Dossier Vittime della Caccia

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Caccia - Storie di ordinaria follia

Associazione Vittime della Caccia - www.vittimedellacaccia.org

Organizzazione di volontariato senza scopo di lucro

 

DOSSIER VITTIME DELLA CACCIA 2010-2011

Storie di ordinaria follia - Raccolta integrale di rassegne stampa

Periodo dal 2 settembre 2010 al 31 gennaio 2011

Riproduzione e pubblicazione dei dati autorizzate, citando espressamente la fonte“www.vittimedellacaccia.org”

Si è vittime della caccia non solo se si viene impallinati. Si è vittime comunque di una pressione venatoria che altera totalmente il normale svolgersi della vita. Ti spedisce automaticamente in trincea e qualsiasi ordinaria occupazione diventa ardua e faticosissima. Il cosiddetto “quieto vivere”, che è un Diritto inalienabile, è sistematicamente violato dall’invasività dei cacciatori durante tutto il tempo della stagione venatoria, e spesso anche oltre.

Che una persona venga ferita fisicamente o “solo” sfiorata da una rosata di pallini, è solo…diciamo… “sorte benvola”. Chi invece compie l’atto prodromico al drammatico effetto, non può e non si deve avvalere della “mala sorte”, ma deve caricarsi della responsabilità, a tutti i livelli, della sua azione. Cosa ardua se non vi è consapevolezza, qualche riflessione ogni tanto, autocoscienza e rispetto per gli altri, non ultimo un po’ di sano senso della realtà sugli immensi rischi cui va incontro un cacciatore che vaga armato di fucile carico, su terreni sconnessi o scivolosi, in zone frequentate da altre persone e senza tenere conto della distanza da un cortile o una strada…

Abituarsi al rischio porta a sottostimarlo e pretendere che gli altri lo accettino, nella propria vita, contro la propria vita è folle. Storie di ordinaria follia, così una passione sanguigna come la caccia porta a fare anche questo. Buona lettura

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Brescia – La Madonna del buon bracconiere e l’eroina.

Consigliere regionale onora la Madonna e giudica i migliori uccellini arrostiti.

GEAPRESS | 03 settembre 2010 - In un recente articolo di GeaPress (vedi articolo) avevamo data notizia di una singolare benedizione che avrebbe riguardato, domenica 29 agosto, la Madonna del Buon Bracconiere donata dagli amici della caccia. Il tutto sarebbe avvenuto sul monte Manos, in Valle Sabbia

(BS). La cerimonia religiosa sarebbe stata seguita da una gara, con tanto di giudici, di degustazione degli spiedi (arrosto di uccellini).

Gli uccellini, avvisano i ristoranti locali (anche quelli dove la Forestale ha fatto dei sequestri) non dovrebbero essere di cattura, ma il numero è talmente elevato e gli impianti degli uccellatori (trasformati in ornitologi dalla legge sulla caccia italiana) sono talmente tanti che, almeno in alcuni casi, l’equazione uccellatore uguale spiedo è quasi matematica. Da notizie apprese

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da GeaPress non solo la benedizione della Madonna del Buon Bracconiere è avvenuta, ma parrebbe fin troppo noto chi è questo buon bracconiere, il quale potrebbe aver donato gli uccellini per la gara tanto amata dai devoti amici della caccia. Il bracconiere è un tizio di Vobarno (BS), pluridenunciato per l’attività nel suo roccolo. Lui delle multe e delle denunce della Forestale se ne infischia, tanto da appendere al suo roccolo (a quanto pare abusivo) una bandiera dei pirati ed un tricolore.

Quale onore, allora, avere quest’anno un altro italiano doc alla benedizione della Madonna del Bracconiere. Vanni Ligasacchi, lungamente Consigliere Regionale della Lombardia (cassato, però, alle ultime elezioni), al posto di appurare le dicerie sul reiterato e sfacciato bracconiere ed andarlo, nel caso, a denunciare, è stato invece giudice alla gara di spiedi. Tra vino, formaggi, patate ed uccellini abbrustoliti hanno premiato uno, dopo la cerimonia religiosa, per bontà degli esserini. La cosa non è trapelata, chissà perché, neanche nei giornali locali, e dire che Ligasacchi della difesa dei valori ne fa un vanto. Aderente a Fare Occidente, compiaciuto di farsi fotografare con il Ministro della Difesa Ignazio La Russa, con il Sindaco di Roma Gianni Alemanno, con la Ministra della Pubblica Istruzione Mariastella Gelmini e finanche con il giornalista Emilio Fede, per lui la caccia è addirittura un baluardo contro la droga (vedi video).(GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte)

.http://www.geapress.org/caccia/brescia-la-madonna-del-buon-bracconiere-e-leroina/4700

AGGIORNAMENTO: http://www.geapress.org/caccia/brescia-e-bracconaggio-interviene-la-chiesa-ogni-vita-e-riflesso-della-stessa-pienezza-di-vita-presente-in-dio/9638

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Infastidito dal cinguettio, imbraccia fucile da caccia

e spara verso stormo di merli

 

Alcuni pallini si sono conficcati nel muro di un'abitazione vicina: 48enne denunciato a piede libero

 

AVELLINO - Infastidito dal cinguettio degli uccelli, ha imbracciato il fucile da caccia e ha cominciato a sparare all’impazzata contro gli alberi. È accaduto ad Aiello del Sabato, in provincia di Avellino. Nel pomeriggio di domenica l'uomo avrebbe sparato per allontanare uno stormo di merli. L’episodio non è passato inosservato ai vicini, che hanno subito allertato i carabinieri. I militari hanno constatato che alcuni pallini vaganti sono andati a conficcarsi nel muro esterno di un’abitazione limitrofa: fortunatamente in quel frangente nessuno passava di là. L’uomo, un 48enne che risiede in contrada San Raffaele, è stato denunciato a piede libero e l’arma, risultata legalmente detenuta, è stata sequestrata. Redazione online - 20 settembre 2010

 

http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2010/20-settembre-2010/infastidito-cinguettio-imbraccia-fucile-caccia-spara-stormo-merli-1703795497334.shtml

 

 

 

 

 

 

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Non rinuncia alla caccia e si spara anziano ferito con fucile artigianale

30.09.2010- VELLETRI. Nelle campagne tra Lariano e Cori la battuta di caccia si è conclusa con una gamba ferita e una denuncia: colpa di un'arma confezionata tra le mura di casa. Al 72enne era stata ritirato il permesso. Vittima della sua passione per la caccia. Un anziano signore di Velletri, senza porto d'armi perché la polizia glielo aveva già revocato, ha deciso di andare comunque in cerca di prede per le campagne tra Lariano e Cori, ma un colpo è partito per sbaglio.
Quel fucile che aveva costruito con le sue mani, assemblando tubi idraulici, legandoli a un telaio con il fil di ferro, alla prima prova si è rivelato solo un giocattolo pericoloso: dopo essersi ferito alla gamba sinistra con uno sparo accidentale, l'anziano è salito in macchina ed è tornato a casa per poi chiedere aiuto.

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I familiari lo hanno accompagnato all'ospedale di Velletri, dove si trova ricoverato con qualche giorno di prognosi. Gli agenti del commissariato lo hanno interrogato e hanno recuperato il fucile fai da te in mezzo ad arbusti e  foglie secche.
Nell'abitazione dell'uomo sono state trovate 42 cartucce da caccia di vario calibro e 46 bossoli, mentre in un terreno non recintato nei pressi della sua proprietà i poliziotti hanno trovato un fucile da caccia con matricola abrasa. L'uomo è stato denunciato per fabbricazione, detenzione e porto abusivo di armi e "detenzione abusiva di munizionamento comune da sparo".

Fonte:http://roma.repubblica.it/cronaca/2010/09/30/news/colpito_per_sbaglio_dal_fucile_fai_da_te_anziano_a_caccia_senza_porto_d_armi-7575985/

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Cacciatore spara e colpisce una casa, Pallini sul terrazzo e sulle finestre. L uomo si è dato alla fuga

Cacciatore spara e colpisce una casa. Paura in via Flero al Villaggio Sereno. Pallini sul terrazzo e sulle finestre. Scoperto, l'uomo si è dato alla fuga

01.10.2010. Più «caccia grossa» di così è difficile: ha colpito un condominio abitato da sette famiglie l'imprudente cacciatore che, ieri pomeriggio, si è spinto un po' troppo vicino all'abitato mentre, con cane e doppietta, setacciava in cerca di selvaggina le campagne ai margini del Villaggio Sereno.
Arrivato a trenta, non più di quaranta metri dal condominio ha esploso due colpi, forse puntando a un volatile. Ma la rosa dei pallini ha raggiunto il terrazzo di un complesso abitativo di via Flero, dove, pochi minuti prima, una giovane mamma aveva appena steso i panni.
«Proprio i miei panni stesi hanno attutito il colpo - racconta la signora Marina Bordonali, più arrabbiata che spaventata -. Sul pavimento della terrazza ho poi trovato una ventina di pallini ai piedi dello stendipanni, ma alcuni frammenti di piombo hanno raggiunto anche la parete esterna e la porta-finestra». Poteva finire in tragedia, è evidente: non si trovano parole per definire l'irresponsabile sciocchezza del cacciatore.

O meglio: le parole ci sarebbero, ma non è il caso di scriverle.

Racconta ancora la signora Marina: «Su quel terrazzo gioca spesso il mio bambino, che ha 2 anni, e che per fortuna in quel momento stava facendo la nanna nella sua cameretta. Di solito, quando esco a stendere i panni, il piccolo mi accompagna sempre: preferisco non ripensare al pericolo che abbiamo corso».
Dopo gli spari e il crepitio dei pallini, la signora Marina e un'altra vicina di casa si sono affacciate alla finestra. Tra i campi e i cespugli accanto alla casa (è praticamente l'ultimo lotto abitato della zona prima della campagna) hanno visto il cacciatore, brizzolato, sulla cinquantina, con la doppietta in spalla e un cane bianco e nero che gli scorrazzava attorno.

Le due donne hanno lanciato un grido all'indirizzo di quel folle:

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«Ma che cosa sta facendo? Spara alle case? Ci sono dei bambini qui».

Forse solo in quel momento l'uomo si è reso conto di aver colpito la casa. Ma senza chiedere scusa, e senza nemmeno star lì a domandare se casomai avesse ferito qualcuno, il cacciatore si è dileguato alla chetichella, dando un esempio di civiltà e di maturità che si commenta da solo.

L'episodio è stato denunciato ai carabinieri e segnalato al nucleo venatorio della Polizia provinciale.V.R

Fonte:http://www.bresciaoggi.it/stories/Home/188027_cacciatore_spara_e_colpisce_una_casa_paura_in_via_flero_al_villaggio_sereno/

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Dal petto usciva una cordicella. Sequestrato dalla Polizia Provinciale di Frosinone

Serviva da zimbello per la cattura di altri cardellini

 

GEAPRESS | 04 ottobre 2010 . Nuovo intervento della Polizia Provinciale di Frosinone ai danni di uccellatori. Questo volta, oltre ai cardellini già catturati ed a quelli rinvenuti come zimbello, è emerso un particolare raccapricciante. Ad uno dei zimbelli, infatti, era stata cucita al petto la cordicella che sarebbe servita a strattonarlo. In tal maniera il povero cardellino-zimbello avrebbe mostrato i colori del sottoala utili ad attirare altri cardellini.

Sequestrate anche le reti ed un apparecchio acustico che riproduceva i richiami tipici delle specie di uccelli che gli uccellatori volevano catturare. Già nel luglio scorso (vedi articolo GeaPress) la Polizia Provinciale di Frosinone aveva fermato altri uccellatori ma questa volta senza interventi di…  cucitura.

A tale proposito GeaPress ricorda un altro particolare raccapricciante riferito in un articolo dello scorso 22 luglio. In questo caso protagonisti delle cuciture erano i tordi, ma solo se maschi. Si trattava di nidiacei catturati nei nidi per servire gli allevamenti di uccelli da richiamo per i cacciatori. La prima pratica è vietata, ovvero la cattura nei nidi. L’utilizzo come richiamo, no. L’uccellino diventa “legale” con l’apposizione di un anellino che attesta la nascita in cattività, in realtà molto difficile da ottenere. I bracconieri tagliano l’addome dei nidiacei, allargano la ferita con gli stecchini, vedono così se il tordo è maschio e nel caso incollano l’addome. Se femmine, invece, vengono buttate via. Nel nido vuoto gli adulti faranno un’altra nidiata e così riprende la storia di taglia e cuci.

(GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).http://www.geapress.org/caccia/dal-petto-usciva-una-cordicella-sequestrato-dalla-polizia-provinciale-di-frosinone/6501

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Cremona, minaccia elicottero con fucile da caccia Denunciato

 

Si tratta della reazione di un allevatore. L'uomo non sopportava più il rumore di un elicottero che, volando a bassa quota, agitava i suoi cavalli

Cremona, 5 ottobre 2010 - Non ha più sopportato il rumore dell’elicottero che volando a bassa quota agitava i suoi cavalli, quindi ha imbracciato il fucile da caccia e ha minacciato gli aviatori. Per questo motivo, il titolare di un’azienda agricola di 53 anni di Rivolta d’Adda, in provincia di Cremona, è stato

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denunciato dai carabinieri alla Procura di Cremona.

L’elicottero che volava a bassa quota apparteneva alla compagnia autorizzata alle riprese aeree degli impianti Enel e Terna, necessarie all’osservazione delle linee elettriche. Gli aviatori, però, per evitare pericoli, di fronte alla minaccia dell’uomo, sono risaliti a una quota superiore. Poi, hanno presentato le foto ai carabinieri che sono intervenuti revocando il porto d’armi al titolare dell’azienda. Nell’abitazione dell’uomo sono stati sequestrati anche cinque fucili, una carabina, una pistola e varie munizioni, armi tutte regolarmente registrate.

Fonte: http://www.ilgiorno.it/cronaca/2010/10/05/394894-cremona.shtml

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Evirato e finito a colpi di scure

Incredibile atto di crudeltà contro gli animali. Intervento del Corpo Forestale.

06 ottobre 2010. GeaPress – Nuovo inaudito atto di crudeltà nei confronti degli animali. Questa volta a divenire oggetto di una sorta di assurdo rituale è stato un grosso cinghiale rimasto intrappolato in un laccio di acciaio piazzato da un bracconiere nelle campagne di Scandriglia (RI).

Una “soffiata” giunta al Corpo Forestale dello Stato, Stazione di Scandriglia, ha però consentito di individuare sul posto l’autore dell’incredibile misfatto. Il bracconiere, infatti, non si è limitato ad uccidere il povero animale, ma lo ha fatto scatenando la sua furia a colpi di scure. Occorre provare ad immaginarsi cosa debba essere l’energia liberata da un cinghiale di novanta chili che si sente ormai in trappola. La forza brutale dell’uomo però non si è limitata al “solo” colpire di scure. Posata l’ascia ha preso un grosso ed affilato coltello a serramanico ed ha sgozzato ed addirittura evirato l’animale. Sul fatto che un cacciatore possa ricorrere a strani rituali basta ricordare l’incredibile “battesimo” del cacciatore (vedi articolo GeaPress), ma arrivare al punto di tanta brutale furia fino all’evirazione del povero animale, forse è segnale di un animo da curare.

 

La Forestale ha provveduto a sequestrare la carcassa del cinghiale, il coltello a serramanico ed il laccio-trappola del bracconiere. Quest’ultimo è stato deferito alla Procura della Repubblica di Rieti per caccia in periodo non consentito e con mezzi non consentiti. Gli Agenti stanno inoltre svolgendo ulteriori indagini per accertare se l’autore del fatto abbia agito da solo o con la complicità di qualcuno. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).

http://www.geapress.org/caccia/evirato-e-finito-a-colpi-di-scure/6629

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Troppo rumore, 80enne minaccia operai con la P38

 

6.10.2010 - L'uomo, residente a Pergola, è stato arrestato per minaccia aggravata, violenza privata e porto abusivo di armi in luogo pubblico. Sequestrate la pistola e altre armi che aveva in casa

 

Pergola (Pesaro Urbino), 6 otobre 2010 - I carabinieri di Pergola hanno arrestato, martedì pomeriggio, un pensionato 80enne del luogo, con l'accusa di minaccia aggravata, violenza privata e porto abusivo di armi in luogo pubblico. "Tre operai erano impegnati nell’esecuzione di alcuni

lavori agricoli in un terreno confinante con l’abitazione dell’anziano

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- spiegano i carabinieri - quando quest’ultimo, forse infastidito dal rumore dei mezzi utilizzati, con un coltello a serramanico dalla lama di 11 cm è ha raggiunto gli operai intimando loro di andarsene. i tre lavoratori hanno invitato alla calma il pensionato, interrompendo i lavori. L'uomo, soddisfatto, è ritornato a casa".

 

Ma gli operai hanno ripreso a lavorare per portare a termine il lavoro. "A questo punto - si legge in una nota - l’80enne ha preso una pistola calibro 38 special, che deteneva regolarmente in casa, e con l’arma carica in mano, è ritornato dagli operai minacciandoli seriamente se non avessero interrrottto subito i lavori."

 

A questo punto uno degli operai ha avvisato i carabinieri di Pergola, che sono giunti immediatamente sul posto. L’anziano, alla vista dei militari, è subito ritornato a casa nascondendo la pistola con i proiettili ed il coltello a serramanico. Ma i militari sono riusciti ad individuare e a sequestrare l’arma da fuoco, i proiettili ed il coltello a serramanico. Inoltre, hanno anche sequestrato cinque fucili da caccia con 250 cartucce di vario calibro, che l’80enne deteneva, anche in questo caso, legalmente.

 

L'uomo, arrestato, è stato giudicato con rito direttissimo dal giudice del Tribunale di Pesaro. Il pensionato ha patteggiato la pena di anni uno di reclusione e 250 euro di multa, mentre la pistola, le munizioni ed il coltello a serramanico sono stati confiscati per la distruzione.

Fonte: http://www.ilrestodelcarlino.it/fano/cronaca/2010/10/06/395182-punta_pistola_contro_operai.shtml

 

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Cacciatore spara ai cavi elettrici, disservizi a Talamello

 

Novafeltria - RN - La rete Enel danneggiata dagli spari di un cacciatore.

 

11.10.2010

È accaduto questa mattina causando l'interruzione di circa quattro ore della linea nel comune di Talamello con disservizi alle emittenti che hanno i ripetitori sul Monte Pincio. «I pallini di armi da caccia esplosi dal cacciatore - spiegano i tecnici Enel - hanno centrato i cavi elettrici mandando quindi in tilt la rete». Un problema che poteva avere anche pericolose conseguenze in termini di sicurezza. C'è da sperare dunque che i vari cacciatori che si aggirano nella zona prestino attenzione e non ripetino l'accaduto. E chi necessita occhiali da vista si chiede gentilmente di farne uso.

 

Fonte:http://www.altarimini.it/Cacciatore_spara_ai_cavi_elettrici_disservizi_a_Talamello_29221.php

 

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Cacciatore punta un capriolo ma la pallottola perfora la porta di un'abitazione sfiorando una ragazzina seduta a tavola

Indagine dei carabinieri che hanno interrogato alcuni residenti. Sequestrate nove armi e 1.200 munizioni.

 

13.10.2010

ROANA. Un vetro che si infrange, un boato, calcinacci che finiscono sul tavolo davanti ad una ragazzina di 13 anni che stava pranzando. È quanto è accaduto a Roana dopo che un cacciatore, sparando ad un capriolo, ha sbagliato mira e ha colpito la casa di Anna Munari in via Parnoli a Roana. Poi il sequestro cautelativo di 9 armi e oltre 1200 munizioni.

È successo domenica 3 ottobre ma il fatto è stato reso pubblico solamente ora per garantire la riservatezza delle indagini svolte dalla polizia provinciale di Vicenza, competenti in materia di caccia e dai carabinieri di Canove.

 

Erano le 12.30 quando uno sparo ha rovinato la domenica ad una

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famiglia residente a Roana. Il colpo ha forato la porta di ingresso della villetta a due piani, conficcandosi nella parete diametralmente opposta alla porta, e precisamente sopra il tavolo dove stava pranzando la figlia della coppia al primo piano. Immediatamente la segnalazione è giunta alla stazione dei carabinieri di Canove e alla polizia provinciale che ha inviato sul posto una pattuglia.

 

SOPRALLUOGO. Dopo un sopralluogo gli agenti provinciali hanno estratto un pallettone calibro 12 dal muro e hanno intrapreso un pattugliamento della zona per cercare di identificare gli autori. Grazie alla testimonianza di alcuni passanti gli agenti hanno individuato quattro persone, tutti residenti a Roana di cui tre cacciatori, che erano nella zona al momento del fatto. Dopo aver raccolto le dichiarazioni dei quattro nella caserma dei carabinieri di Canove gli agenti provinciali e gli uomini dell'Arma sono riusciti ad individuare una quinta persona presente in zona al momento dei fatti, S.M. di Roana. Interrogato dalle forze dell'ordine ha negato di essere andato a caccia quella mattina, ha consegnato le armi in suo possesso (tra cui 2 carabine, 2 doppiette ed una pistola). Ma le forze dell'ordine, durante l'ispezione, hanno individuato all'interno dell'autovettura dell'uomo una cartuccia calibro 12 a palla del tutto simile a quella giunta all'interno dell'abitazione.

 

LA TIPOLOGIA. Una tipologia di munizione non frequente, come spiegano i carabinieri, perché una cartuccia sparata da arma liscia per abbattere ungulati, oramai è sostituita dalle carabine a precisione, arma a canna rigata che utilizza pallottole.

Questo unico indizio comunque non ha permesso alle forze dell'ordine di associare il cacciatore al fatto in questione. Le indagini quindi della polizia provinciale, coordinati dalla procura di Bassano, proseguono al fine di individuare l'autore del fatto perché oltre ai danni alla casa, ed eventuali conseguenze civili, ci sono numerose violazioni della legge sulla caccia.

Le armi invece sono state poste sotto sequestro penale perché, nel corso delle indagini, sono risultate detenute in luogo diverso da quello dichiarato.

Gerardo Rigoni - Fonte: http://www.ilgiornaledivicenza.it/stories/Home/191415_sbaglia_mira_e_spara_alla_casa/

 

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Ancora in fin di vita la donna ferita. L'omicida confessa.

Signa, la rabbia della famiglia: "È colpa di chi non l'ha fermato".

 

Il figlio della vittima: pericolo ignorato, nessuno ci ha preso considerazione.

13.10.2010. Signa. "Credo che le autorità abbiano sottovalutato ampiamente il pericolo. Ritengo responsabili coloro che non hanno preso in considerazione quello che stava succedendo". Adamo Bigalli, figlio di Anna Maria Lotti, 64 anni, e fratello di Eva, 40 anni, accoltellate l'altra sera a Signa da Giovacchino Sereni, affida all'avvocato Lisa Parini la sua rabbia. "Le denunce di mia madre e di mia sorella contro il vicino sono state numerose nel corso degli anni - fa sapere l'uomo - ma non sono mai state seriamente prese in considerazione". Adamo Bigalli, come tutta la famiglia delle vittime, è in attesa di sapere se sua sorella ce la farà. Le coltellate del vicino di casa le hanno, tra l'altro, bucato il pericardio. È ricoverata in prognosi riservata nella rianimazione di Torregalli. Durante l'intervento chirurgico di mercoledì notte sono state usate diciotto sacche di sangue per tenerla in vita.

Sereni ha usato un coltello da caccia per colpire le due vicine al petto e all'addome con quattro o cinque colpi per ciascuna. La lama non è lunga, circa otto centimetri. L'arma è stata ritrovata dai carabinieri dentro un cassetto di casa sua. Sequestrati anche i vestiti insanguinati dell'assassino. L'uomo ha subito ammesso tutto, l'interrogatorio del pubblico ministero Tommaso Coletta è durato appena mezz'ora. "Ho fatto una grossa bischerata", si sarebbe giustificato. Poco prima ai carabinieri aveva detto che quelle due donne gli avevano rovinato la vita: "Non ci ho visto più". Di fronte al magistrato ha di nuovo raccontato del rapporto difficile che aveva con le vicine. Tutte le ricostruzioni dicono che era stato proprio lui, tra violenze, minacce e ingiurie la causa dei dissidi. Ci sono molte denunce a dimostrarlo e anche la condanna a due mesi per stalking inflitta al pensionato proprio mercoledì mattina, poche ore prima dell'aggressione. La sentenza tra l'altro è arrivata perché è stata disposta l'imputazione coatta dal giudice per le indagini preliminari Anna Favi, il procuratore aggiunto Francesco Pappalardo aveva chiesto l'archiviazione

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per una serie di denunce presentate dalle due donne."È stato lui, avvertite mio figlio", sono state le ultime parole pronunciate da Anna Maria Lotti prima di morire. A raccoglierle è stato un vicino, Mauro, accorso per soccorrere le vittime subito dopo le coltellate. Poi la donna ha perso i sensi a causa delle ferite. Secondo la ricostruzione dei carabinieri, Sereni era in macchina con il cane e stava rientrando a casa quando dopo essere stato a caccia con il cognato quando ha incrociato le due donne, anche loro a bordo di un'auto. Si è fermato ed è scoppiato un nuovo litigio, forse a causa della sentenza appena pronunciata dal tribunale, che comunque per lui non avrebbe avuto grandi conseguenze, vista l'entità della pena.

La prima ad essere colpita è stata Anna Maria Lotti, che probabilmente era rimasta più vicina alla macchina, mentre la figlia era un po' più distante. La donna è finita dentro l'abitacolo, forse per i colpi, forse in un estremo tentativo di proteggersi. Intanto si è avvicinata anche la figlia: Sereni si è voltato e ha colpito frontalmente pure lei. Poi è rientrato in casa. Intanto due persone si avvicinavano alle vittime. Un passante che ha visto l'anziano allontanarsi con il coltello insanguinato in mano e Mauro, il vicino che ha raccolto le ultime parole della donna morta poco dopo all'ospedale di Careggi. Quando sia lei che la figlia hanno perso i sensi a causa delle ferite ha tentato di rianimarle con la respirazione bocca a bocca. Sono arrivati anche i carabinieri, che sono entrati subito in casa dell'assassino. Gli uomini del comando di Signa conoscevano bene i problemi tra quei vicini. Erano intervenuti tante volte per le denunce delle due donne.

 

di MICHELE BOCCI - Fonte: http://firenze.repubblica.it/cronaca/2010/10/15/news/signa-8072132/

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Firenze, 14 ott. - (Adnkronos) - I carabinieri hanno trovato l'arma con cui Giovacchino Sereni, 75 anni, ieri sera ha ucciso la vicina di casa Anna Maria Lotti, 64 anni, e ferito gravemente la figlia di lei, la 40enne Eva Bigalli. Si tratta di un coltello a serramanico, rinvenuto dai militari nell'abitazione del pensionato, a Signa (Firenze).

Sereni e' in stato di arresto per omicidio volontario. Nella notte e' stato interrogato dal pm di turno, il sostituto procuratore Tommaso Coletta.

Ieri, il pensionato era stato condannato dal tribunale di Firenze per stalking, per le ripetute minacce verso le due donne, a cui aveva anche danneggiato l'auto. In un'occasione, secondo quanto emerso, il 75enne aveva minacciato le due con il fucile da caccia, tanto che i carabinieri gli avevano tolto l'autorizzazione a detenere l'arma. La causa dei dissapori era il continuo abbaiare dei cani delle due donne, che Sereni non sopportava.

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LA CRONACA: SIGNA 13 OTTOBRE 2010 (FIRENZE) - Non era il primo agguato, non era la prima volta che Anna Maria Lotti e la figlia Eva, la prima, morta ieri sera dopo una serie di coltellate, la seconda in condizioni gravissime, subivano gli attacchi e le minacce di Giovacchino Sereni, il pensionato di 75 anni, condannato per stalking proprio ieri mattina e che nel pomeriggio ha aggredito le due donne, uccidendo la madre, Anna Maria Lotti di 64 anni, e ferendo in maniera molto grave la figlia di 40 anni.

Stamani l'avvocato delle due donne, Lisa Parrini, visibilmente scossa e in lacrime ricorda le denunce che erano state fatte, spesso archiviate dalla procura, alcune fatte riaprire dal gip. Ricorda le minacce e le persecuzioni. Dal 2007 le due donne si erano trasferite vicino all'uomo e il dramma era cominciato. Prima con i cani: le due donne nel giardino, tenevano un meticcio maremmano e un dobermann, lui non li sopportava e tenta di avvelenarli. Poi, Sereni cerca di accoltellare il figlio della signora Lotti, in casa aveva un fucile con il quale usciva di casa, tentava di infilzare i cani con una lancia che aveva costruito da solo.

E tutti questi racconti erano finiti in denunce regolarmente presentate in procura,denunce per le quali il pm aveva chiesto l'archiviazione. Quando lanci un sasso contro Eva, colpendola alla mandibola, finalmente fu adottata la misura del divieto di avvicinarsi alle due donne: in buona parte violata dall'uomo. L'ultima segnalazione, spiega l'avvocato, stata fatta 15 giorni fa. Adesso restano solo le lacrime dell'avvocato e quelle del fratello delle due donne: Perché, perché non ci ascoltato prima, perché quando le donne denunciano di essere in pericolo, veniamo considerate moleste?

Intanto, Eva Bigalli ha superato un difficile intervento chirurgico a cui stata sottoposta nella notte all’ospedale di San Giovanni di Dio, dove ricoverata. Le sue condizioni, pur stabilizzate dall’azione dei medici, rimangono tuttavia gravissime. quanto si apprende da fonti sanitarie. Le coltellate hanno raggiunto la donna all’addome e al torace; sono stati colpiti organi e in particolare la lama avrebbe lacerato tessuti all’altezza del cuore. Sempre nella notte il magistrato di turno Tommaso Coletta ha interrogato nella caserma dei carabinieri di Signa, Giovacchino Sereni che dopo l’interrogatorio, stato condotto in carcere.

L'arma usata - Un coltello a serramanico l’arma usata da Giovacchino Sereni, per uccidere la vicina di casa e ferire gravemente la figlia. Il coltello stato trovato dai carabinieri nell’abitazione del pensionato e, secondo quanto si apprende, stato riconosciuto dall’uomo. Sereni in stato di arresto per omicidio volontario. L’accusa di stalking era stata mossa dalle due vicine di casa: la causa dei dissapori tra loro era l’abbaiare dei cani di madre e figlia. In seguito alle liti, Sereni aveva danneggiato le auto delle due donne, arrivando anche a minacciarle con il suo fucile da caccia. A causa di quelle minacce, inoltre, i carabinieri gli avevano tolto l’autorizzazione a detenere l’arma.

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Escalation di violenza ai danni delle guardie volontarie

delle associazioni protezionistiche

Interrogazioni al Senato ed alla Camera

18 ottobre 2010 - GEAPRESS – Lo scorso maggio le due guardie volontarie uccise nel genovese durante un controllo relativo al mantenimento, da parte di un privato, di alcuni cani. Pochi giorni addietro la brutale aggressione alle guardie volontarie LIPU in servizio antibracconaggio ad Ischia. Un escalation preoccupante tanto da divenire oggetto di due interrogazioni parlamentari presentate rispettivamente a Palazzo Madama dal Senatore Giuseppe Esposito (Pdl) ed a Montecitorio dall’On.le Elisabetta Zamparutti (Radicali).

I due atti parlamentari, rivolti sia al Ministro delle Politiche Agricole che a quello della Difesa, affrontano più aspetti legati al dilagante fenomeno del bracconaggio. Il Senatore Esposito ha posto l’accento su come garantire la sicurezza delle guardie volontarie delle associazioni ambientaliste impegnate nella lotta al bracconaggio e nella tutela della fauna la quale, vale la pena sottolineare, appartiene al patrimonio indisponibile dello Stato. Nell’interrogazione dell’On.le Zamparutti viene chiesto quali iniziative il Governo intenda adottare per contrastare efficacemente il fenomeno del bracconaggio anche alla luce del fatto che il 2010 risulterebbe essere l’anno internazionale della Biodiversità. Il bracconaggio, per l’On.le Zamparutti, è a tutti gli effetti una piaga ambientale che mina non solo la consistenza della fauna selvatica ma anche la stessa immagine dell’Italia.

Basta vedere l’enormità dei sequestri di fauna selvatica uccisa illegalmente e spesso con metodi dolorosi oltre che illegali (vedi in homepage GeaPress nello Speciale “La natura sta colando” i campi antibracconaggio del NOA del Corpo Forestale nel bresciano) per rendersi conto di come l’intervento dello Stato nella lotta al bracconaggio sia decisamente carente di risorse. In altri termini è venuto il momento di incrementare le stesse tramite, ad esempio, una massiccia e strutturata presenza di Forze dell’Ordine specializzate nelle aree maggiormente soggette al fenomeno.

L’episodio recentemente occorso nell’isola di Ischia ai danni delle Guardie LIPU, evidenzia ancora una volta l’atteggiamento di spavalda violenza che accomuna molte reazioni di chi si oppone alla presenza delle Guardie. I sei bracconieri che hanno ferito i volontari della LIPU, infatti, non hanno avuto timore di portare a compimento l’aggressione pur in una piccola località dove è più facile essere individuati. Gli stessi personaggi non hanno esitato a raggiungere per una seconda volta le Guardie una volta che queste si erano rifugiate in un bar, rubando, inoltre, i richiami illegali che nel frattempo erano stati posti sotto sequestro. Un atto gravissimo che solo il provvidenziale intervento delle Forze dell’Ordine ha evitato che finisse in peggio, come purtroppo capitato alle Guardie genovesi. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte)

.http://www.geapress.org/caccia/escalation-di-violenza-ai-danni-delle-guardie-volontarie-delle-associazioni-protezionistiche/7286

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DOSSIER VITTIME DELLA CACCIA

 

FOTOGRAFA IL CACCIATORE CHE GLI PUNTA IL FUCILE

 

Programmatore londinese aggredito nel suo giardino di Colle Umberto

 

20.10.2010

COLLE UMBERTO - Sono le nove del mattino. Andy Mowat, un programmatore londinese che da sei anni risiede a San Martino di Colle Umberto, sente dei colpi di arma da fuoco vicinissimi alla casa dove vive. Esce in giardino e trova due cacciatori all'interno della sua proprietà. Chiede loro di allontanarsi, di non superare il confine, di rispettare la distanza che dovrebbero tenere rispetto alle abitazioni.

 

I due cacciatori però s'infuriano. Anziché scusarsi con il proprietario, gli si avvicinano sbraitando. Uno gli punta addosso il fucile ("Sarà stato a meno di quattro metri di distanza", testimonia Mowat), l'altro gli si accanisce addirittura contro e con il calcio del fucile lo colpisce lievemente alla mano. Andy Mowat scappa, si rifugia in casa. Ma ha la prontezza di prendere la macchina fotografica e mettere a fuoco i due aggressori. Uno tenta di nascondere il volto col giubbotto, ma l'obiettivo è implacabile.

"Nelle foto scattate - spiega Mowat - si vedono bene i volti dei due cacciatori e anche la posizione che occupavano, e che era troppo vicina alla casa. Non è la prima volta che a San Martino avvengono episodi come questi. Capita spesso che alcuni cacciatori non rispettino le distanze stabilite dalla legge, che si avvicinino troppo alle case o alla strada senza mettere il fucile in sicurezza.

Oltretutto siamo anche preoccupati per l'incolumità degli animali che possediamo e che, per nostra scelta, circolano liberamente intorno alla casa. L'aggressione comunque è stata denunciata sia alla polizia locale che è venuta a perlustrare la zona, sia ai carabinieri."

 

Mowat ha denunciato il fatto con la speranza che le battute di caccia nella zona vengano fatte oggetto di maggiore controllo, visto che è impossibile controllare il buon senso e la buona educazione degli uomini. "I due cacciatori - conclude Mowat - erano andati talmente in escandescenze da sembrare ubriachi..."

 

Emanuela Da Ros- Fonte:http://www.oggitreviso.it/fotografa-cacciatore-che-gli-punta-fucile-29508

 

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Caccia, e all'improvviso un proiettile nel televisore

 

Lettera di riflessione di Roberto Piana, presidente LAC Piemonte, su un episodio grave.

 

Novello - Riceviamo e pubblichiamo la lettera di riflessione di Roberto Piana, Presidente LAC Piemonte, relativa ad un fatto che avrebbe potuto riempire le pagine di cronaca nera.

 

"Domenica 3 ottobre nelle campagne di Novello è in corso una battuta al cinghiale. Un proiettile sparato da un cacciatore attraversa una vigna, una strada provinciale, un giardino, perfora il vetro di un salotto, perfora il pannello posteriore di un televisore e qui si ferma. Il televisore continua a funzionare. In casa vi sono due persone anziane, S.F. di anni 85, la moglie, la badante, parenti ed amici. I Carabinieri della Stazione di La Morra, successivamente intervenuti, tolto il pannello

DOSSIER VITTIME DELLA CACCIA

 

posteriore al televisore recuperano la palla franca da cinghiale. Le guardie venatorie della LAC di Cuneo hanno inoltrato denuncia alla Procura della Repubblica di Alba per esplosioni pericolose. L’inchiesta non è ancora conclusa.

 

Il cacciatore incosciente che ha sparato è solo l’ultimo responsabile di un fatto così grave. La zona interessata è classificata come ACS Area di Caccia Specifica alla volpe e al cinghiale. Trattasi di colline intensamente coltivate a vigneto. Qui vengono prodotti il Dolcetto, il Barolo, il Barbera, il Nebbiolo, vini rinomati e conosciuti in tutto il mondo. L’area è tutt’altro che disabitata, è attraversata da strade ed è disseminata di cascine. La domenica torpedoni di turisti scaricano visitatori da ogni parte d’Italia e d’Europa. Ai primi giorni di ottobre la stagione della vendemmia è in pieno svolgimento.

 

La caccia in battuta al cinghiale è una delle forme di caccia più pericolose. E’ causa ogni anno di morti e feriti per l’alto concentramento numerico di partecipanti e per i fucili armati con una palla unica la cui gittata può raggiungere i mille metri di distanza. Aumentano anche durante la stagione venatoria gli incidenti d’auto causati dai cinghiali: lo ha certificato la stessa Provincia di Cuneo. I cani dei cacciatori disperdono questi ungulati costringendoli a spostarsi incessantemente.

Qualcuno a Novello sostiene che anche il Sindaco del paese fosse in prima linea ad assistere dalla strada alla battuta di caccia, quasi fosse un avvenimento folckloristico.

Come è possibile autorizzare simili eventi in zone così densamente popolate e in pieno periodo di vendemmia?

Ogni anno almeno 50 morti e centinaia di feriti caratterizzano in Italia l’attività venatoria.

Ma in Italia il problema “sicurezza” non era una priorità?

La società civile si ribelli contro questa selvaggia militarizzazione delle campagne. Si faccia pace con la natura e gli animali. I fucili da caccia restino appesi al chiodo.

Fonte: http://www.grandain.com/informazione/dettaglio.asp?id=32919

 

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Pisa: cacciatore pigro…spara dall’auto!

denunciati due cacciatori

Il Tirreno 30.10.2010

PISA. FORCOLI. Forse aveva pensato di aver inventato un nuovo tipo di caccia. Anziché quella del bersaglio in movimento, a spostarsi era lui, il cacciatore. E addirittura motorizzato: in auto, in movimento, con il fucile carico nell’abitacolo, il finestrino abbassato e lui, pronto a scivare la selvaggina, quella che - per abitudine - se ne sta sul ciglio della strada. È accaduto, nei giorni scorsi, nelle campagne di Forcoli, in località Mandorli, nel comune di Palaia. L’uomo, 68 anni, del posto, se ne andava in giro, lungo la strada dei Cedri, la strada comunale che costeggia i boschi, a caccia di qualche animale, accovacciato ai bordi della strada, magari a godersi un po’ di questo sole autunnale, pronto a scaricargli addosso i proiettili del suo fucile che aveva pronto, all’interno della vettura. A un certo punto, dal posto di guida, un animale lo ha anche avvistato. Un fagiano. Così s’è spostato sul lato sinistro della strada, percorrendone addirittura un tratto in controsenso e, raggiunto il punto ottimale per sparare, ha fatto fuoco, senza neppure rendersi conto del pericolo che avrebbe potuto provocare per sé e per altre persone che in quel momento si trovavano a passare da lì. Incurante, è sceso, ha raccolto la sua preda, colpita mortalmente, e ha proseguito. Qualcuno però lo aveva visto: quel suo procedere in maniera lenta aveva incuriosito e anche un po’ insospettito, una pattuglia della polizia provinciale. Che si era tenuta in zona, pronta a intervenire, nel caso in cui si fossero verificate le condizioni, per l’intervento. Erano le 9,45, quando l’auto di quel cacciatore è stata raggiunta e fermata dagli agenti di polizia provinciale, per effettuare i controlli di rito. L’uomo si è reso autore di diversi comportamenti sbagliati che si prefigurano anche in reati. Prima di tutto la condotta imprudente, quell’arma carica, incustodita a bordo di un veicolo in movimento. E poi gli altri comportamenti: lo sparo dall’interno dell’abitacolo di un’auto e, per di più, in direzione di una strada pubblica. Sono i capi d’imputazione per i quali l’uomo è stato denunciato. Ma la pattuglia della polizia provinciale intervenuta ha provveduto anche a sequestrargli il fucile e le munizioni.

 

DOSSIER VITTIME DELLA CACCIA

Provvedimento che è stato anche immediatamente convalidato dall’autorità giudiziaria. Adesso l’uomo rischia misure anche più pesanti: il ritiro del porto d’armi e l’arresto fino a tre mesi di carcere o una pena pecuniaria che può superare anche i duemila euro.

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/iltirreno/2010/10/30/LFPPO_LF130.html

+ http://www.geapress.org/brevi/pisa-cacciatore-pigro-spara-dallauto/7850

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Sfiorato da una scarica di pallini mentre cavalcava

 

29.10.2010 Il Corriere delle Alpi

FELTRE. Era in passeggiata a cavallo quando ha rischiato di prendersi una schioppettata in corpo per colpa di qualche pallino vagante. Poi solo gli scongiuri del cacciatore disperato e costernato per quanto capitato hanno dissuaso l’uomo dalla decisione di sporgere denuncia. Un merlo su un albero, oppure un altro volatile intravisto in mezzo alle foglie e un colpo che parte, mentre poco distante qualcuno passa a cavallo. Così una tranquilla passeggiata equestre, dopo un grosso spavento e lo scampato pericolo, si è conclusa con un sospiro di sollievo. E alcune sferette in piombo della cartuccia da caccia lo avrebbero anche raggiunto, sparate da un fucile che probabilmente mirava a un uccello e invece ha sfiorato un uomo, per fortuna senza ferirlo. Forse perché i pallini erano in ricaduta dall’alto oppure avevano perso velocità. L’episodio è accaduto nel feltrino nei primi giorni della stagione venatoria, verso la fine di settembre, ed è stato registrato da Marco Scapin, referente dell’osservatorio Luciano Cerutti per tutte quelle segnalazioni che per un motivo o per l’altro i diretti interessati scelgono di non denunciare alle autorità. «Allora arrivano a me», spiega Scapin, che raccoglie i dati «per farne un elemento di riflessione, nelle occasioni in cui serve informare l’opinione pubblica, ma anche nelle sedi istituzionali con la presentazione della casistica sulla tipologia e sulla frequenza (purtroppo regolare) dei fatti relativi alle questioni di sicurezza». Ad esempio succede di trovare «i pallini da caccia nei cortili delle abitazioni, caduti sui tetti e sulle finestre. E questo significa che la distanza minima dai luoghi civili per sparare non viene rispettata.

 

Alcuni sparano vicino alle case o alle strade. Per non parlare degli animali che sfuggono ai segugi dei cacciatori. C’è poi chi libera i fagiani il venerdì sera per andare a cacciarli il giorno dopo. Quelli segnalati comunque rappresentano solo una piccola parte degli episodi, sono la punta dell’iceberg». Partendo dalla richiesta di maggior tutela della sicurezza, i gruppi animalisti e ambientalisti consegneranno il 5 novembre al prefetto una petizione con duemila firme con la quale si propone tra l’altro di fermare la caccia in primavera. – di Raffaele Scottini

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/corrierealpi/2010/10/29/BF2PO_BF202.html

 

 

 

 

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POLIZIA PROVINCIALE: DENUNCIATI DUE BRACCONIERI CHE HANNO COLPITO UN CINGHIALE E UN’OFFICINA

Genova, 2.11.2010 Concluse le indagini della Polizia Provinciale su due bracconieri, denunciati alla Procura della Repubblica per esplosioni pericolose, caccia in periodo vietato e furto ai danni dello Stato. I reati sono stati commessi sulla sponda del Secca a Sant’Olcese.- Hanno sparato pallettoni di frodo contro un cinghiale, ma anche contro i vetri di un’azienda di apparecchiature per impianti industriali a Sant’Olcese, sulla sponda sinistra del torrente Secca e la Polizia Provinciale di Genova, che ha appena concluso le indagini, li ha identificati e denunciati alla Procura della Repubblica. L’episodio era accaduto un giorno del giugno scorso, quando prima dell’alba i due responsabili (allora sconosciuti e poi rivelatisi bracconieri locali) avevano abbattuto un cinghiale in una scarpata boscosa vicino all’abitato e subito dopo lo avevano trasportato via con un fuoristrada. Durante i rilievi della Polizia Provinciale sulle tracce di sangue lasciate dall’animale abbattuto mentre i bracconieri lo trascinavano sino alla strada verso il loro veicolo, è emerso che due vetrate di un’officina - all’ora del fatto fortunatamente ancora vuota, ma dove durante la giornata lavorano diverse

 

DOSSIER VITTIME DELLA CACCIA

persone - erano stati crivellati da tre pallettoni, uno dei quali poi ritrovato sul pavimento interno dell’azienda, vicino ad alcuni banchi da lavoro. La Polizia Provinciale, esaminando le riprese digitali di alcune telecamere di sorveglianza che si trovano nell’area, ha ricostruito il percorso dei bracconieri mentre prelevavano il cinghiale ucciso e incrociando le immagini di più telecamere è risalita al fuoristrada, alla direzione presa e al convivente della proprietaria del mezzo.

 

Due pregiudicati per altri reati, dopo una perquisizione domiciliare a Sant' Olcese che ha riguardato anche il veicolo sospetto (nel cui bagagliaio sono state trovate tracce di sangue e pelo di cinghiale) sono così stati denunciati dalla Polizia Provinciale alla Procura della Repubblica di Genova per il reato di esplosioni pericolose (art. 703 del codice penale), caccia in periodo di divieto generale e furto ai danni dello Stato.

http://prono.provincia.genova.it/notizia.asp?IDNotizia=12337

 

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Sbaglia mira e uccide una mucca

03.11.2010 - Il Corriere delle Alpi

ARSIE’. E’ morta dopo essere stata impallinata da un cacciatore di uccelli. Ennesimo incidente di caccia in una malga dell’Arsedese, stavolta la vittima è una vacca che si trovava al pascolo. «Sono eventi rari», affermano dalla polizia provinciale. Di certo l’episodio riapre il dibattito sulla pericolosità della caccia e sul mancato rispetto delle distanze di sicurezza. Secondo una prima ricostruzione, l’animale è morto dopo una lunga agonia. La ferita è andata in cancrena e di lì è sopraggiunta la morte. Difficile quindi capire quanto tempo sia passato dall’impallinamento al decesso. «Avevamo notato che non stava bene, per questo ci eravamo rivolti al veterinario», spiegano i proprietari, che però preferiscono mantenere l’anonimato. Solo una volta morta la vacca, si è capita l’origine del decesso, dovuto a una cancrena provocata da una serie di pallini di piombo, quelli solitamente usati per la caccia agli uccelli.

 

I proprietari sono intenzionati a segnalare l’episodio ai carabinieri che potrebbero procedere per il reato di danneggiamento. In questi casi, l’animale è considerato né più né meno di una “cosa”. Altro capitolo quello strettamente venatorio. Per Gianmaria Sommavilla, comandante della polizia provinciale di Belluno, si tratta di «un caso raro». «Era successo una decina d’anni fa, quando una vacca fu scambiata per un cervo. Il cacciatore venne individuato e risarcì il danno», racconta il comandante, sottolineando come i pallini usati per la caccia agli uccelli possano provocare danni solo se sparati da vicino. «Probabilmente», spiega Sommavilla, «il cacciatore stava mirando basso, forse a un fagiano». In questi casi si può comunque chiedere il rimborso dei danni alla Provincia, che utilizza i fondi messi a disposizione dalla Regione. «Purtroppo ci sono sempre ritardi nella loro erogazione, come Provincia ci limitiamo all’istruttoria». di Cristian Arboit

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/corrierealpi/2010/11/03/BF3PO_BF302.html

 

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Taranto: denunciato per maltrattamenti a moglie, sequestrate armi

06 Novembre 2010

Taranto, 6 nov. (Adnkronos) - I carabinieri della Stazione di Leporano, in provincia di Taranto, hanno denunciato in stato di liberta' G. L., un artigiano di 33 anni, per maltrattamenti in famiglia ai danni della moglie. Era da tempo che l'uomo sottoponeva la donna a vessazioni e maltrattamenti. Da circa dieci anni la vittima era costretta a sottostare a percosse e offese di tutti i tipi, sempre per motivi futili. Piu' volte aveva tentato di lasciare il suo aguzzino allontanandosi dalla casa ma poi era sempre tornata sui suoi passi a causa delle forti insistenze del marito che in diverse circostanze

l'aveva minacciata di morte qualora non avesse cambiato la sua decisione. Una settimana fa l'uomo

 

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ha nuovamente picchiato la moglie,questa volta minacciandola con una pistola detenuta legalmente.

La donna, molto spaventata, ha atteso qualche giorno e poi si e' presentata ai carabinieri ai quali ha raccontato in modo dettagliato tutte le sue sofferenze. I militari si sono recati a casa della coppia ed hanno sequestrato tutte le armi legalmente detenute dal marito: una pistola semiautomatica e tre fucili da caccia. L'uomo e' stato deferito alla Procura della Repubblica del Tribunale di Taranto.

Fonte: http://www.libero-news.it/regioneespanso.jsp?id=525832

 

 

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Tragedia sfiorata: due proiettili da caccia ficcati nell’auto, un cittadino racconta

10.11.2010

Grosseto: Di seguito riportiamo la lettera arrivata in redazione da un cittadino che si è trovato a dover affrontare un'incresciosa situazione nel comune di Manciano, in data 6 novembre.

 

"Sono un imprenditore viterbese che nella giornata di sabato mattina, nel corso di sopralluoghi su terreni agricoli in località Manciano è stato vittima di un fatto molto grave che cercherò di descrivere brevemente e che certamente potrà aiutare a riflettere seriamente sui rischi della caccia.

In pratica attorno alle 11:00 della mattinata di sabato mi trovavo a passare in località "i due casali" (fronte alla cava posta sotto Manciano).Parcheggiata l'auto accanto ad una seconda auto ho percorso assieme ad un referente locale circa 800 m lungo un campo agricolo, attraversando una piccola area boscata. All'improvviso abbiamo udito due forti spari provenire proprio dalla zona boscata adiacente e subito dopo due caprioli scappare rapidamente nella nostra direzione.

 

Compreso il rischio di trovarsi per caso nel raggio di azione di un probabile bracconiere ci siamo velocemente recati verso l'auto. giunti alla macchina abbiamo potuto appurare come la stessa presentava due fori di proiettile, frutto di un probabile rimbalzo di un proiettile da arma pesante. La traiettoria indicava senza alcun dubbio che nel caso della presenza di un passeggero sull'auto, lo stesso sarebbe certamente stato colpito alla testa.

 

 

Contattato il comando dei carabinieri, gli stessi sono accorsi sul posto per effettuare la verifica dell'accaduto, osservando come si sia sfiorata una tragedia. Peraltro essendo il proiettile frutto di un probabile rimbalzo, lo stesso non ha avuto la forza di trapassare completamente l'auto, conficcandosi sulla mascherina laterale del posto guida, dopo aver rotto il finestrino laterale ed in parte il parabrezza anteriore dell'auto. Parte del proiettile è stato successivamente ritrovato nel corso di una verifica successiva condotta nel comando dei carabinieri di Viterbo. Personalmente ritengo che fatti di una tale gravità

dovrebbero far riflettere sull'utilizzo di armi pesanti in aree non controllate e non segnalate, anche perché in alcuni casi le traiettorie di proiettili come quello in questione possono percorrere centinaia di m prima di terminare la propria corsa.

 

Mi auguro che sulla base delle indicazioni fornite ai carabinieri, che peraltro stanno effettuando gli accertamenti del caso e di cui non posso parlare per ora, si possa trovare il responsabile di un simile fatto, anche perché non so se sia consentito nella vostra Regione la caccia al capriolo, ne tantomeno l'utilizzo di armi pesanti in assenza di apposite battute e/o di adeguate segnaletiche."

Cordialmente Dott. Gionfrida - http://www.maremmanews.tv/it/index.php?option=com_content&view=article&id=7669:pericolo-per-un-proiettile-di-caccia-un-cittadino-racconta-laccaduto&catid=42:cronoca&Itemid=54

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DOSSIER VITTIME DELLA CACCIA

Cacciatori morti e prede da squartare


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Zampa di capra mozzata in un pacco indirizzato al ministro Brambilla

 

Scoperto all'aeroporto di Fiumicino il plico aperto dagli artificieri. Il ministro: «Proseguo battaglia di civiltà»

ROMA - Un pacco contente una zampa di capra mozzata, indirizzato al ministro del Turismo, Michela Vittoria Brambilla, è stato rinvenuto nella mattinata di venerdì 12 novembre all'Aeroporto Leonardo da Vinci, a Roma.

Il ritrovamento è stato effettuato dalla polizia al centro di smistamento delle Poste (CMP) dello scalo di Fiumicino. Sul posto sono intervenuti gli artificieri della polizia, i quali, dopo aver appurato che nel pacco sospetto non c'erano tracce di esplosivi, hanno fatto l'inquitente scoperta. A quanto si apprende, il pacco indirizzato al ministro Brambilla non aveva mittente e perciò sono scattati i controlli. Il plico era grande 20 centimetri per 20. Gli investigatori non escludono che possa essere stato spedito proprio da Fiumicino.

 

MACABRO MONITO - Potrebbe trattarsi, a detta degli inquirenti, di un macabro monito per le posizioni dure contro la caccia e contro lo sfruttamento degli animali che il ministro Brambilla ha assunto negli utlimi mesi: dalla battaglia sulla regolamentazione più severa dell'attività e del calendario venatorio alla guarra contro le botticelle di Roma che, a detta del ministro, sfruttano i cavalli e «vanno abolite».

 

«PROSEGUO LA BATTAGLIA DI CIVILTA'» - «Certi atti qualificano coloro che li compiono». È quanto afferma il ministro del Turismo, Michela Vittoria Brambilla, in relazione al pacco, a lei indirizzato, che

conteneva la zampa mozzata di una capra, scoperto oggi dalla polizia nel centro di smistamento postale di

 

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Fiumicino. «Spiace constatare - prosegue il ministro - a quale livello sia giunto un dibattito tra libere opinioni che dovrebbe restare nell'alveo della dialettica civile e politica. Quanto accaduto oggi, oltre alle minacce, agli insulti e agli atti intimidatori subiti in precedenza, non fa che certificare in maniera inequivocabile la necessità di proseguire con la battaglia di civiltà di cui mi sono fatta interprete, a nome di tantissimi italiani e unitamente ad importanti personalità del mondo della scienza, della cultura, dell'arte e dell'intera società, per la nascita di una nuova coscienza di amore e di rispetto per gli animali ed i loro diritti». «Aggiungo - conclude il ministro Brambilla - che non saranno certo questo genere di intimidazioni a farmi in qualche modo modificare una linea di intervento che risponde non solo alla mia coscienza ma rappresenta anche il punto di vista della stragrande maggioranza degli italiani».

http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/10_novembre_12/pacco-zampa-brambilla-fiumicino-1804155807277.shtml

 

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Cacciatori sparano contro le persiane di un'abitazione

 

Una testimonianza sul mancato ripetto delle distanze

18 Novembre 2010. Dieci pallini contro le persiane del pianterreno. E meno male che nessuno in quel momento era alla finestra. E' accaduto in strada Bassa dei Folli, al numero ... Il proprietario dell'abitazione non si è subito accorto delle fucilate che sono arrivate fino alla finestra di casa sua, ma poi quando ha trovato gli infissi danneggiati ha capito che qualche cacciatore si era spinto troppo vicino alla sua casa per catturare la preda.

«Presumo che sia successo domenica mattina, all'alba - racconta Costante Bertozzi, il proprietario dell'abitazione -, ma me ne sono accorto soltanto ieri, mentre stavo togliendo le foglie secche dal giardino». La casa di strada Bassa dei Folli è infatti circondata da un'area verde e si sviluppa su tre piani: «Al mattino sentiamo sempre gli spari dei cacciatori, ma non avevamo visto che uno di questi domenica aveva colpito le nostre persiane al pianoterra - continua Bertozzi -. I pallini, che hanno danneggiato l'imposta, sono almeno 10 ed il colpo è stato sparato dal campo al di là della strada o dalla strada stessa, e ad altezza d'uomo.

Per fortuna il danno si limita al legno perforato e scheggiato, ma il colpo poteva fare danni ben più ingenti. Cosa pensava l'idiota che ha sparato? E se in quel momento avessi aperto l'imposta? Non ci sono regole o leggi che impediscono di sparare in prossimità delle abitazioni?».

Gino Galvani, presidente dell'Unione regionale cacciatori dell'Appennino (Urca), non giustifica il comportamento dell'anonimo appassionato di caccia: «Esistono precise distanze da tenere quando ci si trova in prossimità di abitazioni. Distanze già prescritte dalle leggi che regolano l'esercizio venatorio - risponde Galvani -. Chi spara deve infatti mantenersi a 150 metri dall'abitazione o dal fabbricato. Per cui, il cacciatore di strada Bassa dei Folli se non ha rispettato le distanze non ha nemmeno rispettato le leggi. Fortunatamente si tratta di casi sporadici. (... ndr) Il comportamento scorretto di queste persone danneggia l'immagine di una categoria che è già nel mirino di chi la vorrebbe eliminare».Fonte:http://www.gazzettadiparma.it/primapagina/dettaglio/1/63745/Cacciatori_sparano_contro_le_persiane_di_unabitazione.index.html

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DOSSIER VITTIME DELLA CACCIA

Topo bollito, al ristorante (italiano) è piatto del giorno

GEAPRESS | 20 novembre 2010 GEAPRESS – Due recentissime operazioni dei Carabinieri e del Corpo Forestale dello Stato, rispettivamente nella provincia di Reggio Calabria e Catanzaro, hanno portato alla ribalta un problema scottante del bracconaggio italiano, incentivato (come la polenta e osei del bresciano) dai ristoratori.

In questo caso, però, ad essere fritti, arrostiti o bolliti sono dei roditori. Roditori tanto quanto i topi. Non vivono nei pagliai o tra le derrate dell’uomo. Loro, …. gli altri topi, prediligono i boschi, ed hanno il viziaccio, fin prima dell’autunno, di riempirsi di grasso per un lungo riposino.

Stiamo parlando dei Ghiri. Per alcuni da proteggere, per altri topo da cucina. Addirittura 284 quelli rinvenuti congelati ad un bracconiere di Mammola (RC) al quale i Carabinieri hanno anche sequestrato un arsenale da guerra. Poco meno di trecento trappole artigianali e ben 2.480 cartucce calibro 12, 25 cartucce calibro 12 a palla asciutta, 897 cartucce calibro 28, 71 cartucce calibro 9 per fucile, 3,2 kg di pallettoni di piombo per munizionamento calibro 12, 8,4 kg di pallini di piombo per munizionamento calibro 12, 10 grammi di pallini per munizionamento calibro 28, 4,2 kg di polvere da sparo, nonché una pressatrice per la fabbricazione artigianale di cartucce.

A Catanzaro, invece, gli Agenti del Distaccamento del Corpo Forestale dello Stato di Santa Caterina dello Ionio ed i Carabinieri di Isca Marina, i ghiri li hanno trovati già spellati, sbudellati e … dentro la pentola. Vi era pure un cannello bruciatore, dal momento in cui il Ghiro, prima di essere bollito, va bruciacchiato per via di quei poco appetibili peluzzi che resistono allo spellamento. Pensate al povero cliente del ristorante che assieme alla carne di topo si impasta la bocca con gli impertinenti peli tra i denti. Una vera indecenza. Ed ecco allora che a ricordarci del bruciacchiamento è anche il sito ufficiale di un’altra Santa Caterina, ovvero quella del quasi omonimo Comune di Santa Caterina d’Aspromonte (RC). E’ lì possibile apprendere come preparare i maccheroni di ghiro e tordi, oppure i ghiri fritti, anche se poi lo stesso Comune precisa che i ghiri “anche se numerosi” appartengono ad una specie protetta. Porca miseria ……. (!).

Eppure a sentire Giovanni Malara, della LIPU di Reggio Calabria, l’importanza del Ghiro travalica gli stessi cultori comunali di famelici palati, per ricoprire addirittura un significato simbolico nei rituali della ‘ndrangheta. L’incontro pacificatore dei narcotrafficanti delle cosche della locride, infatti, viene suggellato da un piatto di ghiri. L’attitudine culinaria si è trovata così un posto tutto suo in un rapporto dei ROS dei Carabinieri che hanno registrato il conviviale a base di topo bollito o fritto.

Ma quanto frutta il bracconaggio dei ghiri? Secondo Giovanni Malara decine di migliaia di euro, considerati peraltro in singoli ambiti territoriali. Una stima eseguita anni addietro nel territorio comunale di Guardavalle (CZ) riportava, infatti, non meno di 20.000 ghiri uccisi ogni anno. Il ghiro al ristorante veniva servito per diecimila lire. Ognuno facce le debite conversioni.

Giovanni conosce molto bene il territorio calabrese. La sua è una vita tutta dedicata alla protezione della natura, tra i campi anti bracconaggio sullo stretto di Messina per la protezione dei falchi pecchiaioli migranti (chi non gli spara è un cornuto, … secondo le tradizionali cacce) fino agli appostamenti notturni per salvare i ghiri ed i gatti selvatici.

Il fenomeno dei ghiri in cucina – ci dice Giovanni Malara- è andato incrementandosi di pari passo con l’aumentata richiesta dei ristoranti che hanno fatto lievitare il prelievo prima più limitato ad un consumo quasi totalmente casalingo” Ed in effetti, in soli due sequestri, eseguiti nell’agosto dello scorso anno, furono

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rinvenuti 400 ghiri morti. Pochi giorni prima, proprio a Guardavalle, fu invece impossibile contarli. Si pesarono in blocco. Ben 166 chili di carne di ghiro. “Ormai siamo verso la fine della stagione di caccia al ghiro – aggiunge Giovanni Malara – Apprendiamo con vivo piacere delle recenti operazioni di sequestro. Auspichiamo che in futuro si riesca a coprire l’intero periodo nel quale operano i bracconieri

Ma come vengono catturati i ghiri?

I bracconieri utilizzano vari tipi di trappole – continua Giovanni Malara – Dagli archetti in metallo utilizzati come trappole, appunto, per topolini, a semplici scatolotti in legno o addirittura in cartone, tipo quelli del latte. In questa maniera – conclude Giovanni Malara – vengono catturati vivi e possono essere uccisi al momento oppure allevati se catturati in una stagione dove ancora il ghiro non ha le sue riserve di grasso. In questo caso vengono messi in botti ed alimentati con ghiande oppure, per addolcirne le carni, con foglie di pero”. Quella del Ghiro è una storia antica. Il suo musetto topino già lo sgranocchiavano i romani che, una volta catturati, li rinchiudevano in sorte di orci di terracotta costringendoli al buio ed alimentandoli, proprio come si fa oggi,all’ingrasso. Le legioni civilizzatrici lo portavano in tal maniera durante le loro scorribande in territori remoti, mentre nella famosa cena di Trimalcione, descritta da Petronio, il ghiro veniva servito come antipasto. Quando si dice cultura venatoria. Tanto preziosa da essere stata favorita dall’eliminazione, per i cacciatori, del reato di furto al patrimonio indisponibile dello stato (come tale è per legge considerata la fauna selvatica). Il povero reato di maltrattamento di animali, indirizzato alla protezione di cani e gatti, è con le sue pene troppo debole (comunque manca l’arresto in flagranza, … anche per i casi di cani e gatti orrendamente torturati). Ed ecco allora che tra ristoratori e leggi italiane il topo bollito rischia di diventare un piatto nazionale. Questo perché le ricette a base di ghiro sono anche brianzole oltre che campane, laziali e toscane. E poi critichiamo i cinesi per taluni gusti alimentari. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte)

.http://www.geapress.org/caccia/topo-bollito-al-ristorante-italiano-e-piatto-del-giorno-foto-gallery/8597

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Salerno: cacciatori verbalizzati. Tra loro pure un componente della commissione che rilascia i permessi di caccia

22 novembre 2010 GEAPRESS – Vi era pure un rappresentante nella Commissione Provinciale che esamina i cacciatori per il rilascio della licenza. Un nome molto noto nell’ambito associazionistico venatorio salernitano, ora verbalizzato e deferito all’Autorità Giudiziaria. In sua compagnia pure un funzionario della Regione Campania il quale, assieme ad un terzo cacciatore, veniva sorpreso dalle Guardie del WWF di Salerno in un appostamento fisso apparentemente legale. In realtà le caratteristiche dello stesso risultavano in evidente difformità dalla normativa vigente in materia. La combriccola aveva inoltre abbattuto in una sola “azione di caccia” ben 10 Anatidi (Fischioni) utilizzando, tra l’altro, richiami vivi. Si trattava di uccelli legati in malo modo e tenuti in acqua in evidente, secondo le Guardie del WWF, stato di maltrattamento e sofferenza fisica. Tale situazione patologica risultava anche in sede di visita veterinaria. Gli animali che erano stati catturati sono stati per ora ricoverati in attesa della loro liberazione.

L’attività di vigilanza del WWF portava inoltre a scoprire un’altro grave episodio costato purtroppo la vita ad una bellissima, quanto rara, Gru e ad una, altrettanto protetta, Nitticora.  Alla vista della Guardie, i cacciatori tentavano inizialmente di occultare i due uccelli, ma poco dopo hanno ammesso le loro responsabilità e venivano così accompagnati presso la poco distante Caserma dei Carabinieri di Borgo Carillia. Armi, munizioni ed animali abbattuti venivano così posti sotto sequestro. I tre cacciatori, invece, sono stati tutti denunciati. Tutti episodi molto gravi, commentano al WWF. In particolare, relativamente all’abbattimento della Nitticora e della Gru, non dovrebbe più essere concepibile fare ciò anche alla luce dei

 

 

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continui appelli alla salvaguardia dell’ambiente e al rispetto della vita degli animali e di alcune specie di avifauna, particolarmente protette ed in via di estinzione. Le operazioni di controllo sono state condotte dalle Guardie P.G. del Nucleo provinciale WWF di Salerno, unitamente al Coordinamento Regionale del WWF Campania e Provinciale WWF di Salerno, ai quali fanno rispettivamente capo, Mario Minoliti e Alfonso Albero. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).

 

http://www.geapress.org/caccia/salerno-cacciatori-verbalizzati-tra-loro-pure-un-componente-della-commissione-che-rilascia-i-permessi-di-caccia-foto/8698

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Tutto confermato. L’Assessore alla caccia è denunciato per bracconaggio nel Parco Nazionale

24 novembre 2010. GEAPRESS – La notizia era stata diffusa ieri (vedi articolo GeaPress). L’ assessore alla caccia ed ai parchi del Comune di Terracina (LT) sembrava essere diventato bracconiere. Oltre ad essere contrario ai parchi (nella fattispecie a quello dei Monti Ausoni) ed in difesa della caccia il Sig. D’Amico nella notte fra sabato e domenica (erano circa le ore 02.00) dopo appostamenti e su segnalazione di movimenti “sospetti” nei dintorni del Parco del Circeo veniva fermato e deferito all’Autorità Giudiziaria dal NIPAF del Comando Provinciale di Latina, unitamente al personale del Coordinamento Territoriale per l’Ambiente di Sabaudia del Corpo Forestale dello Stato.

L’Assessore, assieme ad un amico, transitava all’interno del Parco Nazionale del Circeo in attesa della fuoriuscita dei daini e dei cinghiali dal recinto della foresta. A renderlo noto è lo stesso Corpo Forestale. In auto, pronto all’uso, c’era un fucile con caricatore modificato (fatto vietato dalla legge) e numerose cartucce caricate a “pallettoni”, per la caccia agli ungulati, nonché un faro per poter disorientare gli animali nel buio; nel bagagliaio dell’auto era predisposto un telo di nailon, presumibilmente per caricare l’eventuale risultato della caccia.Per lui denuncia per bracconaggio e per introduzione di armi da sparo nel Parco Nazionale del Circeo (il fucile, modificato …, era dell’Assessore). (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).

http://www.geapress.org/caccia/tutto-confermato-lassessore-cacciatore-alla-caccia-e-denunciato-per-bracconaggio-nel-parco-nazionale/8789

 

 

 

 

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Tre cacciatori picchiano selvaggiamente un anziano agricoltore e gli spezzano una gamba

24.11.2010

Comunicato LAC

TREVISO: tre cacciatori picchiano selvaggiamente un anziano agricoltore che voleva difendere la propria coltivazione di radicchio e gli spezzano una gamba.

Zanoni (LAC): “Questi sono i risultati di anni di concessioni e regalie ai cacciatori da parte di una classe politica irresponsabile.”

Domenica scorsa 21 novembre tre cacciatori, dopo aver abbattuto un fagiano in mezzo ad un campo di radicchio rosso di Treviso, se la sono presa con un anziano agricoltore prendendolo a sputi, spintoni, sassate,

 

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pugni, calci, rompendogli una gamba, solo perchè li aveva invitati ad uscire dalla coltura specializzata per evitare danni.

Erano le 8 di mattina quando Mario Zabotti, settantaduenne residente a Breda di Piave (TV), dopo una sparatoria avvenuta vicino a casa, in via Vicinale Marche a Pero, frazione di Breda di Piave, ha invitato i tre cacciatori ad abbandonare il campo coltivato a radicchio rosso di Treviso, una coltura facilmente danneggiabile oltre che dai cacciatori anche dai loro cani da caccia, ottenendo come risposta il violento pestaggio.

Il povero anziano dopo il pestaggio ha chiesto aiuto ai famigliari ed è stato portato al pronto soccorso dove gli è stata riscontrata una brutta frattura ad una gamba, oltre a gravi contusioni ed ecchimosi sparse su tutto il corpo, ottenendo un certificato medico con una prognosi di ben 40 giorni.

I cacciatori, oltre ad aver commesso dei reati previsti dal codice penale relativi al pestaggio, hanno commesso un’infrazione alla legge sulla caccia che sanziona chi esercita la caccia in colture specializzate.

Esprimo tutta la mia solidarietà a questo anziano agricoltore rimanendo a disposizione per qualsiasi aiuto legale tramite i nostri avvocati” – ha commentato Andrea Zanoni presidente della Lega Abolizione Caccia del Veneto, che ha aggiunto: “Questi tre vigliacchi ed incivili che se la prendono con un anziano inerme rompendogli una gamba dovrebbero essere oggetto di arresto immediato e sequestro delle armi.

 

Se i cacciatori veneti oggi fanno gli arroganti e si ritengono padroni in casa di altri è a causa dei politici locali che negli anni li hanno assecondati con leggi e leggine a loro favore fatte anche in contrasto delle Direttive comunitarie come per la caccia in deroga.

Mi viene poi in mente l’intervento di Zaia da ministro per liberare un cacciatore arrestato in Croazia per bracconaggio e gli esami di caccia fasulli di Muraro e Gobbo: gravi e cattivi esempi di spregio alle leggi per tutti i cacciatori.

Il presidente della provincia Leonardo Muraro, che tollera l’attuale Far West delle doppiette nostrane, recentemente è intervenuto in stile nazista proponendo la fucilazione sul posto di tre poveracci sorpresi a rovistare nei rifiuti degli alluvionati; oggi invece, di fronte ad un pestaggio di inaudita violenza, non dice nulla; evidentemente perché non si tratta di tre bosniaci ma di tre figuri di razza padana.

All’assessore provinciale alla caccia Mirco Lorenzon che solo ora parla di tolleranza zero chiedo di scrivere subito una lettera alla questura per il ritiro della licenza di caccia ai tre cacciatori, vedilo se lo farà o se ha la coda di paglia.

 

LAC Lega Abolizione Caccia - Sezione del Veneto - via Cadore, 15/C int.1 - 31100 Treviso Info: 347 9385856 email: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. - web: www.lacveneto.it

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http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=127983&sez=NORDEST

 

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Arrestato il «mostro di Cassibile»

29.11.2010

È Giuseppe Raeli, 69 anni: contestati 8 omicidi e uno mancato. Avrebbe agito per vendetta per motivi di soldi

Ha seminato terrore e morte tra il 1997 e il 2004 nel sobborgo di Siracusa

 

SIRACUSA - Ha fallito il suo nono bersaglio e gli è stato fatale. Il serial killer di Cassibile, che ha seminato terrore e morte tra il 1997 e il 2004, nel sobborgo a dieci chilometri di Siracusa, è stato preso. Si tratta di Giuseppe Raeli, detto Pippo, 69 anni, sposato e padre di due figli, un maschio e una femmina, ufficialmente autotrasportatore. Lo hanno catturato i carabinieri della Compagnia di Siracusa, nel cuore della notte, contestandogli otto omicidi e uno mancato. I militari prima di entrare in azione hanno cinturato un intero

 

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quartiere poi hanno bussato alla porta di casa di Raeli. Erano le 3,50 del mattino quando è scattata l’irruzione nella villetta su due piani di via dei Gigli. «Cosa volete?», ha detto ai carabinieri la moglie del presunto serial killer. «Cerchiamo suo marito», le hanno risposto, «lo svegli». Quello che gli inquirenti definiscono il mostro di Cassibile, si è lasciato arrestare senza opporre resistenza. Il capitano Enrico Pigozzi, dopo avergli notificato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal gip, su richiesta dei pubblici ministeri. Antonio Nicastro, Caterina D’Allitto e dal procuratore capo di Siracusa, Ugo Rossi, ha disposto il trasferimento dell’indagato al comando provinciale di Siracusa, a bordo di un blindato, scortato da due Gazzelle.

AVVOCATO - Nelle fasi dell’arresto, era presente anche Giambattista Rizza, l’avvocato difensore di Raeli. «Il mio assistito è una brava persona», ha detto il legale. «Non conosco il contenuto dell’ordinanza di custodia cautelare, so soltanto che era stato indagato un anno e mezzo fa per il ferimento di un uomo. Dico soltanto che dieci anni fa controllarono i suoi fucili da caccia, ma non scaturì alcun indizio di colpevolezza».

 

 

FUCILE CALIBRO 12 - Sono stati momenti terribili in quella villetta diventata un inferno con decine di carabinieri che l’hanno messa sottosopra con attente perquisizioni in cerca di ulteriori indizi che dimostrino la colpevolezza del mostro. I carabinieri di Siracusa sono arrivati a Raeli dopo un tentato omicidio avvenuto nell’aprile del 2009, quando il serial killer di Cassibile che da cinque anni non aveva più imbracciato il suo fucile calibro 12, stabilisce che un imprenditore agricolo deve essere punito con la morte. La dinamica dell’agguato è identica a quella che per tredici anni ha terrorizzato i 5 mila residenti della piccola comunità siracusana. Il serial killer si nasconde dietro un cespuglio e spara con il suo fucile automatico. Questa volta il bersaglio del mostro viene ridotto in un colabrodo, ma l’imprenditore agricolo, seppur gravemente ferito, riesce a vincere la sua battaglia per la vita. Il luogo dell’arresto (Aldo Maltese) Il luogo dell’arresto (Aldo Maltese)

OMERTÀ - In una prima fase la vittima non parla, è reticente. Poi gli inquirenti lo convincono ad abbattere il muro di omertà affinché altri innocenti non paghino con la morte la follia omicida del mostro. Così l’ultima vittima, racconta, fa i nomi dei suoi potenziali nemici. Partono le indagini e i carabinieri arrivano a Raeli. Entra in gioco il Ris di Messina che analizza i bossoli del fucile da caccia del presunto mostro e poi le scarpe che il serial killer avrebbe indossato al momento degli agguati. I bossoli sarebbero stati uguali, così come le impronte lasciate nei luoghi dei delitti. Dieci anni fa dopo i primi tre delitti del mostro, polizia e carabinieri passarono al setaccio l’intero sobborgo, controllando tutti coloro che avevano il porto d’armi. In quella circostanza nel garage di casa Raeli furono prelevati dieci fucili da caccia che deteneva legalmente per gli esami di laboratorio, ma l’esito fu negativo.

MOVENTE - Ma quale sarebbe stato il movente che avrebbe portato il presunto mostro ad essere così spietato con le vittime? Lo dirà questa mattina alle 10,30 il procuratore della Repubblica di Siracusa, Ugo Rossi, nel corso di una conferenza stampa. È trapelato, soltanto, che il mostro uccideva per vendetta. Avrebbe fatto fuori coloro che riteneva fossero suoi creditori, per lavori manuali fatti in case o appezzamenti di terra delle vittime. Il ritardo delle somme dovutegli, avrebbe fatto scattare la follia omicida. Corrado Maiorca 29 novembre 2010

http://www.corriere.it/cronache/10_novembre_29/cassibile-mostro-arrestato_b2c69cf4-fb81-11df-bfbe-00144f02aabc.shtml

 

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Spara al cervo dalla finestra: denunciato

 

29 Novembre 2010

Belluno. Vede un cervo avvicinarsi alla sua casa, nel centro di Santo Stefano di Cadore, e lo abbatte sparandogli con il fucile dalla finestra di casa, senza curarsi della possibilità di colpire un passante. Per questo i carabinieri hanno denunciato l’uomo per il reato di «esplosioni pericolose». Cacciatore da sempre,

 

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l’indagato ha sparato con il proprio fucile alcuni colpi i cui botti hanno impensierito gli abitanti, che hanno chiamato il 112. I militari dell’Arma sono arrivati mentre l’uomo stava rimuovendo la carcassa dell’animale.

 

A seguito di accertamenti balistici, i carabinieri hanno accertato la dinamica dell’accaduto e, a quel punto, hanno denunciato il cacciatore, avanzando anche una proposta alla Prefettura di Belluno per il ritiro del porto d’armi.

Fonte: http://www.vittimedellacaccia.org/storie-di-ordinaria-follia/1275-spara-al-cervo-dalla-finestra-denunciato-.html

 

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Ravenna: sparano di notte vicino ad alcune case: denunciati due cacciatori

 

04.12. 2010

La scorsa notte si erano messi a sparare in un campo di Villanova di Bagnacavallo, in provincia di Ravenna, a due passi dalle case. Un residente ha chiamato i carabinieri, che poco dopo hanno identificato e denunciato a piede libero i due improvvisati cacciatori, per porto abusivo di armi ed esplosioni pericolose. I due si sono giustificati sostenendo che volevano solo prendere una volpe che aveva loro attraversato la strada. L’arma, un fucile calibro 12, è stata sequestrata. (ANSA)

http://www.vittimedellacaccia.org/bracconaggio/1298-ravenna-sparano-di-notte-vicino-ad-alcune-case.html

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Padre e figlio puntano fucili sui poliziotti - arrestati due cacciatori a Camaiore

 

06.12.2010

Sorpresi in zona vietata, hanno diretto le armi sugli agenti della polizia provinciale e poi sono scappati. Scoperti dai carabinieri in una colonica dove si erano rifugiati, nascondevano anche armi da guerra

 

Due cacciatori di Camaiore, padre e figlio, uno di 44 anni, l'altro di 22, sono stati arrestati dai carabinieri per minaccia aggravata e possesso e detenzione illecito di armi e munizioni da guerra dopo che, sabato scorso, avrebbero minacciato con un fucile agenti della polizia provinciale che li avevano sorpresi nei boschi del Parco delle Apuane, a Lucese, area dove non si può cacciare.

 

I due hanno puntato l'arma contro gli agenti tentando di scappare, ma la loro fuga non è durata molto. I carabinieri, avvisati dagli agenti minacciati, li hanno trovati dentro una colonica a Gombitelli (Lucca), dove c'erano sette fucili, due pistole, armi da guerra, munizioni e una bomba a mano, tutto materiale che è stato sequestrato. Adesso il padre si trova in carcere, mentre il figlio è agli arresti domiciliari.

Fonte:http://firenze.repubblica.it/cronaca/2010/12/06/news/padre_e_figlio_puntano_fucili_sui_poliziotti_arrestati_due_cacciatori_a_camaiore-9895509/

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Barletta, ricompare laghetto «fantasma» per la caccia di frodo.

06.12.2010. BARLETTA - Appare e scompare come d'incanto ogni anno. E ricompare soprattutto nel periodo invernale il laghetto fantasma nel tratto di costa tra Barletta e Trani e ridosso della zona industriale. Si tratta di uno specchio d’acqua di circa 6mila metri quadrati di terreno agricolo situati in zona «Madonna dello sterpeto», che annualmente nel

 

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periodo della stagione venatoria viene colmato con acqua di mare prelevata dall’adiacente tratto di mare e come ogni anno ricompare anche il solito appostamento fisso con tre sedie... quelle necessarie per garantire continui episodi di caccia illegale.

Eppure solo due anni fa quel laghetto su sottoposto a sequestro dalla Guardia di finanza su ordine della Procura della Repubblica di Trani per violazioni alle norme paesaggistiche. Inoltre fu chiesta dalla Procura l'immediata bonifica. A distanza di soli due anni la situazione è tornata come prima il laghetto è ricomparso e puntualmente si va a caccia: Il Wwf sollecita quindi nuovi controlli da parte delle forze di polizia e come è possibile che le forze di polizia in quanto da una verifica già effettuata presso i competenti uffici provinciali non vi sono provincia autorizzazioni per appostamenti fissi di caccia?

 

«Com’è possibile far cacciare in una zona circondata da terreni agricoli e da aziende in cui vi è continua presenza di agricoltori e operai? - si chiede Pasquale Salvemini, del Wwf-Fondo mondiale per la natura - come è possibile modificare l'assetto morfologico di quella zona senza nessun tipo di autorizzazione da parte del demanio regionale e del comune? Insomma una serie di domande che si spera non troveranno risposta solo quando ci scapperà un eventuale incidente di caccia».

 

Fonte:http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/GdM_dallapuglia_NOTIZIA_01.php?IDNotizia=387725&IDCategoria=11

 

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Sparò all'ex-inquilina, 1 anno e 4 mesi di carcere

 

09.12.2010 Busto Arsizio. A. E. aveva sparato con un fucile a pallini verso Loredana Siciliano in un cortile di Sumirago.

Secondo il pm e i giudici senza l'intenzione di uccidere, per questo il tentato omicidio è stato derubricato a lesioni aggravate

Aveva sparato alla sua ex-inquilina con un fucile da caccia e in un'altra occasione aveva violato il suo domicilio e aveva tentato di strozzarla: per questo A.E. 75enne residente in una corte di Quinzano, frazione di Sumirago, è stato condannato dal collegio giudicante presieduto dal presidente Toni Adet Novik, ad 1 anno per lesioni aggravate e 4 mesi di carcere per violenza e minacce (questi ultimi riferiti ad un altro capo d'imputazione riguardante sempre gli screzi tra A.E. e l'ex-inquilina).

 

Il fatto avvenne nella tarda sera del 22 ottobre 2007, proprio nel cortile del caseggiato (nella foto), la vittima si chiama Loredana Siciliano e quel giorno era tornata in quel luogo per recuperare il suo cagnolino dopo che lo stesso A.E.l 'aveva sfrattata dall'abitazione perchè non pagava regolarmente il fitto. Quella sera l'uomo imbracciò il fucile Beretta caricato a pallini e sparò in direzione della donna ma ad un'altezza tale che solo qualche pallino della rosata la colpì alla testa causandole lesioni, fortunatamente, non gravi. Per lui il pubblico ministero Silvia Isidori aveva chiesto 3 anni per lesioni aggravate (inizialmente fu accusato di tentato omicidio), violenza e minacce.

Alla lettura della sentenza era presente lo stesso A.E. che ora ha 75 anni e si muove con l'ausilio di un supporto. Nonostante i problemi di salute "Braccio di ferro", come lo hanno soprannominato i suoi compaesani, ha voluto essere presente al fianco del suo legale Alfonso Ceron. L'avvocato di parte civile Matteo Pelli aveva sostenuto la tesi del tentato omicidio: «Se la mia cliente fosse arrivata in quella corte indossando scarpe con i tacchi ssaremmo qui a raccontare una cosa diversa - ha detto a margine dell'udienza visibilmente insoddisfatto - se non ci fosse stata l'intenzione di uccidere avrebbe sparato in aria e non a 180 cm di altezza. Inoltre non avrebbe atteso che si accendesse la luce, segno evidente che voleva riconoscere la sagoma della donna per colpirla».

 

La pm ha usato esattamente le stesse motivazioni per sostenere la tesi contraria aggiungendo che l'uomo, esperto cacciatore, conosceva bene le potenzialità dell'arma. Secondo la Isidori l'uomo ha sparato ad un

 

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altezza di trenta centimentri superiore a quella della donna, e ha atteso l'accensione della luce per evitare di colpirla, per questi motivi è difficile stabilire la volontà di uccidere . L'intenzione, certamente, era quella di provocare lesioni. Solo due pallini, infatti, hanno colpito la testa della donna. «Pallini che - ha dichiarato il difensore della donna - nessun chirugo può asportare e che rimarranno tutta la vita tra la cute e la scatola cranica della Siciliano».

Fonte: http://www3.varesenews.it/gallarate_malpensa/articolo.php?id=190220

 

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Foggia: bracconieri sparano ad un Consigliere Provinciale

GEAPRESS| 10 dicembre 2010 . Voleva allontanare i bracconieri dall’azienda di famiglia di “Monte Nero” (FG). Per tutta risposta gli hanno sparato. La brutta avventura è capitata al  Consigliere provinciale Nicandro Marinacci e alla sua famiglia. Il tutto denunciato ai Carabinieri. Lo stesso  Marinacci non esclude che il colpo sparato potesse non essere solo a scopo intimidatorio. L’area di Monte Nero ricade all’interno del Parco del Gargano e pertanto è interdetta all’attività venatoria.

http://www.geapress.org/brevi/foggia-bracconieri-sparano-ad-un-consigliere-provinciale/9427

 

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Il massacro degli animali, ora anche on line

 

10.12. 2010 - Si può ammazzare qualunque animale, dal leone, all’ippopotamo, dall’orso bruno al lupo. E’ sufficiente collegarsi al sito http://www.safariinternational.com/it/, registrarsi e pagare. Ma è legale tutto questo? E se non lo è perché non intervengono le autorità?

Ciao Beppe, voglio segnalarti che non c’è limite al peggio. Si organizzano safari per la caccia di lupi, leoni, orsi polari. Mettono anche il prezzo per ammazzare una certa specie di animale, oltre ai costi della vacanza. Addirittura c’è una sezione trofei con foto di animali uccisi tra cui lupi, leoni, orsi polari, ippopotami, stambecchi, ecc. Ci sono anche le tariffe esposte per partecipare. Ammazzare un lupo costa 3mila euro. Un cinghiale maschio 1.500, femmine e piccoli 300. Ammazzare un leone costa 15mila dollari + una tassa di abbattimento. Ammazzare un leopardo costa 10mila dollari + tassa di abbattimento. Ammazzare un orso polare costa 35mila dollari canadesi. Mi sembra incredibile che ciò sia legale. Mi sembra incredibile che ciò sia umano…”.Marco L.

http://www.express-news.it/assurdo/il-massacro-degli-animali-ora-anche-on-line/

 

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Centrano automobile durante una battuta di caccia al cinghiale sulla A5, quattro cacciatori identificati

20.12.2010

VERRES. Non ha fortunatamente avuto gravi conseguenze l'incidente di caccia avvenuto ieri intorno alle 12.30 sull'autostrada A5 tra Quincinetto ed Ivrea, quando un'automobile che procedeva verso Torino è stata centrata da un proiettile sparato da un gruppo di cacciatori in cerca di cinghiali.

 

Il proiettile ha sfondato il lunotto della vettura, su cui viaggiavano un uomo di 31 anni di Verrès ed il figlio, e si è conficcato nel baule posteriore senza provocare feriti.

La polizia stradale di Torino ha fermato ed identificato quattro cacciatori, tutti residenti in provincia di Torino. Potrebbero essere denunciati per spari in luogo pubblico e tentato omicidio. Possibile anche la revoca del porto d'armi.

http://www.aostaoggi.it/2010/dicembre/20dicembre/news20661.htm

 

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L'agricoltore li aveva invitati ad andarsene, ma le due «doppiette» l'hanno aggredito

14.01.2011. FREGONA. Treviso. Due cacciatori finiscono nei guai per lesioni e tentata rapina. Si erano introdotti in una proprietà privata per cacciare e avevano aggredito il proprietario. Non contenti gli avevano rubato la macchina fotografica dove erano stati immortalati. Ieri sono stati denunciati dai carabinieri di Vittorio Veneto. A portarli sulle loro tracce proprio le immagini scattate. L'episodio risale al giorno dell'Epifania. Un giovane agricoltore di Fregona telefona ai carabinieri. Racconta di essere stato aggredito nella sua proprietà a Castion. L'agricoltore stava eseguendo dei lavori di manutenzione nel suo terreno agricolo.

 

All'improvviso nota nell'area privata i due cacciatori. Li invita ad uscire dal fondo agricolo. Ma niente. Le due «doppiette» non vogliono sentir ragione e continuano la battuta di caccia. A quel punto l'uomo prende la macchina fotografica e inizia a immortalare i due intrusi. Che presi dalla rabbia lo malmenano. Il giovane è costretto a ricorrere alle cure del pronto soccorso dell'ospedale di Vittorio Veneto. Le ferite sono state giudicate dai sanitari guaribili in dieci giorni.

 

Le indagini dei carabinieri scattano immediatamente. Dopo alcuni giorni viene ritrovata la macchina fotografica digitale. I militari la recuperano nei boschi grazie a un meticoloso sopralluogo. Proprio dalle immagini, gli uomini dell'Arma sono riusciti a dare un volto e un nome ai due cacciatori. Ieri sono stati denunciati in stato di libertà all'autorità giudiziaria. L'accusa è di tentata rapina in concorso e lesioni personali ai danni dell'agricoltore di Fregona. Un caso analogo era successo a Colle Umberto nel mese di ottobre.

Un professionista era stato aggredito da due uomini che erano entrati nel giardino della sua abitazione per cacciare. Uno gli aveva puntato il fucile e l'altro lo aveva colpito alla mano con il calcio dell'arma da fuoco. Intanto il comando dei carabinieri di Vittorio Veneto sta intensificando l'attività di prevenzione attraverso il controllo delle armi e per verificarne la corretta manutenzione. I servizi preventivi e repressivi sono stati spostati anche verso i luoghi di caccia come le zone del Cansiglio. L'obiettivo è di poter prevenire eventi criminosi o disgrazie.

 

Fonte:http://tribunatreviso.gelocal.it/cronaca/2011/01/14/news/malmenato-dai-cacciatori-nel-suo-giardino-3180984

 

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Indagini sui macelli clandestini di cinghiali. Recapitata una pallottola, «palla» in gergo, a Guardia venatoria che indaga.

 

Un proiettile calibro 308 Winchester. La tipica munizione per la caccia al cinghiale.

Tigullio, macelli clandestini di cinghiali. 23.01.2011 - All’inizio erano solo “voci”: «Macelli clandestini utilizzati dai bracconieri per sezionare, pulire e preparare la carne dei cinghiali abbattuti illegalmente». “Soffiate”, indiscrezioni non confermate cui è stato opposto un silenzio che gli inquirenti non esitano a qualificare come «omertoso». E però qualcosa di fondato nei sussurri raccolti nell’entroterra del Levante c’è, eccome. È stato sufficiente porre le domande giuste, scavare un poco più a fondo per far tremare i cacciatori di frodo, per indurli a usare toni criminali. A una guardia venatoria che da oramai due anni indaga sui macelli clandestini, qualcuno ha recapito una pallottola. Busta chiusa, lasciata nella casella postale dell’abitazione privata. Dentro, un proiettile calibro 308 Winchester. Si tratta della tipica munizione per la caccia al cinghiale. Una «palla», per dirla in gergo, grossa così, ideata specificamente per il tiro di precisione e capace di stendere un ungulato adulto. La guardia venatoria, bersaglio dell’intimidazione ma per nulla spaventata,

DOSSIER VITTIME DELLA CACCIA

s’è recata dalle forze dell’ordine e ha consegnato la pallottola. Quindi è tornata sui monti del Tigullio per scovare i macelli clandestini e snidare i bracconieri.

Fonte: http://www.ilsecoloxix.it/p/levante/2011/01/23/AN5e5VeE-macelli_clandestini_cinghiali.shtml

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Caccia: un video choc denuncia le illegalità a Lampedusa

Roma, 27 gen. (Adnkronos) - Cacciatori che sparano a tutto cio' che vola, anche se la caccia a Lampedusa e' autorizzata al solo coniglio selvatico. Che uccidono specie protette e maltrattano gli uccelli in un clima di assoluta mancanza di controlli. C'e' anche un piviere che viene ferito e ucciso 'per divertimento'. E' quanto mostra un filmato della Lipu, realizzato da alcuni volontari e pubblicato da oggi sul sito www.geapress.org. Il video riprende cacciatori che sparano illegalmente agli uccelli migratori (allodole, pispole e pivieri) per poi divertirsi nel fare il tiro al bersaglio con un piviere dorato ferito e incapace di volare: fatto allontanare con un calcio, il volatile viene poi richiamato con un fischietto e massacrato a colpi di fucile.

In giro per l'isola, resti di teste, ali e corpi spezzati. Le scene di caccia illegale sono state riprese da due volontari Lipu durante quattro giorni di appostamenti, nascosti dietro i muretti a secco. I numerosi cacciatori visti in dicembre a Lampedusa, locali ma anche provenienti dal centro e nord Italia, non erano sul posto per cacciare i conigli, cosi' come autorizzato dalla Regione Sicilia nelle Zone a Protezione Speciale fino al 15 dicembre. "Gli uccelli -testimoniano gli autori del filmato- attirati da potenti richiami elettromagnetici, vagavano come schegge impazzite da un capo all'altro dell'isola, fino a quando, se non venivano impallinati, decidevano per evitare guai di riprendere il viaggio in mare". Fonte: http://www.libero-news.it/articolo.jsp?id=656489

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Denunciato cacciatore piacentino per aggressione di guardia venatoria

 

29.01.2011 - Piacenza - La squadra mobile ha denunciato un cacciatore piacentino di 45 anni che di recente avrebbe aggredito una guardia venatoria volontaria (anche lui piacentino di circa 60 anni) che lo aveva sorpreso una mattina nella zona di Gossolengo mentre nascondeva della selvaggina appena uccisa per evitare di smarcarla dalla tessera di caccia, una procedura alla quale invece sono tenuti rigorosamente i cacciatori in base al regolamento provinciale. I due avevano avuto una discussione al termine della quale il 45enne colto in fallo avrebbe spinto a terra la guardia, mandandolo all'ospedale con la frattura di una costola e una prognosi di circa tre settimane.

Fonte: http://www.piacenza24.eu/Cronaca/28989-Denunciato%20cacciatore%20piacentino%20per%20aggressione%20di%20guardia%20venatoria.html

 

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