Associazione Vittime della caccia

organizzazione di volontariato senza fine di lucro ai sensi della Legge 266-91

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Associazione Vittime della Caccia

Caccia: 14 persone fucilate, 5 i morti, 1 bambina ferita

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Associazione Vittime della caccia - COMUNICATO STAMPA 30.09.2017

CACCIA: 14 persone fucilate, 5 i morti, 1 bambina ferita.

AVC stigmatizza il disegno del governo e invita le altre Associazioni ad una protesta comune.

Caccia, a pochi giorni dall'apertura è già allarme sociale: 14 le persone vittime di cacciatori dal 1 al 30 settembre  (stagione iniziata il 17 settembre, salvo preaperture).

Due i feriti non cacciatori (una bambina nel giardino di casa), cinque i cacciatori morti, sette i feriti.

Non si contano - perchè troppi - gli animali impallinati, sia domestici, che selvatici tutti continuano a cadere sotto il piombo anche illegale dei cacciatori, nonostante una situazione ambientale da blocco immediato dellì'attività venatoria ed attivazione di un osservatorio speciale.

A nulla è valsa la richiesta di sospensione avanzata da tutte le Associazioni ambientaliste ed animaliste a causa della grave siccità di questa estate e dell'emergenza incendi che hanno causato la morte di milioni di animali selvatici e la distruzione dei loro habitat naturali.


Il Ministero dell'Ambiente ha latitato e continua a latitare, occupandosi però di lasciare mano libera agli interessi venatori, in barba a leggi dello Stato che rappresentano i fondamenti della tutela ambientale e faunistica in Italia, frutto di anni di battaglie democratiche.

Le aree boscate incendiate infatti sarebbero per legge interedette per dieci anni alla caccia (3 secondo i consigli ISPRA), grave e incomprensibile appare il disegno di questo governo di rimettere mano anche alla legge sui Parchi ed aree naturali consegnandole a chi ne farà attività di lucro e sfruttamento, espropriando di fatto il diritto del legittimo proprietario ad usufruirne, il cittadino comune, tutti noi!

L'Associazione Vittime della caccia, in qualità di associazione riconosciuta e registrata presso il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (con D.M. 0000025 del 16.01.2014), propone alle altre Associazioni iscritte di riflettere circa l'opportunità e l'utilità di restare all'interno di un dicastero che disattende sistematicamente la sua naturale funzione di tutela dellì'ambiente e della fauna selvatica. Conosciamo bene l'iter farraginoso per ottenere il riconoscimento, ma a fronte di tali negligenze si rende necessaria una chiara azione di protesta comune alle Associazioni che realmente hanno a cuore animali ed ambiente.

Solo una risposta collettiva darebbe un chiaro segnale di distanza e disapprovazione delle politiche ambientali sin qui portate avanti dal Ministro Galletti e dal suo governo.

 

Associazione Vittime della caccia  - 30 settembre 2017


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SENTENZA DELLA CORTE COSTITUZIONALE N.139/2017-CACCIA-LIGURIA

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AVC LEX

SENTENZA DELLA CORTE COSTITUZIONALE N.139/2017 - CACCIA - LIGURIA ( legittimità costituzionale degli artt. 88, 89, comma 1, 92 e 93 della legge della Regione Liguria 30 dicembre 2015, n. 29)

Sentenza 139/2017 (ECLI:IT:COST:2017:139)
Giudizio: GIUDIZIO DI LEGITTIMITÀ COSTITUZIONALE IN VIA PRINCIPALE
Presidente: GROSSI - Redattore: LATTANZI
Udienza Pubblica del 23/05/2017;    Decisione  del 23/05/2017
Deposito del 14/06/2017;   Pubblicazione in G. U. 21/06/2017 n. 25
Norme impugnate: Artt. 88, 89, c. 1°, 92 e 93 della legge della Regione Liguria 30/12/2015, n. 29.
Massime: 39321 39322 39323 39324 39325 39326 39327 39328
Atti decisi: ric. 7/2016

 

SENTENZA N. 139

ANNO 2017


REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE COSTITUZIONALE

composta dai signori: Presidente: Paolo GROSSI; Giudici : Giorgio LATTANZI, Aldo CAROSI, Marta CARTABIA, Mario Rosario MORELLI, Giancarlo CORAGGIO, Giuliano AMATO, Silvana SCIARRA, Daria de PRETIS, Nicolò ZANON, Franco MODUGNO, Augusto Antonio BARBERA, Giulio PROSPERETTI,


ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nel giudizio di legittimità costituzionale degli artt. 88, 89, comma 1, 92 e 93 della legge della Regione Liguria 30 dicembre 2015, n. 29, recante «Prime disposizioni per la semplificazione e la crescita relative allo sviluppo economico, alla formazione e lavoro, al trasporto pubblico locale, alla materia ordinamentale, alla cultura, spettacolo, turismo, sanità, programmi regionali di intervento strategico (P.R.I.S.), edilizia, protezione della fauna omeoterma e prelievo venatorio (Collegato alla legge di stabilità 2016)», promosso dal Presidente del Consiglio dei ministri, con ricorso notificato il 29 febbraio-3 marzo 2016, depositato in cancelleria il 3 marzo 2016 ed iscritto al n. 7 del registro ricorsi 2016.

Visto l’atto di costituzione della Regione Liguria;

udito nell’udienza pubblica del 23 maggio 2017 il Giudice relatore Giorgio Lattanzi;

uditi l’avvocato dello Stato Pietro Garofoli per il Presidente del Consiglio dei ministri e l’avvocato Emanuela Romanelli per la Regione Liguria.


Ritenuto in fatto

1.– Con ricorso spedito per la notificazione il 29 febbraio 2016 e depositato il successivo 3 marzo (reg. ric. n. 7 del 2016), il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale dello Stato, ha promosso questioni di legittimità costituzionale degli artt. 88, 89, comma 1, 92 e 93 della legge della Regione Liguria 30 dicembre 2015, n. 29, recante «Prime disposizioni per la semplificazione e la crescita relative allo sviluppo economico, alla formazione e lavoro, al trasporto pubblico locale, alla materia ordinamentale, alla cultura, spettacolo, turismo, sanità, programmi regionali di intervento strategico (P.R.I.S.), edilizia, protezione della fauna omeoterma e prelievo venatorio (Collegato alla legge di stabilità 2016)», in riferimento all’art. 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione.

Le disposizioni impugnate si inseriscono nel testo della legge della Regione Liguria 1° luglio 1994, n. 29 (Norme regionali per la protezione della fauna omeoterma e per il prelievo venatorio), aggiungendo nuove previsioni.

L’art. 88 impugnato, che inserisce un comma 8-bis nell’art. 16 della legge regionale n. 29 del 1994, permette, dal 15 agosto alla seconda domenica di settembre, l’addestramento e l’allenamento dei cani da caccia sul territorio venatorio, con esclusione delle zone indicate dal comma 1.

Il ricorrente osserva che, in base all’art. 10, comma 7, della legge 11 febbraio 1992, n. 157 (Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio), i periodi per l’addestramento e l’allenamento dei cani da caccia sono stabiliti con i piani faunistico-venatori provinciali. La normativa statale, che esprime una regola inderogabile attinente alla tutela dell’ambiente e dell’ecosistema (art. 117, secondo comma, lettera s, Cost.), prescriverebbe perciò di adottare a tal fine il piano faunistico-venatorio, non consentendo il ricorso alla legge-provvedimento.

Inoltre non sarebbero permessi l’addestramento e l’allenamento dei cani da caccia in un periodo di chiusura dell’attività venatoria.

L’art. 89, comma 1, che aggiunge un comma 1-bis all’art. 18 della legge regionale n. 29 del 1994, consente a chi abbia optato per una delle forme di caccia indicate dal comma 1 di esercitare la caccia, a certe condizioni, per quindici giorni anche in una delle altre forme.

Il ricorrente rileva che l’art. 12, comma 5, della legge n. 157 del 1992 impone, invece, di praticare la caccia esclusivamente in una delle tre forme indicate, e anche in questo caso esprime una regola inderogabile attinente alla tutela dell’ambiente e dell’ecosistema (art. 117, secondo comma, lettera s, Cost.).

L’art. 92 sostituisce l’art. 35 della legge regionale n. 29 del 1994. In particolare, il nuovo comma 9 permette di recuperare i capi feriti facendo uso delle armi anche nelle giornate di silenzio venatorio e al di fuori degli orari di caccia.

Il ricorrente osserva che l’abbattimento e la cattura della fauna selvatica con l’uso delle armi costituisce esercizio venatorio ai sensi dell’art. 12, commi 2 e 3, della legge n. 157 del 1992. Infatti, l’art. 21, comma 1, lettera g), della legge n. 157 del 1992 vieta il trasporto di armi nei giorni non consentiti per la caccia. Anche in questo caso, derogando a tale norma, la disposizione impugnata avrebbe leso l’art. 117, secondo comma, lettera s), Cost.

Infine, l’art. 93 sostituisce l’art. 36 della legge regionale n. 29 del 1994. In particolare, il nuovo comma 2 consentirebbe di procedere con i piani di abbattimento della fauna selvatica prima che l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) abbia verificato l’inefficacia dei metodi di controllo ecologico, posto che la norma impugnata si limita a stabilire che si tiene conto delle modalità indicate dall’ISPRA per eseguire il piano di abbattimento. Il ricorrente ravvisa in ciò un contrasto con l’art. 19, comma 2, della legge n. 157 del 1992, e dunque con l’art. 117, secondo comma, lettera s), Cost.

Inoltre la norma statale abilita all’abbattimento solo le guardie venatorie dipendenti delle amministrazioni provinciali, le guardie forestali, le guardie comunali e i proprietari o conduttori dei fondi su cui si attuano i piani, se muniti di licenza venatoria.

La norma impugnata allargherebbe illegittimamente l’elenco, includendovi i cacciatori, purché riuniti in squadre o in possesso della qualifica di coadiutore al controllo faunistico o di selecontrollore. Da ciò un ulteriore profilo di violazione dell’art. 117, secondo comma, lettera s), Cost.

2.– Si è costituita in giudizio la Regione Liguria, chiedendo che il ricorso sia dichiarato non fondato.

Con riferimento all’art. 88 la Regione sostiene che non le sarebbe precluso adottare leggi-provvedimento in materia di caccia.

Con riguardo all’art. 89, comma 1, la Regione afferma che rientra nella sua competenza residuale in materia di caccia permettere l’esercizio dell’attività venatoria in forme congiunte e non alternative.

L’art. 92 poi non comporterebbe alcun peggioramento della tutela ambientale, perché l’abbattimento con arma del capo ferito sarebbe funzionale a un recupero «in condizioni di sicurezza per gli operatori».

Infine, quanto all’art. 93, la difesa regionale osserva che il processo di riordino delle funzioni attribuite alla Provincia ha ridotto il personale della polizia provinciale addetto alla sezione faunistica. Si sarebbe perciò reso necessario permettere l’abbattimento della fauna selvatica anche ad altre categorie di persone.

3.– Nelle more del giudizio, a decorrere dall’8 dicembre 2016, l’art. 88 è stato abrogato dall’art. 1 della legge della Regione Liguria 30 novembre 2016, n. 31, recante «Modifiche alla legge regionale 30 dicembre 2015, n. 29 (Prime disposizioni per la semplificazione e la crescita relative allo sviluppo economico, alla formazione e lavoro, al trasporto pubblico locale, alla materia ordinamentale, alla cultura, spettacolo, turismo, sanità, programmi regionali di intervento strategico -P.R.I.S.-, edilizia, protezione della fauna omeoterma e prelievo venatorio – Collegato alla legge di stabilità 2016)», mentre, con la stessa decorrenza, l’art. 89, comma 1, impugnato è stato abrogato dall’art. 2 della stessa legge regionale.

4.– Nell’imminenza dell’udienza pubblica la Regione Liguria ha depositato una memoria.

Innanzi tutto la Regione chiede che, rispetto agli artt. 88 e 89, comma 1, sia dichiarata la cessazione della materia del contendere, perché entrambe le norme sono state abrogate.

Con riferimento all’art. 92 la Regione osserva che il prelievo venatorio del cinghiale e degli altri ungulati è contingentato, sicché il cacciatore non può ucciderne un numero superiore a quello assegnatogli. Quindi non vi sarebbe modo di cacciare nei giorni di silenzio venatorio, ma sarebbe solo possibile recuperare i capi feriti, allo scopo di risparmiare loro «inutili sofferenze» e di prevenire eventuali infezioni per la fauna con cui vengono in contatto.

Infine, relativamente all’art. 93, la difesa regionale sottolinea che la disposizione non compromette il ruolo consultivo dell’ISPRA, i cui documenti restano impiegati per «estrapolarne le metodologie da applicare nei piani di abbattimento».


Considerato in diritto

1.– Il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale dello Stato, ha promosso questioni di legittimità costituzionale degli artt. 88, 89, comma 1, 92 e 93 della legge della Regione Liguria 30 dicembre 2015, n. 29, recante «Prime disposizioni per la semplificazione e la crescita relative allo sviluppo economico, alla formazione e lavoro, al trasporto pubblico locale, alla materia ordinamentale, alla cultura, spettacolo, turismo, sanità, programmi regionali di intervento strategico (P.R.I.S.), edilizia, protezione della fauna omeoterma e prelievo venatorio (Collegato alla legge di stabilità 2016)», in riferimento all’art. 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione.

Le disposizioni impugnate modificano o sostituiscono alcune norme della legge della Regione Liguria 1° luglio 1994, n. 29 (Norme regionali per la protezione della fauna omeoterma e per il prelievo venatorio), in tema di caccia.

Pur costituendo la caccia materia affidata alla competenza legislativa residuale della Regione ai sensi dell’art. 117, quarto comma, Cost., è tuttavia necessario, in base all’art. 117, secondo comma, lettera s), Cost., che la legislazione regionale rispetti la normativa statale adottata in tema di tutela dell’ambiente e dell’ecosistema, ove essa esprima regole minime uniformi (ex plurimis, sentenze n. 2 del 2015, n. 278 del 2012, n. 151 del 2011 e n. 315 del 2010).

Quando tali regole sono contenute nella legge 11 febbraio 1992, n. 157 (Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio), che in larga parte le racchiude, la normativa regionale in contrasto con le corrispondenti disposizioni statali invade la sfera di competenza legislativa dello Stato ed è perciò costituzionalmente illegittima.

Sulla base di queste giuste premesse, il ricorrente impugna le disposizioni sopra indicate, segnalando per ciascuna di esse il conflitto con specifiche norme della legge n. 157 del 1992, e, conseguentemente, la violazione dell’art. 117, secondo comma, lettera s), Cost.

2.– Nelle more del giudizio, gli artt. 1 e 2 della legge della Regione Liguria 30 novembre 2016, n. 31, recante «Modifiche alla legge regionale 30 dicembre 2015, n. 29 (Prime disposizioni per la semplificazione e la crescita relative allo sviluppo economico, alla formazione e lavoro, al trasporto pubblico locale, alla materia ordinamentale, alla cultura, spettacolo, turismo, sanità, programmi regionali di intervento strategico -P.R.I.S.-, edilizia, protezione della fauna omeoterma e prelievo venatorio – Collegato alla legge di stabilità 2016)», con effetto decorrente dall’8 dicembre 2016, hanno abrogato, rispettivamente, gli artt. 88 e 89, comma 1, impugnati. Ciò nonostante, per quanto satisfattiva, l’abrogazione non determina la cessazione della materia del contendere, perché le norme hanno già trovato applicazione (ex plurimis, sentenza n. 199 del 2016).

Ciò vale per l’art. 88, che ha determinato il periodo consentito per l’addestramento e l’allenamento dei cani da caccia dal 15 agosto alla seconda domenica di settembre, e ha dunque già prodotto effetti nell’anno 2016; vale altresì per l’art. 89, comma 1, che ha consentito di usufruire di giornate di caccia in forma diversa da quella per cui si è optato, a partire dalla terza domenica dell’ottobre 2016.

3.– Tutte le questioni sono fondate, considerato che questa Corte ha già dichiarato l’illegittimità costituzionale di analoghe disposizioni adottate da altre Regioni.

4.– L’art. 88 determina direttamente l’arco temporale durante il quale sono permessi l’addestramento e l’allenamento dei cani da caccia.

Gli artt. 10 e 18 della legge n. 157 del 1992 prevedono invece che tale arco temporale debba essere stabilito nel piano faunistico-venatorio, con conseguente divieto di ricorrere a una legge-provvedimento (sentenza n. 193 del 2013). Questa prescrizione assicura garanzie procedimentali per un giusto equilibrio tra i vari interessi in gioco, da soddisfare anche attraverso l’acquisizione di pareri tecnici. Essa perciò esprime una inderogabile regola di tutela ambientale alla quale la norma impugnata illegittimamente si è sottratta.

È assorbito l’ulteriore profilo di censura relativo alla individuazione del termine per l’addestramento e l’allenamento dei cani da caccia, che cadrebbe in un periodo durante il quale l’attività venatoria è vietata.

5.– L’art. 89, comma 1, permette che, a certe condizioni e nel rispetto del limite di quindici giornate per stagione venatoria, la caccia sia esercitata in altra forma rispetto a quella per la quale si è optato.

L’art. 12 della legge n. 157 del 1992 prevede, invece, che la caccia sia praticata «in via esclusiva» in una delle seguenti tre forme: vagante in zona Alpi; da appostamento fisso; nella altre forme consentite dalla legge e praticate nel rimanente territorio destinato all’attività venatoria programmata.

Questa Corte ha già ritenuto che la norma statale, in quanto volta «ad assicurare la sopravvivenza e la riproduzione delle specie cacciabili», possa essere oggetto di integrazione da parte della legge regionale «esclusivamente nella direzione dell’innalzamento del livello di tutela» (sentenza n. 116 del 2012; in seguito, sentenza n. 278 del 2012); perciò è evidente che il permettere, sia pure limitatamente, una forma di caccia diversa da quella per cui si è optato in via generale non opera in questa direzione ed è pertanto costituzionalmente illegittimo.

6.– L’art. 92 deve considerarsi impugnato con esclusivo riferimento alla sostituzione del comma 9 dell’art. 35 della legge regionale n. 29 del 1994, che è l’unica porzione normativa alla quale è dedicata la motivazione del ricorso. La norma permette, tra l’altro, ai conduttori di cani da caccia di recuperare i capi feriti, facendo uso delle armi, «anche fuori degli orari previsti per la caccia e nelle giornate di silenzio venatorio».

Ai sensi dell’art. 12, commi 2 e 3, della legge n. 157 del 1992, l’abbattimento e la cattura della fauna selvatica con l’uso delle armi costituiscono esercizio venatorio; inoltre l’art. 21, comma 1, lettera g), della legge n. 157 del 1992 vieta il trasporto di armi da sparo per uso venatorio che non siano scariche e in custodia «nei giorni non consentiti per l’esercizio venatorio». Viene così formulata l’inderogabile regola che, quando l’esercizio venatorio è precluso, esclude l’introduzione di armi in forme potenzialmente idonee all’uso. Tale regola appartiene alla competenza legislativa esclusiva dello Stato in materia di tutela dell’ambiente (sentenza n. 2 del 2015), sicché la norma impugnata, che vi deroga, è costituzionalmente illegittima.

7.– L’art. 93 deve ritenersi impugnato con esclusivo riferimento alla sostituzione del comma 2 dell’art. 36 della legge regionale n. 29 del 1994, che è l’unica porzione normativa che forma oggetto della motivazione del ricorso.

Le questioni di legittimità costituzionale sono due.

Con la prima la norma è impugnata nella parte in cui, «oltre alle azioni di controllo esercitate con metodi ecologici», prevede «piani di abbattimento» della fauna selvatica «da realizzarsi tenendo conto delle modalità indicate dall’ISPRA».

L’art. 19, comma 2, della legge n. 157 del 1992 stabilisce, invece, una rigida subordinazione dei piani di abbattimento alla preventiva utilizzazione dei metodi ecologici su parere dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA). L’abbattimento è permesso solo se l’ISPRA ha verificato l’inefficacia dei metodi ecologici.

Questa Corte ha già ritenuto che la normativa statale, in quanto preordinata alla preservazione della fauna, è inderogabile da parte della legislazione regionale (sentenza n. 278 del 2012) e ha assegnato particolare valore all’intervento dell’ISPRA, allo scopo di garantire l’osservanza di livelli minimi e uniformi di protezione ambientale (sentenza n. 107 del 2014).

La norma impugnata non assicura la priorità del metodo ecologico rispetto al piano di abbattimento, parificando invece l’uno e l’altro strumento, senza fare riferimento alle verifiche demandate all’ISPRA. Né vale in senso contrario la previsione che il piano di abbattimento deve tenere conto delle modalità indicate dall’ISPRA, sia perché queste indicazioni sono inerenti all’abbattimento, che non è subordinato all’accertamento, da parte dell’ISPRA, dell’inefficacia del metodo ecologico, sia perché non ne è assicurata neppure la natura vincolante. Del resto, la formulazione originaria dell’art. 36, comma 2, della legge regionale n. 29 del 1994 era riproduttiva dell’art. 19, comma 2, della legge n. 157 del 1992, sicché la modifica testuale è evidentemente finalizzata a modificare il contenuto precettivo della disposizione, e ha obiettivamente questo effetto costituzionalmente illegittimo.

La seconda questione di legittimità costituzionale investe la norma impugnata, nella parte in cui consente l’attuazione dei piani di abbattimento anche da parte di cacciatori riuniti in squadre validamente costituite e di cacciatori in possesso della qualifica di coadiutore al controllo faunistico o di selecontrollore.

L’art. 19, comma 2, della legge n. 157 del 1992, invece, non permette ai cacciatori di prendere parte all’abbattimento, a meno che non siano proprietari o conduttori del fondo sul quale si attua il piano.

Questa Corte ha già ritenuto che l’elenco contenuto nella norma statale, con riguardo alle persone abilitate all’attività in questione, è tassativo, e che una sua integrazione da parte della legge regionale riduce il livello minimo e uniforme di tutela dell’ambiente (sentenze n. 107 del 2014 e n. 392 del 2005; ordinanza n. 44 del 2012). Ne segue l’illegittimità costituzionale della norma oggetto di censura.


per questi motivi

LA CORTE COSTITUZIONALE

1) dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 88 della legge della Regione Liguria 30 dicembre 2015, n. 29, recante «Prime disposizioni per la semplificazione e la crescita relative allo sviluppo economico, alla formazione e lavoro, al trasporto pubblico locale, alla materia ordinamentale, alla cultura, spettacolo, turismo, sanità, programmi regionali di intervento strategico (P.R.I.S.), edilizia, protezione della fauna omeoterma e prelievo venatorio (Collegato alla legge di stabilità 2016)», che ha aggiunto il comma 8-bis all’art. 16 della legge della Regione Liguria 1° luglio 1994, n. 29 (Norme regionali per la protezione della fauna omeoterma e per il prelievo venatorio);

2) dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 89, comma 1, della legge della Regione Liguria n. 29 del 2015, che ha inserito il comma 1-bis nell’art. 18 della legge della Regione Liguria n. 29 del 1994;

3) dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 92 della legge della Regione Liguria n. 29 del 2015, nella parte in cui, sostituendo l’art. 35, comma 9, della legge della Regione Liguria n. 29 del 1994, consente il recupero dei capi feriti con le armi anche fuori degli orari previsti per la caccia e nelle giornate di silenzio venatorio;

4) dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 93 della legge della Regione Liguria n. 29 del 2015, nella parte in cui, sostituendo l’art. 36, comma 2, della legge della Regione Liguria n. 29 del 1994, consente di ricorrere ai piani di abbattimento della fauna selvatica anche quando l’ISPRA non abbia preventivamente verificato l’inefficacia dei metodi ecologici;

5) dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 93 della legge della Regione Liguria n. 29 del 2015, nella parte in cui, sostituendo l’art. 36, comma 2, della legge della Regione Liguria n. 29 del 1994, consente l’attuazione dei piani di abbattimento da parte di «cacciatori riuniti in squadre validamente costituite, nonché cacciatori in possesso della qualifica di coadiutore al controllo faunistico o di selecontrollore».

Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 23 maggio 2017.

F.to:

Paolo GROSSI, Presidente

Giorgio LATTANZI, Redattore

Roberto MILANA, Cancelliere

Depositata in Cancelleria il 14 giugno 2017.

Il Direttore della Cancelleria

F.to: Roberto MILANA

 

fONTE: http://www.cortecostituzionale.it/actionSchedaPronuncia.do?anno=2017&numero=139


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Cs.La Regione LOMBARDIA e il SOVVERTIMENTO DELLE LEGGI

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COMUNICATO STAMPA - AVC 12.07.2017

La Regione LOMBARDIA e il SOVVERTIMENTO DELLE LEGGI

AVC - Contenimento del Cinghiale? Un altro business ai danni di Tutti

La Regione Lombardia ieri 11 luglio ha approvato il piano di contenimento del cinghiale: un bel regalo, l'ennesimo, alle doppiette, una mostruosità sul piano giuridico, una misura inefficace sul terreno del contenimento di specie, una crudeltà inutile e sistematica, il pericolo delle armi da caccia praticamente sempre e ovunque.
Per contenere il numero dei cinghiali si è deciso di agire solo e soltanto con gli abbattimenti: una misura questa che negli anni si è sempre rivelata inefficace, implementando addirittura il numero degli individui, effetto questo palesemente voluto e pianificato.
Le forze di giunta, Lega, Forza Italia, Fratelli d'Italia, Scelta civica con l'appoggio del PD, - e i soli voti contrari della Consigliera Chiara Cremonesi di Sel (Sinistra Ecologia e Libertà) e dei Consiglieri del M5Stelle - hanno addirittura ribaltato i principi espressi dalla recente sentenza della Corte Costituzionale 139/2017, (vai al Link leggi la sentenza) in cui si affermano principi sacrosanti che dovrebbero impedire di fare del contenimento di animali considerati in esubero un business, principi costituzionali ed impianti di leggi quadro che non possono essere sovvertiti, pena il caos normativo, di competenze e dagli effetti nefasti ed opposti all'obbietivo originale.

Il problema "cinghiale" è creato artatamente dallo stesso mondo venatorio attraverso l'incentivazione dell'immissione di questi ungulati: un giro perverso che legittimerebbe poi la soluzione abbattimento. Nulla sul piano della prevenzione - prevista sempre per legge - e di una diversa politica di gestione è stato deciso dalla regione Lombardia.

Nella legge regionale appena approvata brillano l'incentivazione all'immisione e il foraggiamento dei cinghiali nelle Aziende faunistico venatorie, la valorizzazione e il consumo delle carni di cinghiale (Fauna e patrimonio indisponibile dello Stato) e poco e nulla sui fondi da destinare alla prevenzione al fine di contenere danni all'agricoltura. Agricoltori strumentalizzati ed usati per applicare queste politiche venatorie selvagge.

Quali siano gli effetti di questa legge sulla popolazione umana, è proprio una voce, questa, che neppure viene minimamente citata, come ulteriore spregio alle norme di sicurezza pubblica e a garanzia dell'incolumità dei cittadini, visto anche l'uso delle armi previste che sarebbe vietato su maggior parte del territorio italiano...

Uccidere, uccidere, legittimare le doppiette e trarne profitto in questa opera sistematica di sterminio e sovvertimento: questo alla fine ha deciso la Regione Lombardia.

Associazione Vittime della caccia - 12.07.2017


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OPTA -Regione Toscana:E.Rossi,M.Remaschi,L.Marras

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OPTA- Osservatorio Politico Trasversale Anticaccia

SE LI CONOSCI LI EVITI

 

 

 

REGIONE TOSCANA -

LA GIUNTA:

Enrico Rossi *- Presidente

Monica Barni - Vicepresidente - Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Vittorio Bugli - Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Vincenzo Ceccarelli - Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Stefano Ciuoffo - Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Federica Fratoni - Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Cristina Grieco - Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Marco Remaschi*

Stefania Saccardi - Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

-O-

IN PRIMO PIANO:

Enrico Rossi*, Marco Remaschi*, Leonardo Marras

 

- ENRICO ROSSI presidente della Regione Toscana, Partito Democratico > SCHEDA REGIONE TOSCANA

ARTICOLI E REFERENZE: IL TIRRENO, 3 febbraio 2016;  TOSCANA, SI SPARA: CACCIA AL CINGHIALE TUTTO L'ANNO

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- MARCO REMASCHI assessore agricoltura/caccia Regione Toscana, Partito Democratico > SCHEDA REGIONE TOSCANA

ARTICOLI E REFERENZE: IL TIRRENO, 3 febbraio 2016; IL TIRRENO, 6 ottobre 2015;

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- LEONARDO MARRAS consigliere PD Regione Toscana > SCHEDA REGIONE TOSCANA

ARTICOLI E REFERENZE: SULLA CACCIA LA PENSO COSì; GROSSETONOTIZIE.COM 8 giugno 2016; IL TIRRENO, 7 ottobre 2016

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REFERENZE

PIANO LUPO: Remaschi e Marras: "Avanti con la strada intrapresa da Regione e Ministero dell'Ambiente".

CINGHIALI: TOSCANA, SI SPARA: CACCIA TUTTO L'ANNO IL TIRRENO 3 febbraio 2016 - (unici contrari i 5Stelle Sì Toscana a Sinistra)


I CONSIGLIERI DEL PD IN REGIONE TOSCANA:

Anselmi Gianni, Partito Democratico

Baccelli Stefano, Partito Democratico

Baldi Massimo, Partito Democratico

Bambagioni Paolo, Partito Democratico

Bezzini Simone, Partito Democratico

Bugetti Ilaria, Partito Democratico

Bugliani Giacomo, Partito Democratico

Capirossi Fiammetta, Partito Democratico

Ciolini Nicola, Partito Democratico

De Robertis Lucia, Partito Democratico

Gazzetti Francesco, Partito Democratico

Giani Eugenio, Partito Democratico

Giovannetti Ilaria, Partito Democratico

Marras Leonardo, Partito Democratico*

Mazzeo Antonio, Partito Democratico

Meucci Elisabetta, Partito Democratico

Monni Monia, Partito Democratico

Nardini Alessandra, Partito Democratico

Niccolai Marco, Partito Democratico

Pieroni Andrea, Partito Democratico

Scaramelli Stefano, Partito Democratico

Sostegni Enrico, Partito Democratico

Vadi Valentina, Partito Democratico


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OPTA-Bruzzone Francesco Lega Nord-Salvini - Liguria

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OPTA- Osservatorio Politico Trasversale Anticaccia

SE LI CONOSCI LI EVITI

BRUZZONE FRANCESCO, Lega Nord-Salvini - Liguria

Articolo intervista 10 Aaprile 2017: "Presidente consiglio regionale Liguria: insegniamo la caccia a scuola, prelievo venatorio è utile"

La critica: "Introdurre la caccia come materia scolastica"

SCHEDA REGIONE LIGURIA Francesco Bruzzone - Presidente del Consiglio Regionale LIGURIA

Altri articoli:

- 28 maggio 2016 www.ilsecoloxix.it

- "Spese pazze travolge Lega e Fratelli d'Italia, rinviati a giudizio in Liguria Rixi, Bruzzone e il Capolista del Partito della Meloni"

 


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Cs.AVC propone piano Nutrie a Codogno (LO)

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COMUNICATO STAMPA - 16 marzo 2017 – Associazione Vittime della caccia

NUTRIE: CONTENERNE IL NUMERO SENZA UCCIDERE SI PUO', SI DEVE.

L'Associazione Vittime della caccia propone al sindaco di Codogno (LO)

concreti metodi di contenimento, incruenti ed efficaci.

 

Con riferimento all'adesione del Comune di Codogno (deliberazione di Giunta n.39 del 27 febbraio 2017) al piano di eradicazione della specie nutria

emanato dalla provincia di Lodi, l'Associazione Vittime della Caccia propone al Sindaco l'adozione di metodi incruenti, alternativi

all'uccisione, previsti per legge.

Non è accettabile omettere preventivamente l'adozione di metodi ecologici, previsti dalla legge 157/92, art.19, alternativi all'uccisione”

precisa Maurizio Giulianelli, vice presidente dell'Associazione Vittime della caccia che aggiunge “Ricerca e adozione sul campo delle metodiche

incruente per il contenimento delle nutrie offrono soluzioni ottimali e praticabili ed è per questo che chiediamo al sindaco di Codogno di aprire un tavolo

di confronto atto a perseguire tale modalità operativa, peraltro già messa in atto a Perugia e altre realtà locali, sulla base del progetto multidisciplinare

dell'Università di Parma coordinato dalla dott.ssa Cristina Marchetti”.

L'Associazione rileva che nella riunione operativa del 28 febbraio scorso l'Amministrazione

non solo non ha fatto minimamente riferimento al ricorso dei metodi ecologici e incruenti, ma non

ha nemmeno elaborato un censimento delle nutrie e di come intenda gestire lo smaltimento dei

cadaveri (carcasse).

Circa l'uso di armi ad aria compressa depotenziate (il cui uso improprio configura il

reato di cui all'art. 674 del c.p.) per abbattere le nutrie che finiscono nelle trappole, è del tutto

evidente che l'adozione prevista di queste armi generi ulteriore inutile sofferenza all'animale colpito,

in palese contrasto con le disposizioni in materia di benessere animale, maltrattamento ed uccisione (art. 544 ter c.p). Resta poi drammaticamente rischioso

in un contesto aperto e pubblico l'uso di armi da caccia tradizionali, per tutto quanto attiene alla sicurezza dei cittadini e alla loro incolumità (art. 21,

comma 1, lett. a), e) ed f) legge 157/92 e TULPS).

Ora il Sindaco ci risponda, visto che dopo i vari ricorsi che la nostra Associazione ha visto accogliere ai TAR delle province limitrofe, siamo

pronti a collaborare e ad offrire soluzioni e modalità incruente ed efficaci, nel rispetto della vita degli animali, della sensibilità comune e del buon senso,

nonché delle leggi”, conclude Maurizio Giulianelli per l'Associazione Vittime della caccia.

INTERVENTO DOTT.SSA MARCHETTI – Atti Conferernza stampa Montecitorio dell'08.02.2017 -
16 marzo 2017 – Associazione Vittime della caccia – Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Immagine tratta da Radio Bau

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NUTRIE -Metoditi incruenti contenimento-dott.ssa C.Marchetti

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DOSSIER©VITTIME CACCIA 2016/2017

ASSOCIAZIONE VITTIME DELLA CACCIA

www.vittimedellacaccia.org

ATTI DELLA CONFERENZA STAMPA DELL’8 FEBBRAIO 2017, Montecitorio, Roma

FAUNA SELVATICA E CONVIVENZA SOSTENIBILE - GESTIONE SCIENTIFICA DELLA NUTRIA

Relazione della dott.ssa Cristina Marchetti per l'Associazione Vittime della caccia

La Nutria (Myocastor coypus) è un roditore semiacquatico originario della sub-regione patagonica del Sud America e delle aree temperate del Cile e dell’Argentina. La Nutria è naturalizzata in variezone del globo nelle quali è stata introdotta all’inizio del 1900 e allevata essenzialmente per laproduzione di pellicce. Con la chiusura delle attività che si basavano sullo sfruttamento dellecarcasse di questi animali, i soggetti sopravvissuti e presenti negli allevamenti al momento della dismissione, sono stati liberati nell’ambiente circostante e qui la Nutria si è perfettamente integrata,circostanza dimostrata dal fatto che è stata in grado di espletare le attività comportamentali proprie della specie colonizzando vasti territori adiacenti ai corsi d’acqua naturali o artificiali.

In Italia, recenti modifiche normative hanno escluso la Nutria dal regime di protezione delle specie selvatiche e quindi da una parte delle tutele prevista dalla legge 157/92. Tuttavia, la loro gestione recentemente è stata riportata ai sensi dell'art. 19 della citata legge sulla protezione della faunaselvatica: l'articolo obbliga all'utilizzo prioritario delle metodologie ecologiche - proposte e valutatedall'ISPRA - e solo dopo averne dimostrato l'inefficacia, è possibile procedere ad abbattimenti adopera di figure specifiche.

In Italia il quadro rimane piuttosto frammentato tra le diverse realtàterritoriali, tuttavia il controllo della Nutria si effettua generalmente ignorando la legge 157/92 art.19, e quindi con abbattimenti, esercitati senza alcun criterio scientifico, senza pianificazione, senzaobbligatoria e preventiva applicazione dei metodi ecologici i quali, a loro volta, appaiono nonsufficientemente studiati.

Per affrontare in modo opportuno la gestione della Nutria è indispensabilesia disporre di conoscenze fisiologiche ed etologiche della specie, sia impostare un approcciomoderno alla fauna selvatica, quello della gestione scientifica e multidisciplinare che consente dileggere il fenomeno “Nutria” in un’ottica ecologica globale nell’ambito, principalmente, del territorio della Pianura Padana, il quale si è man mano allontanato dagli equilibri tipici di un ecosistema oggi agonizzante. La letteratura scientifica raccolta in una pubblicazione (Marchetti C.et al 2015) documenta in maniera scientifica i motivi per i quali è da ritenere impraticabilel’eradicazione dellaNutria condotta per mezzo degli abbattimenti. I detrattori degli abbattimentisostengono che le popolazioni di Nutria non accennano a ridursi e le conoscenze scientifiche danno
una spiegazione esaustiva e facilmente comprensibile al fenomeno.

Innanzitutto giova ricordare chele Amministrazioni non effettuano stime della densità delle popolazioni, ma di volta in voltaesibiscono numeri che non hanno supporto scientifico ma, con ogni probabilità, riflettonosemplicemente un’impressione o un atteggiamento psicologico, lo stesso che porta ad attribuire allaNutria anche scavi che non possono in alcun modo essere ricondotti alla specie in oggetto. Lapratica degli abbattimenti rappresenta una soluzione a breve termine in quanto i territori diventatiliberi vengono ricolonizzati in breve tempo da altri individui. Le Nutrie nuove arrivate scavano ecostruiscono tane negli stessi posti dei loro predecessori. Koike F. et al. (2006) spiegano che ci sonotre condizioni in cui è possibile prospettare l’eradicazione di una determinata specie da un territorio,
queste si realizzano quando:

- l’intervento avviene in stadi molto precoci dell’invasione e su un areale molto piccolo;
- quando il territorio da trattare ha un ben definito limite geografico come un’isola;
- quando la specie da eliminare ha strette esigenze di habitat.

Dunque appare ovvio che il contenimento del numero di individui deve essere basato sulla conoscenza delle esigenze di habitat in quanto sono note le modalità che la Nutria pone in essere al fine di aumentare la propria prolificità in funzione della disponibilità di ambiente e risorse trofiche; per chi volesse conoscerle nei dettagli si rimanda alla pubblicazione già citata (Marchetti C. et al. 2015).

Parlando di Nutria l’ambiente a cui si fa riferimento è quello dei canali con le loro sponde in cui la Nutria scava la sua tana. E’ necessario a questo punto sapere che la Nutria scava tane comunemente in argini con pendenza dai 45° ai 90°. La tana assolve una duplice funzione: da un lato è rifugio contro i predatori, dall’altro protegge dal clima rigido, infatti, all’interno della tana la temperatura rimane costante a 8-10°C. I canali e le sponde sono realizzati in sedimenti generalmente molto fini, il cui angolo di riposo è molto basso (< 30°), instabili ipso facto. Inoltre la periodica messa in asciutta aumenta la tendenza al franamento poiché l’argilla subisce variazioni fino al 40% in volume nei processi di idratazione e disidratazione. Altri fattori che impattano sulla stabilità degli argini sono il passaggio frequente, su capezzagne o strade arginali, di mezzi pesanti (trattori, mietitrebbie e altri mezzi agricoli; camion, automobili), gli sfalci e la distruzione degli arbusteti e delle alberature e i cambiamenti climatici in atto. E’ più verosimile attribuire a tali sfalci la responsabilità della distruzione di nidi e di uova di uccelli piuttosto che ad una estremamente improbabile azione delle Nutrie. Assieme agli sfalci, la semplificazione degli habitat e la conseguente assenza di nicchie ecologiche riduce infatti il numero di specie animali creando disequilibri e problemi di aumento numerico per alcune a discapito di altre.

La Nutria è oggetto di abbattimento, non sempre autorizzato quantomeno nei metodi, soprattutto nell’ambito della Pianura Padana. La Pianura Padana è una pianura alluvionale formata dai fiumi Po e Reno; essa un tempo era ricoperta di foreste nella sua parte più umida (bassa pianura) e da brughiere nella sua parte più arida (alta pianura), con zone paludose abbondanti nell’area deltizia. Oggi, in conseguenza dell’antropizzazione spinta e della necessità di suolo per le attività umane, pochissimo rimane di quell’ambiente originario, ricco serbatoio di biodiversità. Oltre il 70% della Pianura Padana è sfruttato per l’agricoltura e la zootecnia e risente pesantemente degli impatti negativi di queste attività intensive; inoltre, le progressive bonifiche del territorio hanno portato ad una regimazione pressoché totale delle acque e alla scomparsa di molte tipologie di ambienti naturali un tempo presenti (paludi salmastre e di acqua dolce, boschi igrofili, foreste planiziali, ecc..).

La necessità di drenaggio delle acque, utilizzate anche per scopi irrigui, ha portato all’utilizzo di una fitta rete di canali e scoli che si estende come una ragnatela sull’intero territorio padano. Questi canali, di concezione tardo-ottocentesca, sono costruiti, utilizzati e gestiti come semplici tubi collettori e questo ha portato ad una serie di gravi scompensi ambientali e problematiche ecologiche. Gli alvei sono escavati con semplici sezioni trapeziodali le cui sponde sono caratterizzate da inclinazione elevata (sempre > di 45°); la vegetazione riparia è minima e viene regolarmente sfalciata per favorire i deflussi. In molte aree rurali gli scolmatori delle acque reflue arrivano direttamente nel sistema idrico; allo stesso modo, nei canali si raccolgono le acque di scolo dei campi con il loro carico di nutrienti e composti chimici derivati dalle attività agricole. La gestione dei Consorzi di bonifica prevede la messa in asciutta periodica dei canali nei periodi autunno-invernali, con conseguenti danni per gli ecositemi acquatici e mancata diluizione degli scarichi. Le dirette conseguenze di questa situazione sono state una progressiva diminuzione degli habitat e della biodiversità, in cui l’arrivo della Nutria e delle altre IAS è solo l’ultimo dei fattori. I canali oggi abitati dalla Nutria si sono presentati al suo arrivo come luoghi caratterizzati da estrema semplificazione degli habitat e scarsissima resilienza, privi della quantità e diversificazione di specie che avrebbero certamente contribuito al suo contenimento.

Gli impatti negativi della presenza della Nutria sugli ecosistemi si inseriscono di fatto su una base già compromessa in cui gli spazi naturali sono ridotti al minimo, le coltivazioni praticate spesso fin sul ciglio dei canali e la distruzione delle essenze vegetali realizzata in modo sistematico a servizio della ricerca della massima resa agricola. Il contenimento numerico del Myocastor coypus studiato dal nostro gruppo è basato principalmente su interventi all’ambiente e, in casi particolari/funzionali, direttamente sugli animali (sterilizzazione chirurgica, immunocontraccezione, feromoni). Gli interventi diretti all’ambiente consistono nella riqualificazione geomorfologica ed ecologica dei canali irrigui e di scolo e nell’inserimento di reti metalliche a maglia fitta in uno scavo realizzato nel terrapieno parallelamente al corso d’acqua, nei casi in cui l’intervento di rimodellamento del canale non è praticabile.

Gli interventi sugli animali rivestono un ruolo funzionale e marginale e comprendono la sterilizzazione chirurgica (gonadectomia e/o ovarioisterectomia), immunocontraccezione e utilizzo di feromoni distribuiti sul territorio. Non è noto se chi promette una eradicazione della specie sia aconoscenza o meno della problematica presente nelle aree in cui la Nutria è diffusa e il dubbio viene nel momento in cui, a supporto dei progetti di abbattimento, si menziona il “successo” riportato inUK ignorando che, a parte le considerazioni sul clima, in Inghilterra non esiste un network di canalicome nelle nostre pianure, bensì le realtà idriche sono circoscritte e delimitate. La Pianura Padana è solcata da un’estesa rete di canali e non è confinabile da altre zone in cui pure si segnala la presenzadi questo animale; i canali della Pianura Padana offrono alla Nutria territorio e risorse trofichesostanzialmente infinite, che si traduce nella possibilità di scavare tane utilizzate da riparo dal geloe riparo dai predatori, le volpi, le quali sono anch’esse soggette a piani di abbattimento completando il disastroso quadro della gestione della fauna selvatica e dell’intero ambiente.

Il punto debole del sistema ecologico della Pianura Padana è rappresentato dall’errata conformazione dei corsi d’acqua artificiali creati con gli interventi di bonifica risalenti alla fine del 1800/inizi del 1900 effettuati con le concezioni scientifiche (geologiche) e tecniche disponibili all’epoca e ormai desuete, le operazioni, infatti, erano basate soprattutto sul “lavoro di braccia” umano (a costo bassissimo) mentre oggi si utilizzano macchinari per movimento terra; su questo substrato si sono aggiunte le azioni di disboscamento e sfalcio attuate per ampliare gli spazi a favore delle attività agricole spinte fino al bordo dei canali e, di fatto, responsabili della perdita di specie animali e vegetali e contestuale inquinamento e eutrofizzazione delle acque; parallelamente si verifica il transito di mezzi di massa impensabile nel 1800 sulle strutture arginali, con grave rischio per i lavoratori agricoli a bordo di tali mezzi; nella seconda metà del ‘900 la funesta presenza e gestione delle attività legate alla produzione di pellicce (nello specifico di Castorino) ha estremizzato la già precaria vita dell’ecosistema della Pianura Padana; appare palese quindi il ruolo della Nutria come “voce” di un ambiente altrimenti inascoltato, di una condizione ecologica agonizzante la cui soluzione non è più procrastinabile. Una gestione oculata dovrebbe prendere in considerazione alcuni punti focali che sono:

a) il rimodellamento degli argini. La letteratura scientifica indica che la Nutria non scava le sue tane in argini con inclinazione fino a 30° e l’osservazione diretta di argini così conformati avvalora quanto comunicato dalla letteratura scientifica. Portando gli argini a una tale pendenza e rivegetandoli si ottiene: conformazione stabile degli argini; non saranno necessari ulteriori interventi di ripristino; non saranno necessarie spese per lo sfalcio ma si eseguirà solo una ordinaria minima manutenzione; vegetazione ripariale con vivificazione dell’habitat; transito dei mezzi agricoli lontano dagli argini con conseguente assenza di concausa del crolli degli argini e conseguenti infortuni degli operatori agricoli; fertilizzazioni ferme ad una distanza dal corso d’acqua superiore a quella attuale (attualmente coincide nella maggior parte dei casi con la sommità dell’argine); corridoi ecologici; presenza di predatori naturali della Nutria; ricomparsa di specie animali e vegetali tipici degli habitat fluviali ora scomparsi; assenza di sfalci che causano la distruzione dell’ecosistema; assenza di tane scavate nella terra sostituite da quelle realizzate nel canneto; scarsa protezione dal freddo invernale per le Nutrie che quindi allungano il periodo dell’assenza di nascite dal solo mese di dicembre a tutto il periodo in cui le temperature scendono sotto gli 0°C (la gravidanza della Nutria dura 130 giorni);

b) lo scavo di un fosso al centro della sezione trapezioidale dell’argine fino al livello del letto del canale, inserimento di una semplice rete metallica zincata a maglie strette e ricopertura del fosso.
Tale intervento è indicato per proteggere gli argini che confinano con le strutture della viabilità che non è possibile allontanare dall’argine (anche se un’ottica moderna potrebbe vedere allontanata la strada verso il lato opposto per far spazio a una pista ciclabile): impossibilità per la Nutria (e per tutti gli animali scavatori) di edificare tane;

c) la distribuzione di feromoni sulle sponde e sulle zone limitrofe come soluzione per giardini di proprietà in cui non è possibile modificare la pendenza dell’argine perché verrebbe sottratto spazio ad appezzamenti di piccole estensioni: feromoni di Nutria e/o di Volpe fungono da marcatori ormonali dell’area mimando la presenza di altre famiglie di Nutrie o la presenza di predatori come la Volpe e rappresentano quindi efficaci dissuasori attivi contro la colonizzazione da parte di soggetti di provenienza esterna all’area di trattamento eventualmente alternati per evitare calo dell’efficacia (la produzione di tale prodotto è attualmente in corso di studio);

d) la sterilizzazione chirurgica (gonadectomia e/o ovarioisterectomia): la letteratura in materia riferisce che soggetti resi sterili permettono la staticità del numero di animali su un determinato territorio grazie alle manifestazioni di territorialità verso nuovi individui che intendessero entrare nell’area. Tale intervento è da ritenersi del tutto marginale;

e) l’immunocontraccezione con applicazione di un vaccino già utilizzato con successo in altre specie ma mai applicato nei programmi di gestione numerica della Nutria: sterilizzando con questa metodica ci si aspetta una sterilizzazione di lunga durata con un solo trattamento del 80-90% dei soggetti trattai con costi e rischi di gestione nettamente inferiori rispetto alla sterilizzazione chirurgica. Il metodo, anch’esso da ritenersi del tutto marginale e specifico per realtà circoscritte e ben definite, è in attesa di sperimentazione sulla Nutria in Italia.
Le strategie proposte non sono mai state applicate in Italia in quanto la gestione della specie è stata affrontata negli anni dalle varie Amministrazioni con la pratica degli abbattimenti.

Ad oggi, gli abbattimenti, pur avendo palesemente contribuito ad acutizzare il problema, sono considerati dalle Amministrazioni (Regione, Province e Comuni) come “best practice”.

Le Amministrazioni non dispongono di dati relativi alle consistenze delle popolazioni di Nutria benché questo dato siaimpre scindibile per qualsiasi intervento di contenimento numerico di una popolazione e la metodicasia disponibile in letteratura scientifica (es: Prigioni C. et al. 2003); il dato non viene ritenuto d’interesse dalle Amministrazioni, ma per chi si occupa di gestione della fauna selvatica fondata subasi scientifiche, esso rappresenta il punto di partenza su cui impostare strategie non emozionali mapragmatiche; se la consistenza delle popolazioni degli animali selvatici non fosse definita dallaconsistenza dei carnieri, ma da uno studio puntuale e georeferenziato, è probabile che un team di professionisti competenti (veterinari, biologi, geologi, matematici, ecc) sarebbe in grado di fornire indicazioni appositamente elaborate. Una ricerca di dati sui siti internet delle Regioni fornisceindicazioni quali il numero di Nutrie ufficialmente abbattute che, in Lombardia, sono state, dal 2001al 2011 pari a 900mila; la Regione Emilia Romagna pubblica sul proprio sito il numero di Nutrie ufficialmente abbattute dal 2005 al 2014 che ammonta a 572.106 capi e i danni da Nutriariconosciuti agli agricoltori per l’anno 2014 che ammontano a 4459,78 euro; la Regione Veneto,invece, pubblica a ottobre 2016 la notizia dello stanziamento di 250mila euro per l’eradicazionedella specie, obbiettivo, come spiegato, non ipotizzabile nello specifico contesto. A parte la RegioneEmilia Romagna, quindi, che pubblica dati puntuali, si ha la sensazione che la gestione della Nutriada parte delle altre Regioni sia poco o mal documentata e sostanzialmente priva di basi scientifiche.

(Marchetti C, Cantoni AM, Bracchi PG, Corradi A. 2015 NUTRIA (Myocastor coypus): Anatomia,Fisiologia, Etologia, Patologia. Ricerca di soluzioni sostenibili per il controllo numerico dellapopolazione. Ann. Fac. Medic. Vet. di Parma Vol. XXXII pag. 77-127.
scaricabile al link:
http://www.dipveterinaria.unipr.it/sites/st18/files/allegatiparagrafo/08-01-2015/annali2012.pdf)

Il presente documento è stato prodotto per l’Associazione Vittime della caccia che ne può disporre per i propri fini istituzionali.
Cristina Marchetti DVM PhD
Dipartimento di Scienze Medico Veterinarie UNIPR
Cultore della Materia di Anatomia Patologica Veterinaria e tecniche Necroscopiche
SSD vet/03. Ricerche in atto in Patologia Forense.

 



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