Associazione Vittime della caccia

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Forlì-Cesena: Lo scandalo della caccia nel demanio

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Dovrà anche essere modificato il Piano faunistico venatorio, secondo l’iter previsto dalla Legge regionale, compresa la relativa valutazione di incidenza.
La provincia di Forlì coglie al volo il favore concesso dalla Giunta regionale e dal luglio 2010 approva alcune delibere recanti proposte di istituzione per 5 anni di zone di ripopolamento e cattura (Zrc).
Due di tali delibere hanno un contenuto che con un eufemismo può definirsi assai discutibile, che configurano aperte violazioni di legge, se non veri e propri reati.
La prima di esse propone di istituire la zona di ripopolamente e cattura Forlì est di superfice geografica di 2.399 ettari e di superficie Asp di 1.520 ettari.
La seconda delibera istituisce la zona di rifugio Cesena Nord con superficie geografica di circa 2.300 ettari e superficie Asp da destinare a Zrc di circa 1.500 ettari.
Tali zone dovrebbero essere costituite, ai fini della protezione della fauna selvatica, da specifici territori di particolare rilevanza ai fini della conservazione della fauna e dovrebbero essere individuati in ragione del Valore naturalistico complessivo (Vnc) secondo quanto stabilito dalla legge e avere la finalità di «favorire la riproduzione naturale della selvaggina; di determinare, mediante l’irradiamento naturale, il ripopolamento di territori contigui».

Invece le due zone di ripopolamento, “Forlì est” e “Cesena nord” definiscono come territorio agrosilvo pastorale amplissime zone densamente edificate.
Sono spacciati per terreni di particolare rilevanza ai fini consevazionistici, zone definibili di sprawl urbano, lotti recintati in attesa di edificazione, lotti interclusi, intere lottizzazioni, rotatorie, svincoli, aree industriali con sovrastanti capannoni, estese zone residenziali, l’aeroporto di Forlì compreso il suo parcheggio, la tangenziale e l’asse di arroccamento con i relativi svincoli, l’ipermercato e i suoi parcheggi, il nuovo consorzio agrario, l’area dove sostano i circhi, una parte considerevole dell’area per autotrasporto, la nuova sede della Tecnogym, aree adiacenti all’autoporto, il parcheggio e l’area di rispetto di un cimitero, ecc...
Raggiunto così il 20% di territorio “sottratto alla caccia”, Provincia e Regione passano alla seconda fase: la prima delibera una nuova proposta con la quale, adottando il principio della compensazione (?) costituisce su circa 7.000 ettari di demanio 11 oasi mentre destina alla caccia gli altri 5.000 ettari di terreni nei quali le doppiette non erano mai entrate.

Come “compensazione” nelle oasi vengono compresi altri terreni non demaniali, circa di pari superfice di quelli aperti, alcuni di scarso valore naturalistico complessivo, altri strategicamente posti in mezzo a zone di caccia in modo tale che la fauna delle oasi possa costituire un ottimo bersaglio per i cacciatori che le circondano.
Una operazione così maldestra, espressamente non consentita dalla legge, che pone un divieto assoluto di caccia nelle zone demaniali, con l’unica eccezione che venga dimostrato che in esse non esistono condizioni per la sosta e la riproduzione della fauna selvatica trova incredibilmente il consenso dell’Ispra.
L’Ispra, in solo 6 ore, pausa pranzo compresa, dalle 10:48 del mattino, ora del fax in arrivo privo degli allegati necessari, alle 16:58 dello stesso giorno, esamina un’estensione territoriale di oltre 17mila ettari di aree di pregio naturalistico assoluto di cui 12mila ettari da inserire in zone di protezione e 5mila ettari di foresta demaniale incontaminata da aprire all’attività venatoria.
Si tratterebbe di una performance da Guiness dei primati, ma si deve escludere che l’Ispra si sia conformata ai compiti attribuitigli dalla legge: infatti, l’ente ha rinunciato ad effettuare la disamina tecnica di sua competenza sulla vocazione delle aree demaniali aperte alla caccia alla riproduzione e alla sosta della fauna selvatica e, incredibilmente, ha espresso un opinione favorevole sulle «argomentazioni a supporto della proposta della Amministrazione» concordando sul «nuovo assetto pianificatorio che si verrebbe a creare» pur non essendo in alcun modo titolare del potere di esprimersi su scelte di pianificazione faunistico-venatoria.

In seguito, la Regione, anch’essa con insolita rapidità, in 20 giorni dalla delibera provinciale del 12 ottobre, il 3 novembre 2010, acquisito il parere dell’Ispra, approva «la proposta di utilizzo del patrimonio forestale regionale ricadente nella provincia di Forlì-Cesena» e dà atto «che la Provincia dovrà provvedere all’istituzione di dieci oasi di protezione della fauna e di una Zrc.
E mentre subordina «l’apertura all’esercizio dell’attività venatoria nelle parcelle del patrimonio forestale regionale» al raggiungimento effettivo del 20% mediante Zrc», che richiedono un lungo iter, consente che venga utilizzato un altro strumento più rapido, le «Zone di rifugio» a garanzia della compensazione dei terreni del patrimonio forestale da destinare all’esercizio venatorio.
Si deve fare presto e perché i cacciatori non debbano attendere ancora la Regione addirittura esenta la Provincia dal dover modificare il Piano faunistico venatorio.
è fatta, dal giorno dopo le doppiette entrano nei 5mila ettari di demanio forestale da sempre preclusi alla caccia con le conseguenze che ciascuno può immaginare.
Agli ambientalisti non resta al solito che un costoso ricorso al Tar, che vergognosamente rigetta la richiesta di sospensiva con motivazioni penose, e il successivo ricorso al Consiglio di Stato la cui udienza è fissata il 24 maggio.

Fonte: www.costituentecologista.it

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