Toscana, safari al cervo, al daino, al capriolo!

Mercoledì 29 Giugno 2011 02:24
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Cose da pazzi.   La Toscana, regione un tempo modello per la corretta gestione ambientale, oggi sta per aprire i safari al Cervo, al Capriolo, al Daino, grazie alla deliberazione Giunta regionale n. 429 del 23 maggio 2011+ allegati, relativa alla gestione della fauna e all’esercizio venatorio.   Ci saranno gli strumenti giuridici per opporsi a quest’ennesima follìa, qualora approvata definitivamente, ma per il momento si può votare il sondaggio promosso dal quotidiano La Nazione: VOTA IL SONDAGGIO

Gruppo d’Intervento Giuridico

da La Nazione, 25 giugno 2011

Caccia, parte l’attacco alla “legge-safari”.  La Regione consente di sparare a cervi e daini anche ai non iscritti agli Atc. Anche chi non è iscritto alla ‘caccia di selezione’ negli Atc, potrà sparare ugualmente dietro pagamento.

Toscana, 25 giugno 2011 – L’HANNO ribattezzata «legge-safari». In poche parole si tratta di questo: la giunta regionale ha approvato una delibera che autorizza i gestori degli Atc (Ambiti territoriali di caccia) a destinare il 30% di cervi, daini e caprioli a cacciatori non iscritti all’«ambito» e non abilitati alla caccia di selezione per questa specie. Dietro pagamento, personale specializzato degli Atc accompagnerà i «visitatori armati», consentendo di sparare a quelle specie saltellanti entrate nell’immaginario collettivo col disneyano «Bambi», tenero protagonista di libri e film, ma che nella delibera regionale sono identificati come «cervidi e bovidi».

LA DELIBERA della giunta (datata 23 maggio), martedì prossimo sarà discussa dalla commissione agricoltura del Consiglio regionale, presieduta da Loris Rossetti (Pd) di Fosdinovo. Si prevede una seduta burrascosa. Protestano gli agricoltori, che non ritengono giusto che i comitati degli Atc possano disporre a loro piacimento di daini, cervi e caprioli. E c’è anche sconcerto sulla prospettiva dei «safari», cioè le visite guidate, a pagamento, di cacciatori non abilitati alla caccia di selezione. E’ vero che i «cervidi e bovidi», ossia i discendenti del buon «Bambi» si riproducono in maniera incredibile, provocando danni non di poco conto alle coltivazioni e spesso sono causa d’incidenti stradali, irrompendo all’improvviso in qualsiasi arteria, ma è altrettanto vero che la caccia di selezione — lo dice la parola stessa, direbbe Totò — è studiata per «selezionare» la specie da parte di cacciatori particolarmente esperti. Ci sono perplessità sulla «commercializzazione», in sostanza la vendita dei capi di daini, caprioli e cervi a chi paga per venire a sparare.

IN ALCUNI documenti che circolano a Palazzo Panciatichi si contesta agli Atc «la titolarità della eventuale attività di commercializzazione mascherata e occulta della fauna prelevata e abbattuta» poiché «tale titolarità, laddove venga permessa, dovrebbe spettare quantomeno in concorso con gli agricoltori, dal momento che non ci può essere attività venatoria senza l’agricoltura e i fondi agricoli».

 

E NATURALMENTE è polemica politica. Lorenzo Zirri, segretario regionale dell’Udc, e responsabile nazionale della caccia per il suo partito, ha concordato con i consiglieri regionali Giuseppe Del Carlo e Marco Carraresi una forte presa di posizione. Si chiede in particolare di ridurre dal 30% al 10% la quota «di cervi e bovidi abbattibili riservata a cacciatori non iscritti all’Atc e non abilitati alla caccia di selezione, accompagnati da personale abilitato». Ma è l’impianto stesso della delibera che viene contestato da Zirri. Che scrive: «Pare una forzatura giuridica che i comitati di gestione degli Atc possano avere un tornaconto economico dalla possibilità di aprire a cacciatori non iscritti e non abilitati alla caccia di selezione. In commissione chiederemo una riduzione della percentuale, ma anche altri cambiamenti normativi, per esempio il coinvolgimento degli agricoltori».

Fonte: Gruppo d'intervento giuridico

 

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