I rischi per la salute nel mangiare selvaggina

Sabato 05 Giugno 2010 13:18
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La selvaggina, è vero, non a tutti piace: a qualcuno per questioni etiche; a qualcun altro per il sapore. Nonostante ciò sono ancora molti quelli che la consumano e, proprio queste persone, corrono un rischio in più: quello di avvelenamento da piombo.

L’avvelenamento da piombo (detto anche Saturnismo), lo ricordiamo, si manifesta con diversi e pericolosi sintomi. Tra questi vi sono: anemia emolitica, ittero, convulsioni, ipertensione cerebrale, edema cerebrale (e anche la morte), disturbi gengivali, alterazioni cognitive, danni gravi ai reni, dolore addominale, nausea, vomito, stipsi, elevata incidenza di mortalità neonatale, infertilità nella donna, anomalie spermatiche e oligospermia nell’uomo, ipertensione, astenia, debolezza, stanchezza, paresi del radiale, encefalopatia da piombo (in particolare nei bambini), cefalea, amnesia… Insomma, una bella compagnia.

L’allarme piombo nella carne arriva da un team di ricercatori britannici e spagnoli che hanno pubblicato i risultati di uno studio sulla rivista “PLos ONE”.
Secondo gli scienziati consumare carne di selvaggina cacciata con munizioni che ancora contengono piombo espone al rischio di avvelenamento.
Il team, composto da scienziati del Wildfowl & Wetlands Trust (WWT) e dell’Istituto di Ricerca sulle Risorse Cinegetiche (IREC), ha scoperto che in alcune carni di selvaggina cucinate il contenuto di piombo superava i limiti massimi imposti dall’Unione Europea.
«A seconda della specie e il tipo di ricetta utilizzata, tra il 20 e l’87,5% dei campioni analizzati ha superato il livello massimo di piombo fissato dalla UE nelle carni di animali di allevamento di 100 parti per miliardo (0,1 mg / kg di peso fresco di carne)», ha commentato il dottor Rafael Mateo, co-autore dello studio.

Per arrivare alle loro conclusioni, i ricercatori hanno analizzato la carne di 6 specie di selvaggina: fagiano, beccaccia, pernice e colombaccio. Queste specie sono più diffuse nel Regno Unito, tuttavia il metodo di caccia è pressoché lo stesso per tutti gli altri paesi europei; quindi il problema è identico anche nel resto d’Europa, fanno notare i ricercatori.
I pezzi di carne sono poi stati fatti passare sotto i raggi X per rilevare la presenza di pallini o altri frammenti di piombo, anche piccoli. Dopodiché sono stati rimossi completamente, come si dovrebbe sempre fare prima di cuocere e mangiare questa carne.
Al termine della cottura è stata misurata la concentrazione del metallo nella carne utilizzando la spettroscopia ad assorbimento atomico.
«Anche se i livelli stabiliti dalla UE per la carne che si consuma più frequentemente sono in regola, in specie come la beccaccia il 5,4% degli uccelli cotti ha mostrato più di 10 mg / kg, il che indica che mangiando 200 g di questa carne anche in un’occasione unica, la dose settimanale di piombo tollerabile  per una persona (circa 80g) potrebbe essere superata», sottolinea Rafael Mateo.
Questo studio mette quindi in evidenza un pericolo spesso sottovalutato, quando non addirittura ignorato. Le persone più a rischio sono senza dubbio quelle più sensibili e vulnerabili come anziani e bambini, tuttavia anche gli adulti non ne sono esenti.

 

Fonte : La Stampa

 

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