Associazione Vittime della caccia

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Comunicato stampa LAV 14 marzo 2011 BRACCONIERE INDIVIDUATO DAL CORPO FORESTALE DELLO STATO ALL’INTERNO DEL PARCO NAZIONALE DELL’APPENNINO TOSCO-EMILIANO: CONTESTATO IL “FURTO VENATORIO”

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Utilizzando le reti, vietate dalla direttiva comunitaria e dalle leggi nazionali, un cacciatore, a cui era già stato ritirato il porto d’armi, catturava uccelli di tutte le specie, attirandoli mediante l’uso di un richiamo elettromagnetico, anch’esso vietato nel nostro Paese. Come se non bastasse, l’attività criminale veniva svolta in pieno territorio del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano.

Il bracconiere è stato individuato grazie a un impegnativo lavoro di indagine ad opera del Corpo Forestale dello Stato - C.T.A. di Cervarezza Terme (RE), e denunciato alla Procura della Repubblica di Lucca per furto venatorio aggravato per destrezza.

Considerata la quantità e la gravità dei rilievi mossi nei confronti del bracconiere, la Divisione anticrimine della Questura di Lucca ha ritenuto necessario adottare anche il provvedimento di “divieto di dimora” che, per i prossimi tre anni, impedirà all’ex cacciatore di entrare nel territorio del Comune dove ha compiuto i gravi reati.

La contestazione del reato del “furto venatorio”commenta Maurizio Santoloci, direttore dell’Ufficio legale della LAV conferma che questa teoria giurisprudenziale è ancora perfettamente applicabile, nonostante molti sostengano il contrario. La caccia abusiva intesa come furto della fauna selvatica (in quanto appartenente al patrimonio indisponibile dello Stato) consente di perseguire i bracconieri come ladri in luogo delle risibili sanzioni previste dalla normativa sulla caccia”.

In questo caso prosegue Santolociviene infatti contestato il reato di furto aggravato del Codice Penale, che prevede pene severissime e nei casi più gravi consente anche l’arresto in flagranza. In passato tale teoria ha permesso di stroncare gravissime forme di bracconaggio in diverse Regioni ed è dunque lodevole che il CFS operante in questo caso abbia rivalutato l’applicazione di tale procedura, che dovrebbe essere attuata da tutta la polizia giudiziaria ambientale”.

“Ringraziamo il Corpo Forestale dello Stato per la brillante operazioneconclude Massimo Vitturi, responsabile del settore caccia e fauna selvatica della LAV ed invitiamo tutti i cittadini che dovessero essere a conoscenza di atti di bracconaggio, a denunciarli prontamente alle autorità competenti”.

14.03.2011
Ufficio stampa LAV 06.4461325 – 329.0398535
www.lav.it <http://www.lav.it/>

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