento tra gli enti non ha funzionato.

Scopro inoltre che 2.500 tonnellate sono la quantità massima che può rimanere stoccata in un impianto senza particolari misure di sicurezza richieste. Ma guarda a volte il caso: l'ARPA dichiara giusto un centinaio di tonnellate in più, roba da poco, una svista direi. La Direttiva Seveso, infatti, imporrebbe di mettere in sicurezza (significa svuotare i serbatoi) siti di stoccaggio di questo tipo e l'obbligo di comunicare ad ARPA, Regione, Provincia e Ministero Ambiente le misure di sicurezza adottate. A questi Enti spetterebbe poi il controllo.

 



 

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