Associazione Vittime della caccia

organizzazione di volontariato senza fine di lucro ai sensi della Legge 266-91

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Largo ai bracconieri

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IL CASO. In Campania i centri di recupero per la fauna selvatica sono costretti a chiudere per mancanza di fondi. Ed ora è quasi impossibile soccorrere gli animali colpiti dai cacciatori di frodo. La denuncia del Wwf.

Neppure un centro di recupero per la fauna selvatica attivo. E’ questa la triste realtà della Campania, una delle terre maggiormente martoriata dal fenomeno del bracconaggio. L’ennesimo primato negativo, per una regione che nel suo recentissimo passato ha visto lo svelamento di intere “oasi” artificiali gestite dalla camorra, per il piacere dei cacciatori di frodo; una sorta di Las Vegas del fucile. La legge prevede due tipi di centri autorizzati: i Cras (Centri recupero avifauna), e i Crss (Centri recupero fauna selvatica). Fino a qualche tempo fa il Wwf aveva due centri attivi, uno nel casertano e uno nella zona di Napoli. Si tratta dell’Oasi di San Silvestro e dell’Oasi degli Astroni, entrambi chiusi con l’influenza aviaria.

L’ultimo a resistere era stato il “Parco Gaia”, centro della Lipu di Caserta. Tra mille difficoltà burocratiche, e non solo, il centro aveva continuato ad ospitare centinaia di animali feriti, specialmente rapaci, che non possono essere cacciati in nessun caso. Telefonate da tutta la regione, e corse in auto dei volontari da una parte all’altra della regione per recuperare falchi, poiane, gheppi, gufi, barbagianni. Poi anche Parco Gaia ha ceduto: troppe difficoltà organizzative, infiniti tempi di attesa per le autorizzazioni e una scarsa volontà politica di tenere attivo il centro. Adesso per gli animali feriti dai bracconieri restano poche possibilità.

Il centro autorizzato più vicino è quello di Casalenda in Molise, ma per non andare così lontano spesso si finisce per portare gli animali al centro veterinario dell’Asl del Frullone, a Napoli. I problemi nacquero con l’influenza aviaria: le Asl non rinnovarono le autorizzazioni e i centri furono chiusi perché non più a norma per la prevenzione della diffusione del virus. «Si sarebbero dovute fare modifiche alle strutture molto onerose», spiega Alessandro Gatto, referente regionale del Wwf, secondo il quale «dovrebbero essere le Province ad attivarsi» per garantire il recupero della fauna selvatica.

Ed è allarme per il pericolo bracconaggio «che in Campania si concentra nelle province di Napoli e Caserta e sul litorale domizio flegreo». Proprio nelle terre dove la camorra nel recente passato ha dimostrato di aver gestito il monopolio della caccia di frodo, vi è custodita una delle riserve più ricche di biodiversità d’Italia: «Nonostante veleni ed inquinamento - spiegano dal Wwf - la zona Foce del Volturno è inserita nella Convenzione di Ramsar, che individua a livello mondiale le aree più importanti per la conservazione della natura».

Per cercare di limitare i danni del bracconaggio, intanto, fino alla fine di maggio saranno attivi un nucleo di guardie ambientali nella provincia di Salerno, uno nel napoletano, mentre si sta costituendo un gruppo anche a Caserta e qualche volontario è presente a Benevento. Resta però la grave assenza di centri di recupero, e la scarsità di controlli delle aree protette. Una situazione talmente grave che, spesso, in seguito al sequestro di animali detenuti illegalmente, le forze dell’ordine sono costrette ad affidare gli stessi animali in custodia temporanea a chi li deteneva illegalmente, o a suoi stretti familiari.

Fonte : Terra

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