Dossier Vittime della Caccia

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Animali domestici vittime - Rassegne S.

Associazione Vittime della Caccia - www.vittimedellacaccia.org

Organizzazione di volontariato senza scopo di lucro



DOSSIER VITTIME DELLA CACCIA 2010-2011

Animali domestici vittime della caccia - Raccolta di 37 rassegne stampa

Periodo dal 2 settembre 2010 al 31 gennaio 2011

Quelli che seguono sono solo alcuni dei casi intercettati di maltrattamento di animali domestici. Maltrattamenti gratuiti, crudeltà impensabili per una persona di media sensibilità, per mezzo di strumenti vari da caccia, forse perpetrati in mancanza di prede selvatiche, oppure perché nei lacci e trappole non ci finiscono solo le specie ambite dai cacciatori, oppure perché in competizione col cacciatore in quanto alcuni carnivori… la premessa comune è sempre e comunque una tale dose di brutalità e violenza oramai inaccettabili per l’80% delle persone. La motivazione di base, il puro piacere di uccidere, di predare, di competere, di violentare. Con tanto di rito iniziatico.

Caccia, uccidere per passione……o per noia

 

 

 

Animali: Bonelli (Verdi), esposto a procura Frosinone contro autore volantini choc

(Adnkronos) - "Nel testo si incita anche a 'liberare il territorio dall'oppressore ambientalista e dai vampiri dei parchi', invitando -prosegue Bonelli- 'se si incontrano sulla propria strada beni mobili o immobili dei guardiani e dei dirigenti dei parchi o loro accoliti (definiti spie), a incendiare, danneggiare o devastare in ogni modo, avendo cura di essere uniti e silenziosi per colpire al cuore il nemico che ci affama'.

"E' un attacco senza precedenti alla fauna e al personale dei parchi, definiti con spregio 'parchisti' -prosegue Bonelli- che ha gia' provocato la morte per avvelenamento di sei cani (molti altri sono stati ritrovati moribondi), mentre non si hanno ancora riscontri sui danni provocati alla fauna selvatica dall'azione di questa mano vigliacca, probabilmente la stessa che ha scritto il manifesto stragista e diffuso i bocconi avvelenati, in quella che viene annunciata come una soluzione definitiva, finalizzata alla distruzione della fauna selvatica di Frosinone e Latina".

"Di fronte a un simile delirio -conclude Bonelli- l'indignazione dell'opinione pubblica e' stata immediata, mentre a dir poco vergognosi sono alcuni commenti comparsi in forum di cacciatori, secondo i quali la colpa sarebbe da identificare nell' 'eccessivo proliferare delle aree protette' ". 12.10.2010

Fonte: http://www.libero-news.it/regioneespanso.jsp?id=508493

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Il pastore tedesco ed i cappi per i cinghiali

Nuova operazione anti bracconaggio della Polizia Provinciale di Imperia ma nel laccio di metallo c'era una terrorizzata cucciolona.

di redazione GEAPRESS 30 agosto 2010

GEAPRESS – Lungamente era rimasta a guaire bloccata per una zampa ad un laccio-cappio di metallo. Piazzato dai bracconieri probabilmente per i cinghiali, il nodo del cappio aveva iniziato inesorabilmente a stringersi sulla zampa di una femmina di pastore tedesco di circa sei mesi.

Mentre gli abitanti del luogo, preoccupati per i misteriosi lamenti, iniziavano a far pervenire le prime segnalazioni, un Agente della Polizia Provinciale di Imperia rintracciava il luogo, all’interno di un’area alberata, dove il cane cercava disperatamente di liberarsi dalla trappola mortale. Come già GeaPress ha avuto modo di documentare (vedi articolo GeaPress) i lacci agiscono come veri e propri cappi arrivando in alcuni casi a provocare, a seguito degli strattonamenti, l’amputazione dell’arto. Nel caso dei boschi di Imperia, però, il pronto intervento della Polizia Provinciale ha evitato il peggio ed il cane, liberato dal nodo, è subito corso verso la villetta dalla quale era verosimilmente fuggito ed è stato riconsegnato al proprietario.

Il problema dei bracconieri nell’entroterra di Imperia, così come confermato dalla stessa Polizia Provinciale a GeaPress, ha assunto toni allarmanti. Secondo l’Assessore ai parchi ed aree protette, con delega alla Polizia Provinciale di Imperia, Paolo Leuzzi sono ormai oltre un centinaio i lacci recentemente recuperati.

DOSSIER VITTIME DELLA CACCIA -

Le trappole vengono abilmente nascoste tra la bassa vegetazione dei luoghi di frequente passaggio non solo dei cinghiali ma anche di caprioli. Il tutto, secondo l’Assessore, in pieno sfregio delle norme penali sul maltrattamento degli animali che sanzionano chi non rispetta la legge sulla caccia.

Sulla stessa linea d’onda il Dirigente della Polizia Provinciale di Imperia, dott. Giuseppe Carrega. Il bracconaggio avviene spesso di notte ed addirittura con armi munite di silenziatore. Ad essere interessato un pò tutto il territorio della provincia. A piazzare le trappole, i bracconieri che a volte coincido con gli agricoltori.

Recentemente, ricorda GeaPress, l’associazione dei giovani agricoltori di Confagricoltura (ANGA) aveva chiesto l’apertura anticipata della caccia al cinghiale nella provincia di Imperia. Secondo il calendario venatorio della provincia, firmato dall’Assessore provinciale alla cultura e pubblica istruzione, con delega alla caccia e alla pesca, Alberto Bellotti si potrà sparare al cinghiale dal tre ottobre al due gennaio nelle giornate di mercoledì e domenica. Non si capisce come si possa sparare ancora di più, visto che i piani di abbattimento sono stabiliti in funzione della consistenza stimata delle popolazioni selvatiche ed in base a questa gli impallinabili potrebbero essere fino al 90% (!), dei quali il 70% giovani sotto i 18 mesi e la restante parte di adulti. Questo sempre che, in una provincia dove il bracconaggio evidentemente insistente, qualcuno non inquini il cacciatore con la tentazione di non annotare correttamente gli animali uccisi. La caccia al cinghiale, peraltro, può essere consentita anche nei terreni coperti in tutto o in parte dalla neve.

Forse i danni denunciati dagli agricoltori andrebbero diversamente prevenuti. Questo anche alla luce della manifesta difficoltà, tra caccia e bracconaggio, a contenere le popolazioni dei cinghiali  con colpi di fucile o lacci di acciaio per pastori tedeschi e non solo. La Polizia Provinciale, infatti, tiene a precisare che si tratta di strumenti molto pericolosi anche per le persone. Intanto, grazie all’intervento della Polizia Provinciale, un pastore tedesco è stato salvato in una azione anti bracconaggio che evidentemente non concede soste.GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte: http://www.geapress.org/caccia/il-pastore-tedesco-ed-i-cappi-per-i-cinghiali/4454

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SETTEMBRE 2010

A dieci metri da casa le fanno fuori i cani con il fucile da caccia

GEAPRESS – Nei giorni scorsi abbiamo dato la notizia di alcuni cani accuditi in un bel posto nelle campagne di Sala Consilina (SA) presi a bersaglio da un folle cacciatore (vedi articolo GeaPress). La mamma è morta ed i due cuccioloni feriti. Uno lievemente, l’altro purtroppo in maniera molto più seria.

Abbiamo rintracciato la Signora Carmela Iacopino che aveva accolto la randagina vittima del folle gesto.

GEAPRESS – Signora, ci può raccontare cosa è successo?
SIGNORA IACOPINO – Non riesco ancora a capire. I cani vivevano con noi. Non potevano dare fastidio a nessuno. Uscivano di casa solo per una passeggiata. Tenga conto che nella zona, non vi è proprio nessuno. Solo altre due case, una peraltro proprio in montagna. Ma tutti abbiamo cani e ci conosciamo. Nessuno oserebbe pensare una cosa del genere.

GEAPRESS – Come ve ne siete accorti?
SIGNORA IACOPINO – Se ne è accorta la mia vicina. Ha sentito i colpi di fucile. Ma nessuno poteva pensare una cosa del genere. Il luogo è frequentato da cacciatori di cinghiali. Vengono a mettere il pane per attirali. Ma comunque non vicino le case. Io, poi, di caccia non me ne intendo. Non riusciamo ancora a capire. Tutto quel disastro.

GEAPRESS – Quanti cani hanno colpito?
SIGNORA IACOPINO – Tre. La mamma l’abbiamo trovata morta. Era una randagina. L’avevamo accolta e poi, io avevo già un mio cane, sono arrivati i cuccioli. Volevo farla sterilizzare ma ora, purtroppo, non ve ne è più di bisogno. Dei due cuccioli, uno è stato ferito alla coda mentre alcuni pallini l’hanno presa al padiglione auricolare.

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Forse era in corsa, stava scappando. Purtroppo la pena maggiore è per l’altro cucciolone. Si sperava nel recupero di un occhio, ma oggi il veterinario mi ha comunicato che rimarrà cieco. Non ha più alcuna reazione alla luce. I pallini, alcuni sembrano che escano quasi da soli, altri non si sa bene. Sono conficcati in punti molto delicati del collo.

GEAPRESS – Ma perché è successo questo?
SIGNORA IACOPINO – Non so, tipo tiro a segno. Pensi che i cani erano a non più di dieci massimo venti metri dal cancello di casa mia. Io mi ero allontanata. La casa della mia vicina è in effetti un po’ distanziata, tant’è che neanche lei ha all’inizio pensato a quanto era poi realmente successo. Una cosa assurda. Fuori da ogni logica.

GEAPRESS – Del cane cieco che ne sarà?
SIGNORA IACOPINO – Di sicuro, se non dovessi trovare una adozione che mi convinca, rimarrà con me. Io non lo lascio.

Fonte: http://www.geapress.org/il-maltrattamento-e-la-sua-legge/a-dieci-metri-da-casa-le-fanno-fuori-i-cani-con-il-fucile-da-caccia/5741

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Nel paradiso terrestre cani impallinati dai cacciatori

18 settembre 2010 GEAPRESS – I cani non solo vivevano tranquilli ed accuditi in un posto bellissimo, ma anche se avessero voluto infastidire qualcuno, non avrebbero potuto. In località San Sebastiano, nel Comune di Sala Consilina (SA), vivono, infatti solo due famiglie. Poi tante belle colline ed a parte i cacciatori, proprio nessuno. Il pomeriggio del 15 i pochissimi abitanti del posto, amanti dei cani e della natura, sentono degli spari di fucile. Si spaventano, escono e con sorpresa non trovano più i cani. Iniziano una disperata ricerca che si conclude … dentro un canalone! Trovano gli animali insanguinati e, per chi ancora veglio, spaventatissimi.

La corsa dal veterinario e poi l’amaro referto. Pallini da caccia (vedi foto radiografia). Uno dei cagnetti è stato preso alla coda, mentre per un altro la situazione è decisamente molto più grave.

Un occhio è sicuramente perso e dovrà essere asportato. Per l’altro si capirà nei prossimi giorni, bisognerà vedere gli sviluppi di un grosso edema celebrale. La mamma dei cuccioli, invece, ritrovata poco distante dal canale, è morta subito. Un storia indecente molto simile ad un’altra recentemente trattata da GeaPress (vedi articolo ) ma sulla quale è bene ricordare che anche in un luogo quasi disabitato, si trovano persone che non ci pensano due volte a gettarsi (quasi letteralmente, visto che si trattava di un canalone …) a capofitto per cercare di salvare disperatamente i cagnetti divenuti probabilmente solo un incredibile bersaglio in movimento.

La famiglia che ha accudito fin dall’inizio la mamma con i suoi cuccioli e anche adesso si sta prendendo cura dei cani rimasti sta anche provvedendo alle denuncie del caso.

Fonte: http://www.geapress.org/il-maltrattamento-e-la-sua-legge/nel-paradiso-terrestre-cani-impallinati-dai-cacciatori/5489



DOSSIER VITTIME DELLA CACCIA

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Il cacciatore spara e colpisce un gatto in giardino

La denuncia di una donna che vive vicino a San Polo in Chianti. "Non so cosa sia preso a quella persona. Ha usato pallini da uccello"

15 settembre 2010

Ha sentito uno scoppio in giardino, domenica sera verso le 20.30 e poi ha visto il suo gatto entrare in casa insanguinato. "Un cacciatore gli ha sparato contro", racconta Paola. In un giorno e a un'ora in cui le doppiette dovevano rimanere mute. "Sono subito uscita, ho guardato vicino alla casa ma non ho visto nessuno. Quella persona deve essersi resa conto di quello che ha fatto ed è fuggita". L'animale è stato portato dalla padrona in un ambulatorio veterinario, dove gli hanno curato la zampa ferita. "Il dottore ha detto che hanno usato cartucce a pallini piccoli, forse da uccelli. Mi chiedo cosa sia preso a quell'uomo".

Il colpo di fucile ha ovviamente sfiorato la casa, se in giardino ci fosse stata una persona avrebbe rischiato di essere ferita. "Ci siamo spaventati", dice Paola, che vive a Poggio alla Croce, vicino a San Polo. "Qua ci sono tanti cacciatori, mi hanno pure chiamato dal Mutuo soccorso di San Polo, frequentato da molte doppiette, per dirmi che gli dispiaceva". La legge prevede che chi spara dia sempre le spalle, se ci sono, a case o ville.

Malgrado questo non capita di rado che pallini e cartucce finiscano vicino alle case, anche in giorni durante i quali la caccia non è permessa. I veterinari inoltre curano spesso animali feriti, cani, gatti ma anche esemplari di specie protette.

Fonte: http://firenze.repubblica.it/cronaca/2010/09/15/news/gatto_sparato-7110182/

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Denunciato cacciatore per aver sparato ad un gatto nero

 

SULMONA - Si fa difficoltà a credere che nel 2010 la superstizione possa spingere qualcuno a sparare ad un gatto nero. Eppure, a sentire Gabriella Tunno dell’associazione Code felici (che gestisce il canile municipale) è quanto accaduto ieri sera alla Cavate. Ad avvertire gli animalisti sono stati alcuni residenti che avrebbero visto un cacciatore sparare al malcapitato gatto nero. “Il gatto ha perso molto sangue per i cinque colpi che gli sono stati sparati e non è sicuro che riprenderà l’uso di un occhio e di una zampetta – spiega sconcertata la Tunno – speriamo che in seguito all’intervento del veterinario e alle nostre cure possa riprendersi quanto prima.

Quanto accaduto è gravissimo e perciò, assieme ai residenti che sono stati testimoni dell’accaduto, faremo una denuncia”. 10.09.2010
Fonte:http://www.rete5.tv/index.php?option=com_content&Itemid=2&task=view&id=20210

 

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DOSSIER VITTIME DELLA CACCIA -

OTTOBRE

 

Ritrovato a Caltanissetta cane ferito da un fucile

PALERMO. E' stata una volontaria e futura guardia zoofila della Lega italiana per i diritti dell'animale, Gaia Maiorana, a salvare per la seconda volta Billy, un incrocio di pastore tedesco. In contrada Fontanelle, nei pressi di Caltanissetta, qualcuno ha sparato al cane con un fucile da caccia. L'esemplare, già in passato vittima di avvelenamento, é stato trasportato in un ambulatorio veterinario con una lacerazione al collo, procurata dai pallini di piombo. 29.10.2010
Fonte: http://www.gds.it/gds/sezioni/notizie-brevi/dettaglio/articolo/gdsid/133088/

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Valdagno: Chi ha sparato a Rocco?

Valdagno. È bastato un colpo alla gola per mettere fine alla vita di Rocco. L’altra mattima, alle 8.15 in contrada Vegri, a Valdagno, chi si prendeva cura del segugio di 3 anni ha sentito uno sparo. E solo quando si è avvicinato alla cuccia ha trovato il cane agonizzante, con un buco nel collo. La corsa dal veterinario è stata inutile: per lui, ormai c’era ben poco da fare. Il referto descriveva «una ferita da arma da fuoco sul collo, con rottura di un tratto di trachea, di esofago e della muscolatura del collo». Diagnosi impietosa che ha portato all’eutanasia dell’animale.

A farsi portavoce dell’episodio è Nicoletta Bauce, volontaria Enpa, Ente nazionale protezione animali, della delegazione di Arzignano. «Ho presentato denuncia alla stazione dei carabinieri di Valdagno -ha affermato Bauce-. È un vigliacco chi ha puntato l’arma, probabilmente una carabina per la caccia agli ungolati, alla gola di Rocco. Voglio vedere se ha il coraggio di vantarsene con gli amici: episodi, come questo, di violenza gratuita e che sono reati penali vanno denunciati e perseguiti».

Alle spalle del segugio c’era già una vita difficile, con un abbandono: era da tempo che l’Enpa, con l’aiuto di alcuni residenti, cercava di recuperare il cane vincendone la diffidenza. Era già stata catturata la femmina scaricata insieme a lui da un’automobile non identificata. «In questi ultimi mesi avevamo fatto passi da gigante -ha concluso la volontaria dell’Enpa-. Rocco si avvicinava per mangiare e dormiva in una cuccia messa a disposizione. Ora chi se ne prendeva cura è disperato». L’animale, però, aveva iniziato a fidarsi di lui: agonizzante si è lasciato accarezzare ed è morto tentando di scodinzolare.

L’Enpa lancia un appello per cercare i testimoni di questo reato. Chi avesse informazioni può rivolgersi al Rifugio del cane di Arzignano (333.7170707) oppure al 112 dei carabinieri.

Fonte: http://amici-animali.myblog.it/archive/2010/10/16/valdagno-chi-ha-sparato-a-rocco.html

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Lungo la statale con il cofano stipato di cani da caccia

GEAPRESS – I quattro grossi cani erano stipati, tutti all’interno di un cofano d’automobile. Non solo non avrebbero potuto stare in piedi ma neanche muoversi. Constata la situazione di grave sofferenza i Carabinieri dell’Aliquota Radiomobile della Compagnia di Montella (AV) hanno così subito provveduto a liberali e denunciare il cacciatore per maltrattamento di animali alla Procura della Repubblica di Sant’Angelo dei Lombardi. Il fatto è avvenuto nel corso dei servizi dei Carabinieri disposti lungo la SS7 Ofantina bis.



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I cani erano adibiti sia per la caccia che per la ricerca dei tartufi. Tali tecniche di trasporto non sono affatto insolite nel mondo della caccia. Tra l’altro, nel passato, sono stati numerosi i casi nei quali i Carabinieri della Compagnia di Montella hanno dovuto constatare le precarie condizioni di igiene ed i luoghi angusti in cui gli animali venivano custoditi e/o trasportati. Questo anche grazie alla proficua attività info-operativa sulla quale si sono basati numerosi servizi volti ad individuare i responsabili di maltrattamenti e/o abbandono di animali. Attività confortata anche da alcuni spunti informativi derivanti dall’approfondita conoscenza del territorio e della realtà locali. I controlli della Compagnia di Montella continueranno su tutto il territorio nell’ambito dei servizi predisposti dal Comando Provinciale di Avellino, finalizzati alla prevenzione e la repressione dei reati connessi al maltrattamento di animali. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte)

.http://www.geapress.org/caccia/lungo-la-statale-con-il-cofano-stipato-di-cani-da-caccia/6897

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Ricordo dall’Italia: un cane con il cranio sparato

GEAPRESS – 5 ottobre 2010 - Proprio un bel ricordo per il turista tedesco in vacanza in Sardegna. Come ogni mattina andava a trovare la cagnolina che accudiva ad Arzachena (OT). Porta il mangiare per lei ed i tre cuccioli. Non vedendola arrivare chiede alle altre persone che badavano, da circa un anno e mezzo, ai suoi bisogni. E’ una tra i tanti randagi, come altri con una storia triste alle spalle. Ma al peggio non vi è mai fine.





La ritrova in campagna centrata da due colpi di arma da fuoco. Uno nel cranio e l’altro che gli aveva trapassato il collo. I cuccioli intanto erano scappati rifugiandosi terrorizzati in un tunnel. Ad occuparsi di loro sarà la LIDA di Olbia. Ve li ricordate? I tanto disprezzati da qualcuno che, questa estate, voleva incenerire i cani della Sardegna (vedi articolo GeaPress). In questi casi, però, a farsi avanti sono sempre gli stessi (disprezzati) volontari.

(GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).



http://www.geapress.org/il-maltrattamento-e-la-sua-legge/ricordo-dallitalia-un-cane-con-il-cranio-sparato-foto/6563

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Cane lacero contuso. Nuova specie post tagliola

GeaPress – 6 ottobre 2010 - Sono arrivati a lui a seguito di scrupolose indagini. Ora il presunto responsabile del posizionamento della tagliola e

del grave ferimento di un povero cane, dovrà rispondere all’autorità giudiziaria dopo essere stato individuato dal Corpo Forestale dello Stato, Comando Stazione di Settimo Vittone (TO).

La storia inizia lo scorso agosto quando ai Forestali viene presentata la denuncia dei proprietari di un cane rimasto dolorosamente intrappolato con una zampa in una grossa tagliola metallica. Al cane, infatti, vengono riscontrate le gravi lesioni subite alla zampa ed in particolare una ferita lacero contusa abbondantemente sanguinante con probabilità di lesioni tendinee e legamentose. Il tutto è avvenuto in un terreno agricolo nelle campagne di Andrate (TO).

Il Corpo Forestale si mette subito al lavoro. Le indagini sui luoghi portavano gli agenti a sentire numerose persone, acquisendo diversi indizi, capaci di individuare il possibile e presunto responsabile del posizionamento della tagliola. Si tratta di M.M. di anni 78, residente ad Andrate. L’uomo ha ammesso il posizionamento della tagliola con il fine di tenere lontani gli animali dal suo terreno. Denunciato alla Procura della Repubblica di Ivrea dovrà ora rispondere del reato di maltrattamento di animali, ex art. 544 ter Codice penale ed attività di caccia con mezzi vietati. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte). http://www.geapress.org/il-maltrattamento-e-la-sua-legge/cane-lacero-contuso-nuova-specie-post-tagliola/6606

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Uccide pony scambiandolo per cinghiale

VERBANIA - L'episodio ieri a Nocco di Gignese. Cacciatore milanese si autodenuncia. Errore anche in Valle Vigezzo, uccise femmine di gallo forcello.

Un cacciatore milanese ieri a Nocco di Gignese ha sparato a un pony nero uccidendolo, l'aveva scambiato per un grosso cinghiale. Il cavallino era all’interno di un recinto la cui staccionata appariva nascosta dal fogliame alla vista del cacciatore, proveniente da una zona boschiva. l'uomo si è autodenunciato. Al momento, nei suoi confronti, la Polizia Provinciale ha elevato una sanzione amministrativa per non aver osservato le distanze previste dalla legge sulla caccia.

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Si sono autodenunciati alla Polizia Provinciale anche due cacciatori che ieri in Valle Vigezzo hanno ucciso due esemplari di gallo forcello femmina, mentre la legge consente la caccia solo per i maschi. Nella giornata di ieri (3 ottobre) ha infatti preso avvio la stagione venatoria alla tipica fauna alpina (gallo forcello o fagiano di monte, coturnici, pernici bianche e lepri variabili) così come previsto dal calendario venatorio secondo il piano numerico di prelievo stabilito dalla Regione a fronte dei censimenti relativi alla consistenza faunistica delle singole specie. In particolare per il gallo forcello risultano prelevabili solo gli esemplari maschi. Scelta biologica consolidata da anni, finalizzata alla conservazione della specie. I cacciatori in questione, forse tratti in inganno dalla nebbia, hanno sparato ai due uccelli involati convinti fossero due maschi, che si differenziano dalle femmine per avere piumaggio nero con penne sottostanti le ali di colore bianco (mentre le femmine sono grigie). La distinzione avviene anche grazie alla differente rumorosità prodotta con l’involo che il cacciatore esperto dovrebbe saper distinguere. Fonte: http://www.verbanianews.it/notizie/fatti/cronaca/3831-uccide-pony-scambiandolo-per-cinghiale

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NOVEMBRE



Finiti a colpi di scure: 11 cani segugi di un cacciatore

02 novembre 2010 - In alternativa ad un novello Jack Lo Squartatore risulta difficile pensare che qualcuno non serbasse un motivo di vendetta o chissà cos’altro nei confronti di un cacciatore cinghialista di Tempio Pausania (OT). I suoi cani, ben 11 segugi, sono finiti verosimilmente sotto i colpi di una scure. Ai cani chiusi nelle gabbie era di fatto impedita ogni fuga. Singolare il fatto che l’efferata azione  si è conclusa o con la morte degli animali o con dei ferimenti che di fatto hanno annullato il valore economico dei cani.

Fonte: http://www.geapress.org/brevi/finiti-a-colpi-di-scure-11-cani-segugi-di-un-cacciatore/7958

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Cacciatore spappola il muso ad una gatta,veterinario lo salva

Micia riesce a tornare da padroni nonostante le ferite

(ANSA) - TREVISO, 29 NOV - Un cacciatore spara a una gattina e questa, nonostante la mandibola e il palato spappolati da un proiettile, riesce a tornare dai padroni e a salvarsi. Il tutto grazie all'intervento miracoloso di un veteritario. E' la storia di Betty, una piccola micia soriana che vive a Collalto di Susegana (Treviso). I proprietari dell'animale, insieme alla Lac, hanno presentato una denuncia ai Carabinieri contro ignoti.(ANSA). Fonte: wwww.ansa.it

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Spara a un cane, cacciatore denunciato

27.11.2010. Montebello. Gli ha ammazzato il cane con un colpo di fucile al cuore: «Aveva attaccato il mio, non sapevo cosa fare» si è giustificato. Cosa fare lo sanno invece l'Enpa di Arzignano e i proprietari del povero Pupo, un pastore del Caucaso di 3 anni ucciso da un cacciatore mercoledì pomeriggio in zona Omomorto di Montebello. Visto che contro l'uomo, R.M., residente nella zona, è stata presentata denuncia oltre alla querela dei proprietari dell'animale. L'Enpa si costituirà parte civile. Tutto inizia quando Marisa Casarotto, che vive nella zona, decide di andare a raccogliere della valeriana in una valletta che dista circa due trecento metri dalla sua abitazione, in direzione Selva. Con sè porta il suo cane Pupo. Mentre la donna raccoglie l'insalata sente una fucilata vicina. Va a vedere e trova l'animale agonizzante con un cacciatore accanto. Colpito al cuore, sotto la zampa anteriore, Pupo muore.

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L'uomo ammette di aver sparato ma si giustifica: quel cane aveva attaccato il suo e lui non sapeva cos’altro fare se non sparargli. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della stazione locale e le guardie zoofile dell'Enpa di Arzignano che hanno raccolto i dati, compreso il referto post morten sul cane.
R.M., residente a Gambellara, è stato denunciato in riferimento a quanto prevede la legge 189/2004 che all’articolo 544 BIS: «Chiunque per crudeltà o senza necessità cagiona la morte di un animale e punito con la reclusione da tre mesi a diciotto mesi».
L’Enpa, che si costituirà parte civile al processo, ha assicurato assistenza legale gratuita ai proprietari del cane che presenteranno a breve querela contro il reponsabile.
Renzo Rizzi del Cpv, Coordinamento protezionista veneto, intende anche chiedere alla questura il ritiro del porto d'armi per R.M.: l'uomo, in possesso del tesserino per la caccia a nutrie e cinghiali, avrebbe dimostrato di non essere in grado di gestire situazioni critiche con un'arma in mano.

Fonte: http://www.ilgiornaledivicenza.it/stories/Home/205001_spara_a_un_cane_cacciatore_denunciato/

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Malati e pelle e ossa: sei labrador ed un setter salvati dalla Forestale

GEAPRESS | 18 novembre 2010

GEAPRESS – I sette cani protagonisti dell’ennesima incredibile storia di maltrattamento si trovavano all’interno di un’azienda agricola in località Fontebianca, nel Comune di Roselle (GR). La scena che si è presentata davanti al personale del NIPAF (Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale e Forestale) del Corpo Forestale dello Stato di Grosseto ha dell’incredibile. Sei labrador e un setter erano detenuti in un canile fatiscente, all’interno di box separati, privi di copertura idonea al riparo dalle intemperie, immersi nel fango, in pessime condizioni igienico-sanitarie, disidratati e completamente sprovvisti di acqua, con evidenti segni di maltrattamento aggravati da una carente nutrizione e da un generale stato di abbandono.

Le condizioni di salute degli animali, accertate dai veterinari della ASL di Grosseto, erano talmente gravi da rendere difficile la loro stessa deambulazione. Particolarmente preoccupanti, poi, le condizioni del Setter inglese, privo di microchip e più vecchio degli altri cani detenuti.

Anche i sei labrador retriever d’età compresa tra 1 e 3 anni, e di cui uno mancante di microchip, apparivano pelle e ossa e totalmente abbandonati a se stessi. I sette cani, utilizzati per la caccia, erano stati affidati pochi mesi addietro dai proprietari milanesi dell’azienda agricola al fattore, dipendente della stessa azienda e ivi residente. Per l’uomo, G.R., è scattata la denuncia per maltrattamento di animali. Alla denuncia penale si sono aggiunte cinque sanzioni amministrative, per mancata registrazione all’anagrafe di due dei sette cani e  per mancata comunicazione del decesso di altri tre cani. Questi ultimi, morti ormai da tempo, risultavano ancora iscritti all’anagrafe. Gli animali posti sotto sequestro sono stati al momento affidati ad una Associazione locale per le immediate cure necessarie. L’intervento degli agenti del NIPAF di Grosseto, comandati dalla dott.ssa Baldassarri, è stato possibile grazie ad una segnalazione giunta al 1515, il numero delle emergenze del Corpo Forestale dello Stato. Dalla centrale di Firenze, quindi, sono stati allertati i Forestali di Grosseto che, coadiuvati dal personale della ASL, hanno provveduto a verificare quanto segnalato e a salvare i malcapitati cani. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte). Fonte: http://www.geapress.org/il-maltrattamento-e-la-sua-legge/malati-e-pelle-e-ossa-sei-labrador-ed-un-setter-salvati-dalla-forestale-foto/8539

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Spara ad un cane con un fucile da caccia, denunciato

Fabriano (Ancona) - Spara ad un cane con un fucile da caccia, denunciato un fabrianese. E’ accaduto ancora e sempre a Fabriano, dove un 67 enne è stato denunciato per maltrattamenti di animali, esplosioni pericolose e porto abusivo d’arma da fuoco. Il 17 ottobre presso la Centrale Operativa giungeva una telefonata che informava l’operatore di turno che in via Santa Croce erano stati esplosi 2 colpi di arma da fuoco all’indirizzo di 2 cani che si trovavano in quella zona.

Sul posto immediatamente veniva inviata una pattuglia, che una volta giunta notava un signore intento a prestare i primi soccorsi ad un cane ferito, probabilmente da un colpo d’arma da fuoco esploso con un fucile da caccia.
Immediatamente, e non prima di aver sottoposto a visita veterinaria il cane, venivano disposti urgenti accertamenti volti ad identificare l’autore del bieco gesto.

Così, il Maresciallo Antonello Paterni del Nucleo Operativo della Compagnia, dopo aver ascoltato numerosi testimoni, individuava la direzione dalla quale sarebbero stati esplosi i colpi d’arma da fuoco. Iniziava così a verificare le persone detentrici di armi, individuando in un 67enne il titolare di un fucile da caccia il probabile autore delle gravi lesioni inferte all’animale. L’uomo, quindi, convocato in questi uffici, dapprima negava ogni addebito, salvo poi fare qualche parziale ammissione, per assumersi, solo alla fine, la totale responsabilità nella verificazione dei fatti.
Nei confronti dell’uomo è stata inoltrata una copiosa informativa, con la quale gli vengono contestati i reati in premessa. Ovviamente il fucile è stato sottoposto a sequestro. Il cane, fortunatamente, dopo l’estrazione dei pallini si è ristabilito.
Fonte:http://www.anconainforma.it/Cronaca/art23435/18_novembre_10/spara_ad_un_cane_con_un_fucile_da_caccia_denunciato.html

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Treviso. Disobbedisce al padrone: cane da caccia ucciso con un colpo di fucile

TREVISO (18 novembre) - Un cacciatore di 70 anni residente nel Trevigiano è stato denunciato dai carabinieri per aver ucciso con un colpo di fucile il suo cane, "colpevole" di non aver obbedito ad un richiamo. La stessa rosa di pallini esplosa dall'arma da caccia ha ferito anche un agricoltore che si trovava poco lontano, che ha segnalato l'episodio ai militari. All'anziano sono stati sequestrati vari altri fucili da caccia, regolarmente detenuti, in base ad una licenza che di fronte a quanto accaduto rischia di essere revocata. www.ilgazzettino.it Reperibile: http://www.cuccefelici.it/treviso-caccia-ucciso.html

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Con 150 pallini in corpo

GEAPRESS – Van è solo l’ultima delle storie che GeaPress ha avuto modo di raccontare su cani e gatti impallinati. Per lui il momento difficile è passato, anche se rimarrà cieco. Cerca adozione ed ha bisogno di particolari cure. La sua storia ha inizio questa estate a Polesine di Pegognaga, in provincia di Mantova e vede assieme a lui protagonista la Signora Francesca. Quando Francesca l’ha trovato neanche si capiva bene cosa potesse essere successo. Gli stessi abitanti del posto avevano segnalato un gatto con una strana malattia, la faccia sembrava scoppiata. Una palla nera. Anche il veterinario al quale si era rivolta Francesca, ad un primissimo esame, non si era voluto pronunciare. Una “cosa” così voluminosa e di color nerastro, non gli era mai capitata. Poi le radiografie e l’incredibile scoperta. Iniziano a contarli, uno per uno, ed infine arrivano a 150, pallini di piombo, sparsi tra la testa, il collo e tutto il corpo. Non sono asportabili, almeno la stragrande maggioranza. Staranno con il gattino fin quando vivrà.

DOSSIER VITTIME DELLA CACCIA -

Ma quanto vivrà? Inizia la lunga degenza. Francesca ed una sua amica si occupano di lui. Pian piano i primo progressi. Beve, poi inizia a mangiare. L’antibiotico fa il suo effetto ed anche la tumefazione riduce il suo mostruoso volume.

All’inizio il veterinario aveva prescritto l’antidolorifico – dice a GeaPress Francesca. – Da quando è stato osservato la prima volta, finché non sono arrivata, il gattino è rimasto in strada in quello stato penoso, non meno di tre giorni”.

Adesso Francesca spera che Van possa essere adottato. “Ha bisogno di cure particolari – aggiunge Francesca – Io ho già tanti animali ed ho dovuto riservare a Van uno spazio tutto suo che non potrò continuare a tenere ancora a lungo. Spero qualcuno mi dia una mano” – conclude Francesca. Anche per questo caso GeaPress mette a disposizione la sua mail Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. .

Nel video, oltre al filmato di Van, è contenuta una breve rassegna di altre vittime, a quattro zampe … domestiche, della caccia. Dal cane recuperato dalla LIDA di Caltanissetta, fino al famoso (purtroppo per lui) Pollicino di Castelvetrano, recuperato dalla Signora Mirella anch’essa della LIDA. Storie di tanti volontari e dei loro amici centrati da folli gesti. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte). 10.11.2010

Fonte: http://www.geapress.org/il-maltrattamento-e-la-sua-legge/con-150-pallini-in-corpo-video/8233

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Sbaglia mira e uccide una mucca

 

ARSIE’. E’ morta dopo essere stata impallinata da un cacciatore di uccelli. Ennesimo incidente di caccia in una malga dell’Arsedese, stavolta la vittima è una vacca che si trovava al pascolo.
«Sono eventi rari», affermano dalla polizia provinciale. Di certo l’episodio riapre il dibattito sulla
pericolosità della caccia e sul mancato rispetto delle distanze di sicurezza.
Secondo una prima ricostruzione, l’animale è morto dopo una lunga agonia. La ferita è andata in cancrena e di lì è sopraggiunta la morte. Difficile quindi capire quanto tempo sia passato dall’impallinamento al decesso. «Avevamo notato che non stava bene, per questo ci eravamo rivolti al veterinario», spiegano i proprietari, che però preferiscono mantenere l’anonimato.

Solo una volta morta la vacca, si è capita l’origine del decesso, dovuto a una cancrena provocata da una serie di pallini di piombo, quelli solitamente usati per la caccia agli uccelli.
I proprietari sono intenzionati a segnalare l’episodio ai carabinieri che potrebbero procedere per il reato di danneggiamento. In questi casi, l’animale è considerato né più né meno di una “cosa”.
Altro capitolo quello strettamente venatorio.

Per Gianmaria Sommavilla, comandante della polizia provinciale di Belluno, si tratta di «un caso raro». «Era successo una decina d’anni fa, quando una vacca fu scambiata per un cervo.

Il cacciatore venne individuato e risarcì il danno», racconta il comandante, sottolineando come i pallini usati per la caccia agli uccelli possano provocare danni solo se sparati da vicino.
«Probabilmente», spiega Sommavilla, «il cacciatore stava mirando basso, forse a un fagiano». In questi casi si può comunque chiedere il rimborso dei danni alla Provincia, che utilizza i fondi messi a disposizione dalla Regione. «Purtroppo ci sono sempre ritardi nella loro erogazione, come Provincia ci limitiamo all’istruttoria».

Fonte: http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/corrierealpi/2010/11/03/BF3PO_BF302.html

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DOSSIER VITTIME DELLA CACCIA -

DICEMBRE

Gatto ferito da arma da fuoco, è grave

E’ stato colpito da una rosa di  16 pallini, calibro 7,5, sparata da 40-50 metri.

 

GEAPRESS - 06 dicembre 2010
E’ accaduto  in via del Crinale a  Santa Maria a Monte (PI).
Difficile che si tratti di un “errore di caccia”, la distanza di solo 40-50 metri è veramente esigua!
La fucilata era diretta al gatto? Oppure è opera del  classico cacciatore che spara a tutto ciò che si muove?
Resta la gravità dell’accaduto ed il fatto che la via è nel centro abitato!

 

Fonte: http://www.geapress.org/brevi/gatto-ferito-da-arma-da-fuoco-e-grave/9255

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Mucca morta nella trappola del bracconiere

 

12 dicembre 2010

GEAPRESS – La tenuta di Sala si trova a poco più di metà strada tra Roma e l’Aquila. Luoghi di boschi, borghi medioevali e … bracconieri. Secondo la Forestale, infatti, l’opera dei cacciatori di frodo più volte ha causato danni alla fauna selvatica e non solo.

Arme predilette, quelle silenti, ovvero trappole di vario genere. Un laccio di acciaio, ad esempio, sistemato a cappio. Una estremità legata ad un paletto ed il cappio sistemato nel bel mezzo di un sentiero battuto da cinghiali, altri ungulati, ma anche volpi, gatti selvatici e non solo. I cinghiali presi in genere per il collo, e gli altri ungulati per una zampa. Quando l’animale prova a muoversi il laccio inizia a stringere. Sempre di più, finché gli strattoni sempre più violenti di un animale preso dal panico riescono spesso ad amputare l’arto.

Come costruirli è semplicissimo, visto che in alcune pubblicazioni di cacciatori, in onore alla cultura venatoria dei tempi che furono (specificando il divieto) vi sono descrizioni dettagliate su come costruire trappole, archetti ed altre diavolerie teoricamente vietate dalla legge.

A Sala questa volta, nella cultura del bracconiere, c’è rimasta una mucca. Erano arrivate segnalazioni di orrendi lamenti e quando la Forestale ha raggiunto il posto non c’era più niente da fare. L’animale era già morto con la zampa posteriore tesa sul cavo. Aveva tentato di scappare. La Forestale ha provveduto al sequestro di questa ed altre trappole rinvenute nel posto. Non è la prima volta che dei bovini rimangano uccisi in tal maniera. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte). Fonte: http://www.geapress.org/caccia/mucca-morta-nella-trappola-del-bracconiere/9459

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La Spezia: cavallina nel laccio del bracconiere

13 dicembre 2010 . GEAPRESS – Ieri la notizia della mucca rimasta uccisa nel laccio del bracconiere, in provincia di Rieti (vedi articolo GeaPress). Lo scorso ottobre una cavalla recuperata e purtroppo poi deceduta, con appresso il laccio di acciaio (vedi articolo GeaPress). A fine agosto, nei boschi di Imperia, un pastore tedesco (vedi articolo GeaPress). Oggi, infine, la notizia di una cavallina recuperata nei boschi di La Spezia, tra Maissana e Né. Anche in questo caso l’ennesimo laccio del bracconieri stretto alla zampa. Quando gli animali rimangono bloccati dal laccio questo inizia a stringere ad ogni tentativo di fuga. Di fatto è un cappio che penetra nella ferita. Più volte, infatti, sono stati ritrovati animali con la zampa amputata nel tentativo di liberarsi dalla trappola del bracconiere. Per recuperare la cavallina ci sono volute oltre tre ore.

Cappi ed altre infernali trappole sono purtroppo visibili in pubblicazioni venatorie amanti delle tradizioni che furono di caccia, ma che permangono nelle diffuse abitudini dei bracconieri. Sebbene precisando che i mezzi sono vietati, studiando la tradizione è possibile costruire di tutto. Dai lacci, alle trappole a scatto. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).

Fonte: http://www.geapress.org/caccia/la-spezia-cavallina-nel-laccio-del-bracconiere/9504

 

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Ravenna - Gli animalisti: "I cani soffrivano"

Le testimonianze di esperti, veterinari e associazioni al processo contro l'allevatore di Campiano e Occhiobello, Giorgio Guberti

RAVENNA - C’è chi ha visto i cani sbranarsi, come quegli animalisti che erano arrivati sin agli allevamenti di Osteria e Campiano per rendersi conto di persona di ciò che stata accadendo là dentro. E c’è chi su quelle bestie aveva riscontrato situazioni di grave denutrizione e di carenza di assistenza sanitaria, come quella veterinaria di Occhiobello, nel rodigino, che aveva visitato i cani subito dopo il loro sequestro con trasferimento in una pensione della zona. Ma l’imputato, il veterinario Giorgio Giacomo Guberti, all’alba dei suoi 82 anni con fermezza ha smentito tutto, rivendicando semmai la validità scientifica del suo metodo d’allevamento.

Secondo lui il vero problema era arrivato proprio da loro: dagli animalisti.

 

Da “quella gente”, come ha continuato a indicarli durante tutto l’esame del pm, che con un approccio sbagliato aveva disorientato i pointer nelle loro abitudini determinando deperimenti e lotte tra esemplari. Ma la lunga maratona processuale di ieri, partita alle 9.30 e terminata attorno alle 16.30, non ha esaurito la fase istruttoria del processo contro Guberti che, a differenza delle previsioni della vigilia, si concluderà solo il 2 febbraio prossimo con gli ultimi tre consulenti tecnici. Nel calendario fissato dal giudice Corrado Schiaretti troviamo ora anche la data della discussione e della probabile sentenza: 24 febbraio.

Il gruppo di animalisti riminesi che per primi fecero visita agli allevamenti i giorni precedenti il sequestro da parte della Forestale, è stato sentito ieri in aula. Uno dei rappresentanti ha testimoniato gli episodi visti tra i recinti di Campiano e Osteria. Come lo sbranamento osservato il giorno di natale: "10-12 cani contro uno, con certi lamewnti che non vorrei più sentire nella mia vita".

Poi, anche il romano esperto di cani, consulente della Forestale durante il sequestro dei pointer: "Recinto e recinzioni non a norma. Poi i rifugi pieni di feci e terreno ridotto ad acquitrino". Critiche anche al metodo di alimentazione e di abbeveraggio, così come al criterio di gestione delle famiglie

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Anche Liliana Casali, 60enne forlivese, presidente di "Animal Liberation", ha detto la sua sulle condizioni degli animali dell'allevatore. "Mi offrii di tenere i cani il giorno del sequestro. Dal primo gennaio 2009 lasciai casa e lavoro e mi trasferii. In diversi abbiano fatto debiti personali". Così come altre associazioni - ad esempio Occhio Verde -, impegnate in raccolte e iniziative come, tra le altre, il ricovero di 22 esemplari  in clinica a Ferrara.

"Quei cani erano in condizioni terribili", ha poi testimoniato la veterinaria consulente di parte civile e libera professionista a Occhiobello che per prima visitò i Pointer. Secondo l'esperta, in una scala da 1 a 5 (dove 1 è scheletrico e 5 è obeso) quei cani si collocavano perlopiù su 2, alcuni su 1, quando invece un pointer sano dovrebbe attestarsi su 3,5-4.

Fonte:http://www.romagnanoi.it/News/Romagna/Ravenna/Cronaca/articoli/265365/Gli-animalisti-I-cani-soffrivano.asp

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ORSI AGGREDITI DA CANI: ANIMALISTI, SE ABBATTUTI PRONTE DENUNCE

(AGI) - Scanno (L'Aquila), 22 dic. - "Alcuni cani randagi, presumibilmente abbandonati e inselvatichiti, hanno attaccato tre cuccioli di Orso e l'Ente Parco potrebbe ricorrere a provvedimenti drastici come l'abbattimento dei cani". Lo affema Walter Caporale, presidente nazionale dell'Associazione "Animalisti Italiani Onlus", che aggiunge: "L'abbattimento dei cani selvatici e' una decisione immorale ed illegittima, in violazione della Legge regionale sul randagismo n. 86/99 e della Legge quadro nazionale n. 281/91. I cani possono essere eventualmente abbattuti solo se ritenuti pericolosi e di comprovata ed accertata aggressivita', dunque vanno posti in osservazione per fini di tutela igienico-sanitaria ma anche per l'identificazione di un eventuale microchip di iscrizione all'anagrafe poiche' potrebbero essere sfuggiti ai rispettivi proprietari che ne sono alla ricerca". I cani, sempre secondo gli animalisti, sono animali d'affezione anche se randagi e il loro abbattimento prevede severi provvedimenti di carattere penale in base alla legge 189/2004. "Il nostro obiettivo e' quello di salvare i cani randagi, abbandonati nel territorio del Parco Nazionale d'Abruzzo e chiediamo un incontro al presidente Giuseppe Rossi e ai Sindaci dei Comuni del Parco.
Ricordiamo che il sindaco e' responsabile di tutti gli animali presenti nel proprio territorio e bisogna dunque risalire agli eventuali proprietari dei cani o provvedere al loro ricovero in una idonea struttura. In assenza di concertazione tra Pnalm, Asl, sindaci e Associazioni ambientaliste e animaliste - conclude Walter Caporale - siamo pronti ad occupare la sede del Parco ed a sporgere le denunce del caso". (AGI) Aq2/Ett

Fonte: http://www.agi.it/l-aquila/notizie/201012221235-cro-rt10117-orsi_aggrediti_da_cani_animalisti_se_abbattuti_pronte_denunce

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Cane trucidato a Valdagno: taglia quadruplicata

Valdagno. Sono bastate poche ore dall'uscita in edicola del Giornale e la taglia è quadruplicata. Alla ricompensa di mille euro offerta dalla Lega abolizione caccia per risalire ai responsabili dell'uccisione di Rocco, un segugio di 3 anni in contrada Vegri, si sono presto aggiunti impegni di privati arrivando ad un totale di 4 milaeuro. Lo conferma il presidente veneto dell'associazione animalista, Andrea Zanoni, il cui obiettivo è consegnare alla giustizia chi ha «dilaniato il cagnolino, impallinandolo con 4 diversi tipi di munizioni». E provocandogli la "rottura di un tratto di trachea, esofago e parte della muscolatura", come si legge nel referto. La sede della Lac è stata sommersa da telefonate e da un centinaio di e-mail di «cittadini inorriditi dalla fine che è stata inflitta al segugio». E telefonate sono giunte anche alla nostra redazione.

DOSSIER VITTIME DELLA CACCIA -

OFFERTE. È thienese la signora che, prima tra tutti, ieri mattina ha offerto mille euro per dare un volto «a chi ha compiuto un gesto allucinante. Se è questo il modo per trovarli è giusto partecipare. Ho pianto nel leggere ciò che hanno fatto e ho pensato ai miei 4 cani e 3 gatti». Oltre ad altri mille euro offerti alla Lac da una valdagnese, ne sono arrivati altrettanti da Montecchio Maggiore: «Ho deciso di partecipare con un modesto contributo perchè chi uccide per divertimento un animale, è probabile passi poi all'uomo -sbotta Alessandro Sinico-.

Bisogna stanare chi è stato e punirlo». LAC. «Siamo soddisfatti del risultato: dimostra che c'è attenzione sul tema -ha affermato Zanoni-. Le telefonate e le mail ricevute testimoniano il desiderio di leggi più severe. Occorre punire queste persone che sono una minoranza, si spera in via di estinzione».
TIRO AL BERSAGLIO. Tutti i soldi verranno consegnati a chi decidesse di fare nome e cognome del responsabile, telefonando al 347.9385856 oppure scrivendo a Lac Veneto, via Cadore, n. 15/C, 31100 Treviso. Dopo quasi due mesi dal reato (si rischiano fino a 18 mesi di galera), il presidente Zanoni ha giocato la carta della taglia per dare giustizia a Rocco, diventato la mascotte della contrada Vegri. «È stato colpito, come dimostrano le radiografie effettuate dai volontari dell'Enpa, con pallini da caccia alla lepre, agli uccellini, proiettili di fucile ad aria compressa e di una carabina da ungulati», ha concluso Zanoni. Fonte: http://www.larena.it/stories/325_news/210353_cane_trucidato_a_valdagno_taglia_quadruplicata/


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Un cacciatore di selezione del vicentino uccide un Pastore del Caucaso a spasso con la propria padrona

LAC ed ENPA si costituiranno parte civile. Il mercoledì dell’altra settimana un cacciatore di selezione di Montebello Vicentino (VI) ha sparato a bruciapelo ad un magnifico esemplare di Pastore del Caucaso di tre anni a spasso con la sua padrona.

Erano le 15.00 quando la signora Marisa Casarotto decise di fare una passeggiata con Pupo, questo il nome del cane ucciso, in zona “Omomorto” di Montebello, con l’intento di raccogliere della valeriana in una valletta che dista circa duecento metri dalla propria abitazione.

Dopo aver udito un boato proveniente da poche decine di metri Marisa si è recata subito nel luogo di provenienza dello sparo preoccupata per Pupo, purtroppo il suo amico a quattro zampe era a terra esanime con uno squarcio sul petto all’altezza del cuore.

Sul posto sono intervenute subito le guardie zoofile volontarie dell’ENPA di Vicenza che hanno identificato  il giovane responsabile, tale R. M. residente a Gambellara (VI), nei confronti del quale, è scattata una denuncia per uccisione di animali ai sensi dell’art. 544 bis del codice penale.

Ora l’ENPA e la LAC si costituiranno parte civile nei confronti del cacciatore che risulta essere addirittura abilitato dalla Provincia di Vicenza alla caccia di selezione (selecacciatore) nei confronti di  Nutrie e Cinghiali.

Renzo Rizzi portavoce del Coordinamento protezionista Vicentino ha dichiarato: “Il fatto verrà segnalato anche alla Questura per la richiesta del ritiro del porto d’armi. Rimane l’amarezza per un gesto sconsiderato, che ha gettato nello sconforto una famiglia che in Pupo non vedeva solo un cane, ma un amico, un compagno di vita. “.

 

 

 

DOSSIER VITTIME DELLA CACCIA -

Quest’anno gli episodi di violenza su cani e gatti da parte dei cacciatori stanno crescendo considerevolmente – ha commentato Andrea Zanoni presidente della Lega Abolizione Caccia del Veneto – credo che le attuali leggi italiane sull’abilitazione alla caccia siano tra le peggiori d’Europa, bisognerebbe far rifare seri esami a tutti e ritirare la licenza ai troppi cacciatori che non sanno distinguere un cane da una volpe o  un gatto da una Lepre. Poi ci vorrebbe una norma che vieti la caccia a meno di 500 metri dai cani, accompagnati o non, presenti nelle campagne.”

LAC Lega Abolizione Caccia - Sezione del Veneto - via Cadore, 15/C int.1 - 31100 Treviso Info: 347 9385856 email: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. - web: www.lacveneto.it

Per chi volesse scrivere direttamente a Zaia ecco la mail: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

http://www.vittimedellacaccia.org/tutela-animali/1325-un-cacciatore-di-selezione-del-vicentino-uccide-uni-pastore-del-caucaso-a-spasso-con-la-propria-padrona.html

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Forlì – Cesena: sgominata la banda degli avvelenatori di cani

Conferenza stampa della Forestale: conclusa l'operazione "bocconi amari". Tra i denunciati anche dei cacciatori.

GEAPRESS | 06 dicembre 2010 – Hanno trovato tutto, dal veleno per uccidere alla carne da utilizzare come esca, fino al mestolo per mischiare la pozione mortale. Due anni di indagini condotte dai Comandi Regionale e Provinciale del Corpo Forestale dello Stato e coordinate dalla Procura della Repubblica di Forlì – Cesena.

In tutto una Task Force di 18 unità che hanno coinvolto il NIPAF (Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale e Forestale) di Forlì, ed i Comandi Stazione CFS di Bagno di Romagna, Civitella di Romagna, Mercato Saraceno, Sarsina e Predappio. Un’ operazione in grande stile denominata “bocconi amari” con lo scopo di risolvere i casi di avvelenamento di ben tredici cani. Oggi i risultati nel corso di una conferenza stampa alla quale hanno preso parte il Pubblico Ministero Dr. Santangelo, il Comandante Regionale del Corpo Forestale dello Stato Dr. Giove ed il Comandante Provinciale Dr. Naccarato.

Individuati i responsabili di nove casi. Sette cani morti tra atroci sofferenze e due salvati per il tempestivo intervento dei veterinari. Il tutto quasi completamente occorso nel Comune di Bagno di Romagna tra la fine del 2008 e l’inizio del 2010. Solo nel 2009 addirittura 42 casi di avvelenamento erano stati registrati nella provincia di Forlì – Cesena, anche ai danni di lupi ed orsi.

I responsabili sono cinque persone, alcuni dei quali cacciatori. Tre sono di Bagno di Romagna, uno di Cesena ed un’altro di Civitella di Romagna. Il movente è da ricercare nel presunto disturbo arrecato dai cani agli animali di una azienda faunistico venatoria che alleva e vende per i ripopolamenti ad uso caccia. Un’altra causa concomitante era invece costituita da ripicche di vicinato. Ad allertare le Forze dell’Ordine, a causa dell’allarme sociale generato dalle numerose morti, Prefettura e Comune di Bagno di Romagna.

30 testimonianze della popolazione che ha ampiamente collaborato con il Corpo Forestale dello Stato, 4 perquisizioni domiciliari, 2 perquisizioni veicolari, 3 sequestri penali, 6 sequestri amministrativi, 8 comunicazioni di notizie di reato, 6 sanzioni amministrative. I sequestri hanno riguardato pesticidi usati per avvelenare i bocconi, un mestolo in legno, una siringa per iniettare le sostanze venefiche, un cucchiaio per dosare le sostanze, carne congelata. In più reti, trappole, lacci in acciaio, munizioni, ed un coltello per la cattura ed uccisione di fauna selvatica.

Il Comandante Regionale Giuseppe Giove in particolare ha dichiarato: “Come Corpo Forestale dello Stato riteniamo che tali tipi di reato abbiano in sé una notevole efferatezza e siamo fermamente decisi a precise azioni di contrasto, a tale fine stiamo predisponendo un protocollo d’intesa con il Servizio Veterinario”.

DOSSIER VITTIME DELLA CACCIA -

Già nel recente passato un altro caso di avvelenamento di cani proprio nei pressi di una azienda faunistico venatoria, si era conclusa con l’individuazione dei responsabili (vedi articolo GeaPress). (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).

Fonte: http://www.geapress.org/il-maltrattamento-e-la-sua-legge/forli-%E2%80%93-cesena-sgominata-la-banda-degli-avvelenatori-di-cani/9279

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GENNAIO 2011

Napoli: la polizia denuncia due cacciatori. Il reato, però, è di tentata estorsione

 

GEAPRESS| 08 gennaio 2011 Due cacciatori sono stati denunciati, in stato di libertà, dalla Polizia di Stato del Commissariato di San Giuseppe Vesuviano (NA). Il reato contestatogli è concorso in tentata estorsione. La storia inizia nel mese di ottobre quando viene denunciata la sparizione di un cane padronale del valore di circa 4000 euro. Si trattava di un Setter inglese. Il padrone inizia a mettere annunci ed è anche disposto a ricompensare chi gli troverà il cane.

Il quattro gennaio, però, sente arrivare una richiesta estorsiva di ben 1000 euro. La Polizia si mette a lavoro e rintraccia Lula, questo il nome del Setter, in un appezzamento di terreno di proprietà di uno dei due cacciatori. Il cane viene subito portato presso l’Asl territorialmente competente la quale provvede all’esame del microchip. Si trattava proprio di Lula che è stata subito riconsegnata al suo padrone.

Le indagini della Polizia intanto proseguivano nella casa dei due cacciatori di 74 e 76 anni abitanti anch’essi nel vesuviano. Sequestrate, a scopo cautelativo, tutte le armi e pure una … sorpresina. Parti di un fucile detenuto illegalmente.(GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).http://www.geapress.org/caccia/napoli-la-polizia-denuncia-due-cacciatori-il-reato-pero-e-di-tentata-estorsione/10485

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Avellino – cani morti nei lacci dei bracconieri

L' intervento della LAV e del Corpo Forestale di Giovanni Guadagna | 12 gennaio 2011

GEAPRESS – Nelle scorse settimane, tra Avellino e Montefredane, erano stati trovati alcuni cani in fin di vita. Della cosa se ne era subito occupato Giuseppe Fanelli, della LAV di Avellino. I cani non erano incidentati e nemmeno, come capita purtroppo sovente, impallinati. Le ferite erano inequivocabilmente quelle procurate dai famigerati “lacci”. Fili di ferro o acciaio con un vero e proprio nodo scorsoio. Vengono opportunamente posizionati lungo i sentieri tra i boschi ed i campi. L’animale rimane impigliato per il collo o la zampa ed il nodo inizia a stringere strozzandolo o, se preso per l’arto, bloccandolo spesso fino all’amputazione. In ogni caso è garantita una morte lenta, tra atroci sofferenze.

Un evento drammatico, quanto penoso, e niente affatto infrequente. Le “vittime” preferite del bracconiere (il “laccio” è un mezzo di caccia vietato dalla legge) sono cinghiali e volpi ma, come si è visto, può rimanere bloccato di tutto.
Il Nucleo Investigativo Polizia Ambientale Forestale del Corpo Forestale dello Stato di Avellino, coadiuvato dalla LAV, ha provveduto in questi giorni a localizzare e rimuovere diversi “lacci” per le catture illegali.

Per Giuseppe Fanelli (nella foto intento a rimuovere un “laccio”) un reato punibile non solo per violazione della legge sulla caccia, ma anche per il maltrattamento dell’animale. Previsione dell’arresto fino a 18 mesi, pena raddoppiata se comportante la morte dell’animale. Nei prossimi giorni si svolgeranno controlli in tutte la Provincia.

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A tal proposito la locale LAV invita i cittadini a segnalare prontamente al Corpo Forestale dello Stato l’eventuale presenza di lacci o altri marchingegni di tortura utilizzati dai bracconieri.

Purtroppo molte di queste infernali trappole sono disponibili, con dettagliati schemi e consigli, in pubblicazioni venatorie le quali le illustrerebbero solo per il valore … storico (sic). Appare quasi provocatoria la dicitura, comunque presente, che sono vietate dalla legge. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).

Fonte: http://www.geapress.org/caccia/avellino-%E2%80%93-cani-morti-nei-lacci-dei-bracconieri/10640

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Catania. Denunciati sei cacciatori per maltrattamento di animali

Catania, 18 gennaio 2011, ore 17.22 - La Polizia di Catania, durante un’operazione svolta nella periferia della città, ha sequestrato una vasta area abbandonata da anni, dove erano state create stalle, canili e officine abusive. I militari hanno sequestrato 44 cani, trovati in pessime condizioni, maltrattati da sei cacciatori che sono stati denunciati. Inoltre sono stati trovati sei cavalli e farmaci senza autorizzazione necessaria Fonte: http://www.sicilianotizie.info/?p=21622

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Albisola: colpito con pallini da caccia, un gattino perderà l'occhio sinistro

Sull’episodio, probabilmente non il primo nella zona, stanno svolgendo accertamenti le Guardie Zoofile dell’ENPA

Il servizio veterinario dell'Asl2, in località Nifosse del comune di Albisola, ha recuperato un giovane gatto maschio gravemente ferito da qualche cacciatore. All'animale i veterinari hanno trovato 22 pallini da caccia dalla spalla sinistra e nel petto ed un pallino dall’occhio sinistro che sarà estratto in seguito, purtroppo assieme all’intero bulbo oculare. Sull’episodio, probabilmente non il primo nella zona, stanno svolgendo accertamenti le Guardie Zoofile dell’ENPA.

 

Fonte:http://www.savonanews.it/2011/01/11/leggi-notizia/argomenti/cronaca-2/articolo/albisola-colpito-con-pallini-da-caccia-un-gattino-perdera-locchio-sinistro.html

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MARTELLAGO:CANE UCCISO A FUCILATE, ERA LA MASCOTTE DI UN AGRITURISMO

Altro caso a Martellago di barbaro accanimento verso un animale dopo quello di Andrea, la gattina impallinata in agosto a Martellago e salvata, anche se con gravi menomazioni, grazie alla commovente mobilitazione dell'Associazione Canili Veneto.
Ma stavolta la vicenda purtroppo non è stata a lieto fine.
Protagonista della triste e vergognosa storia «Nafira», un pastore australiano femmina di tre anni «mascotte» dell'agriturismo Cà delle Rondini, in via Cà Rossa a Maerne. Un l
ocale molto conosciuto in zona. Il cane era scappato da casa la notte di Capodanno, verosimilmente spaventato dal rumore dei botti.

 

Il proprietario del cane e dell'agriturismo, il signor Silvestri, aveva tappezzato il paese con cartelli per ritrovare il suo quattro zampe, a cui era molto legato, e ieri ha ricevuto l'attesa chiamata.
Ma il ritrovamento non è stato come sperato. Nafira giaceva ancora viva ai margini di un fosso alla rotonda tra via Zigaraga e via della Costituzione, a Spinea, senza più la mandibola e la lingua: un trauma che non può essersi procurata con un incidente stradale, ma causato con ogni probabilità dal colpo di un fucile da caccia.

DOSSIER VITTIME DELLA CACCIA -

E, cosa ancor più brutale, l'animale è stato lasciato così agonizzante per tre giorni.
Il veterinario, contattato dai carabinieri di Spinea che avevano ricevuto una segnalazione circa la presenza del povero cane, non ha potuto fare altro che sopprimerlo.
Il Silvestri è scosso e inorridito per quest'atto criminale: «Ciò che è accaduto è spaventoso. Come si può fare una cosa del genere? Ora aspetterò l'esito dell'autopsia e se, come tutto lascia supporre, la fucilata sarà confermata, procederò subito con una denuncia contro ignoti ai carabinieri. È il minimo che possa fare».


Il Gazzettino:
http://amicoaquattrozampe.blogspot.com/2011/01/martellagocane-ucciso-fucilate-era-la.html

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Cani, gatti, volpi e ricci avvelenati

 

GEAPRESS | 20 gennaio 2011 . A Sant’Angelo di Senigallia (AN)  da un po’ di tempo muoiono avvelenati cani, gatti, volpi e ricci. Le esche sono “disponibili” in un’area boschiva tra la Strada della Ruffina e la Strada provinciale S.Angelo. Ai domesti ed ai selvatici recuperati, purtroppo già morti, sono state trovate le mucose della bocca bluastre. L’autopsia effettuata sugli ultimi due cani morti ha fugato ogni dubbio: avvelenamento!

Fonte: http://www.geapress.org/brevi/cani-gatti-volpi-e-ricci-avvelenati/10976

 

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Il cacciatore ed i cani impallinati. Intervengono i Carabinieri

Il Comando Compagnia di Aprilia, individua e denuncia due persone con regolare licenza uso caccia.

di Marcella Porpora | 20 gennaio 2011

GEAPRESS – Grazie ai Carabinieri un cacciatore con regolare licenza uso caccia, è stato denunciato per avere sparato a due cuccioloni di cane. Un altro, invece, è stato denunciato per omessa custodia del fucile da caccia. Un sequela infinita, quella dei cani e gatti impallinati, fino a ieri rendicontata nell’ultimo agghiacciante episodio riportato da GeaPress (vedi articolo).

Difficilissimo, in genere, rintracciare gli impallinatori di cani. Questa volta le cose sono andate diversamente ed i Carabinieri hanno denunciato due cacciatori settantenni di Norma, in provincia di Latina. Ai militari, ieri mattina, giunge una segnalazione. Due cacciatori stanno ripetutamente sparando a dei cani e li stanno, altresì, inseguendo. Il Maggiore Luca Nuzzo, Comandante della Compagnia di Aprilia, dispone subito il servizio.

Appena i Carabinieri giungono sul posto, in una strada di campagna tra Norma a Cori, trovano due cagnetti di media taglia e tre giovani cani. Due di loro sono impallinati. Subito il soccorso dal Veterinario (i cani, per fortuna, si salveranno), mentre sul posto viene individuata una persona che, evidentemente, corrisponde alla segnalazione. Non ha armi e si qualifica come pastore che nulla sa dire dell’accaduto.

Fin dalle prime domande, però, il racconto non convince. I Carabinieri dispongono sia la perquisizione domiciliare presso l’abitazione nel centro di Norma, che l’interrogatorio in Caserma. Qui l’uomo confessa le sue responsabilità fornendo una versione dei fatti che appare ancora poco credibile: avrebbe sparato ai cani perchè minacciavano gli animali al pascolo. Secondo i Carabinieri, però, si trattava di piccoli cani, tipo media taglia. Tre dei cinque erano addirittura poco più che cuccioli.Si scopre inoltre che il fucile è stato lasciato nei campi. L’arma, infatti, viene ritrovata occultata sotto il tronco di un albero. E’ un fucile da caccia a canna sovrapposta di marca “Franchi”, dal quale sono stati espolsi ben cinque colpi.

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Appartiene ad un’altra persona che viene rintracciata. E’ un pastore che vive in quei luoghi ed è amico del primo cacciatore nonché anch’egli in possesso di regolare licenza uso caccia.

L’impallinatore di cani è stato denunciato a piede libero per maltrattamento aggravato di animali (la legge contro i maltrattamenti di animali non prevede l’arresto in flagranza di reato) ed esplosioni pericolose. La seconda persona, invece, è stata denunciata per omessa custodia di arma da fuoco. I Carabinieri hanno altresì proposto all’Autorità competente il ritiro del porto d’armi.(GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).http://www.geapress.org/caccia/il-cacciatore-ed-i-cani-impallinati-intervengono-i-carabinieri/10950

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Animali feriti e agonie filmate. Piovono denunce su Youtube

 

Conigli, piccioni, corvi ed altre decine di animali uccisi a fucilate, e le loro agonie.
Questi sono i contenuti dei filmati che stanno girando in rete e nei quali si vedono decine e decine di animali ammazzati con carabine ed altri fucili di precisione. In molti casi si vede anche l`agonia che precede la morte di questi piccoli animali. Per questo motivo l'Aidaa, associazione italiana difesa animali ed ambiente, ha inoltrato un esposto alla procura della repubblica di Milano ed alla polizia postale perché provvedano all`oscuramento di questi video che, pubblicati su Youtube, incitano alla violenza. Inoltre nell`esposto firmato dal presidente nazionale di Aidaa Lorenzo Croce si chiede di individuare e punire, anche con l`ausilio dell`Interpol trattandosi di filmati prevalentemente inglesi o in lingua inglese che pubblicizzano dei fucili, i responsabili del caricamento di questi filmati.

Fonte. http://www.laprovinciadisondrio.it/stories/Animali/178812_animali_feriti_e_agonie_filmate_piovono_denunce_su_youtube/

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Fucilata in pieno petto a un cane

Che i botti di fine anno costituissero un disagio profondo per i nostri amici animali, nonché un pericolo per l'incolumità di tutti coloro che vi si dedicano, è cosa ormai ben nota. Se poi a questo periodo difficile si aggiunge la crudeltà di qualche persona senza scrupoli e dal grilletto facile, per i nostri animali da compagnia non c'è davvero possibilità di scampo.

È quanto infatti è successo ad un bell'esemplare di alano nella campagna della frazione pontederese de La Rotta, la sera del 31 dicembre scorso. Il cane, probabilmente spaventato dagli scoppi, è riuscito a scavalcare la recinzione e ad uscire dal suo recinto intorno alle 17. Qualche ora più tardi, intorno all'ora di cena, l'alano si è ripresentato alla porta della sua casa tutto insanguinato, in stato confusionale e con evidenti segni di una fucilata al petto a distanza ravvicinata. Una bruttissima esperienza. Il colpo, fortunatamente, non ha colpito direttamente il cuore e quindi non gli è costato la vita, anche grazie anche all'intervento tempestivo del veterinario.

Un vero dramma per tutti: per la famiglia che gli è molto attaccata e per l'animale, che, oltretutto, ha una storia non facile alle spalle, fatta di abbandono e vita in canile. «Tali fenomeni, verificatisi anche nelle settimane scorse ai danni di un gatto a Santa Maria Monte, rappresentano - evidenzia l'associazione Dav (Difesa Ambiente Animali e Vita) - quanto di peggio ci si possa aspettare da parte del genere umano. Atteggiamenti che dovrebbero far riflettere, perché attuati da persone che, appunto, hanno la disponibilità di un'arma e non trovano di meglio da fare che prendersela con un animale indifeso. Irresponsabilità e ignoranza, un binomio micidiale».
La stessa associazione Dav ha deciso di presentare un esposto alla Procura della Repubblica.

Fonte: http://iltirreno.gelocal.it/livorno/cronaca/2011/01/05/news/fucilata-in-pieno-petto-a-un-cane-3103107

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Gazoldo (MN): Cane ammazzato, La Procura indaga padre e figlio

Gazzetta di Mantova MERCOLEDÌ, 26 GENNAIO 2011 - Pagina 17 - Provincia

GAZOLDO. Padre e figlio sono indagati dalla procura della repubblica per l’uccisione di un cane meticcio a Gazoldo degli Ippoliti. E’ successo domenica mattina alla periferia del paese.
Il cane, un incrocio tra un husky e un levriero, cammina a fianco del suo padrone. Una passeggiata come tante. Arrivano nei pressi di una cascina e Dago (questo è il suo nome) vi si infila come altre volte aveva fatto. Il proprietario lo segue ma proprio nel momento in cui sta per entrare nella corte sente uno sparo e il suo cane guaire.

Centrato in pieno da una raffica di pallettoni. Le sue urla disperate costringono i padroni di casa, padre e figlio, ad uscire. Cercano una giustificazione, dicono d’averlo scambiato per un randagio e che stava dando fastidio agli uccelli chiusi in una voliera. Il cane, muore poco dopo, per le gravissime ferite causate da un fucile Beretta calibro 20.
Il proprietario, il giorno dopo, si presenta in caserma a Gazoldo e sporge denuncia e i carabinieri, su ordine della procura, sequestrano l’arma.

Due i reati per i quali padre e figlio sono indagati: omessa custodia dell’arma e uccisione crudele dell’animale, un reato previsto dall’articolo 544 del codice penale. La pena prevista va dai tre ai diciotto mesi. La notizia della spietata uccisione ha scatenato la reazione delle associazioni per la protezione degli animali. In particolare la Lega Antivivisezione, oltre a condannare il gesto, si schiera a fianco del proprietario del cane, offrendogli un appoggio anche legale. Inoltre, se lo stesso lo permetterà, si costituirà anche parte civile nell’eventuale processo che si andrà a celebrare. «Non riusciamo a capire - commenta l’attivista della Lega Antivivisezione Frida Mori - perché si conceda con tanta facilità il porto d’armi a persone che poi le usano in quel modo sconsiderato. La legge, in questo senso, dovrebbe essere molto più severa».

Fonte: http://gazzettadimantova.gelocal.it/cronaca/2011/01/26/news/cane-ammazzato-la-procura-indaga-padre-e-figlio-3279041

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Spara ad un cane padronale credendo fosse un randagio

GEAPRESS| 28 gennaio 2011

GEAPRESS – Era provvisto di regolare porto d’armi ad uso caccia la persona che domenica mattina ha sparato ad un cane padronale…perchè lo aveva scambiato per un randagio!! Secondo le indiscrezioni pervenute a GeaPress, il colpo potrebbe essere stato sparato dal figlio, al quale il padre avrebbe ceduto il fucile per liberarsi dell’inghippo a quattro zampe.

I fatti sono accaduti a Gazoldo degli Ippoliti, in provincia di Mantova. I due si sarebbero andati a scusare con il padrone del cane affermando che non avevano intenzione di ucciderlo. Il randagio da assassinare, invece, dava fastidio, secondo loro, a degli uccelli chiusi in una voliera. Il padrone di Dago, questo il nome del meticcio di circa un anno, non ha voluto sentire ragioni ed è andato a denunciare il tutto ai Carabinieri del luogo.

I reati contestati sono maltrattamento di animali ed omessa custodia dell’arma. Proprio pochi giorni addietro, GeaPress aveva diffuso la notizia relativa ad un’altra persona, anch’essa con regolare porto d’armi uso caccia, che era stata notata insieme ad un amico (poi rilevatosi proprietario dell’arma), inseguire e sparare a dei cani randagi (vedi articolo GeaPress). E’ incredibile il numero di cani, ma anche gatti, dei quali si ha notizia perchè impallinati dai colpi sparati da fucili da caccia. Purtroppo nella legislazione venatoria italiana non vi è alcuna disposizione che in qualche maniera condizioni il mantenimento del porto d’armi quando vengono commessi gravi fatti come quello di sparare ad animali d’affezione

DOSSIER VITTIME DELLA CACCIA -

Solo l’Autorità di Pubblica Sicurezza può intervenire in questi casi per la revoca. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).

Fonte: http://www.geapress.org/il-maltrattamento-e-la-sua-legge/spara-ad-un-cane-padronale-credendo-fosse-un-randagio/11304#comment-10749

 

 

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Nova, impallinato con un fucile gattino cerca genitori adottivi

 

 

. - 31.01.2011

 

Nova Milanese - E' fuori pericolo il gattino raccolto allo stremo delle forze in via De Gasperi nei giorni scorsi da un gruppo di novesi e consegnato nelle mani della Lav di Saronno. L'aspetto singolare e, per fortuna, assolutamente senza precedenti sul territorio di Nova Milanese è il fatto che la bestiola era stata impallinata con un fucile da caccia. A fare la scoperta è stato il veterinario, che durante la visita ha riscontrato una ferita nelle vicinanze della coda che causava un forte dolore al gattino.

Un controllo più approfondito ha portato al rinvenimento di un pallino da caccia. Dopo l'operazione, l'animale è stato rifocillato e riscaldato con coperte e, siccome la temperatura corporea rimaneva bassa, è stato dotato di boule dell'acqua calda. Nell'ultima settimana ha dato segni di miglioramento e, una volta effettuate le analisi del sangue e gli altri controlli, sarà dichiarato guarito.
Chi fosse interessato all'adozione del gattino, dell'età di 7 mesi, può telefonare direttamente alla volontaria della Lav, Loredana Mascazzini al
338.4305289.

Il gatto era stato trovato alle 8 del mattino in via De Gasperi, da un gruppetto di concittadine che si apprestavano ad andare al lavoro in un'azienda della via.

Il felino appariva tremante, disidratato e ridotto pelo e ossa.

Prima di entrare al lavoro, i passanti che lo hanno trovato hanno avvertito alcuni familiari che prontamente sono usciti per metterlo in salvo e poi consegnarlo alla Lav.
pi.mas

Fonte:http://www.ilcittadinomb.it/stories/Brianza%20Sud/182864_nova_impallinato_con_un_fucile_gattino_cerca_genitori_adottivi/

 

 

Riproduzione e pubblicazione dei dati autorizzate, citando espressamente la fonte“www.vittimedellacaccia.org

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