Associazione Vittime della caccia

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Lambr-ugie - Lambr-ugie 5

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Lunedì 1 marzo ci si mette anche Galan, governatore del Veneto, a incasinare le cose, lui dice di aver trovato dicloroetano a Porto Tolle e Adria (siamo sul Delta del Po) e vieta l'uso dell'acqua anche per usi alimentari; qualche giorno prima era stato vietato il prelievo a fini irrigui.

I miei amici tecnici di settore, mi dicono che il dicloroetano è una delle tante trieline, un solvente chimico usato per la pulizia di materiali ferrosi prima della verniciatura.

Aspetto con ansia che Arpa dichiari che ad una addetta alle pulizie in servizio alla regione, sia caduta in acqua una boccetta di trielina che stava usando per pulire una macchia di sugo di cinghiale dalla giacca dell'assessore, ma purtroppo l'agenzia non arriva. Sarà una dimenticanza, niente di grave, penso. Male che vada, porteremo ai veneti l'acqua di Boario.

Il giorno dopo, 2 marzo, mi tocca ribaltarmi dalle risate. Gli amici veneti della LIPU mi segnalano un articolo nel quale ARPA smentisce ARPA: il dicloroetano è sparito, parlano di un errore nelle analisi.
In questi giorni, è bene precisarlo, in Lombardia cerchiamo di non essere da meno. Vengono lanciati vari allarmi per la presenza di dicloroetano e di altre colorate sostanze blu in superficie sul Lambro, tutte smentite. Faccio un’ipotesi azzardata e in controtendenza: è annegato un puffo!!
Se non dovessi campare abbastanza per sputare in faccia ai colpevoli, azzardo qualche ipotesi, mie fantasie si intende! Inizio da una certezza: chi ha fatto un tale gesto scellerato, sapeva bene quel che faceva e che danni avrebbe procurato. Lo ha detto anche la Procura che indaga: bisogna conoscere molto bene il posto e l’impianto, occorre attivare un quadro elettrico, accendere le pompe, aprire le valvole in una certa sequenza, non è come aprire un rubinetto qualsiasi e forse bisogna anche essere almeno in tre persone.
Perché allora si pensa all’azienda proprietaria dell’impianto? Se avesse venduto il materiale contenuto nelle cisterne, non avrebbe fatto migliori affari? O forse le cisterne non contenevano soltanto gasolio e olio combustibile, ma il luogo era diventato un sito di stoccaggio di vari materiali pericolosi che mischiati tra loro rendono il loro smaltimento talmente costoso da giustificare anche un disastro ambientale?

Perché la stessa notte è stata manomessa la centralina telefonica della zona rendendo inservibili le comunicazioni via cavo?

L’area è da tempo oggetto di una bonifica per usi commerciali e residenziali, il luogo su cui sorgono le cisterne sarebbe stato l’ultimo lotto da bonificare. Si parla di quasi 200mila metri cubi di cemento per un valore di oltre mezzo miliardo di euro e una centrale di cogenerazione alimentata da fonti rinnovabili per 50 milioni di euro. Progetti già presentati. Interessi enormi, più del petrolio, più di una fogna a cielo apertochiamata Lambro.

 



 

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