Febbraio 2010
"E allora, volete un accordo invece delle polemiche?
Ecco le condizioni, ideologia a parte: basare la caccia sulla effettiva e accertata capacità faunistica dell’ambiente, il che vuol dire pensare alla caccia partendo dagli animali e non dal numero dei cacciatori, delle tessere, dei fucili e delle cartucce da vendere. E quindi caccia solo su specie stanziali , in comprensori di caccia limitati, sulla base di piani di abbattimento sottoposti a severi controlli e rigidamente programmati sui risultati dei censimenti annuali effettuati. Il che vuol dire cacciatore legato al territorio e fine del nomadismo venatorio. Non lo dico io, lo dicono tutti gli esperti.
E invece sento ancora parlare di caccia alle allodole e ai migratori in genere, del mese in più di caccia, di depenalizzazione dei reati venatori, così come si faceva trenta o quarant’anni fa.
E al diavolo i censimenti, le regole, il legame con il territorio: caccia libera senza tante storie, perché in quel paese sparano fino a maggio, in Marocco fanno (facciamo) le stragi di quaglie, in Albania ammazzi trenta beccacce in una giornata , in Ungheria le oche e così via.
E allora siamo noi che chiediamo un salto culturale, una mentalità nuova, un maggiore senso di responsabilità, elementi che, nel mondo venatorio italiano, nella sua generalità, sono ancora concetti astratti".
di Pino Paolillo
Fonte : Blog WWF





















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