Associazione Vittime della caccia

organizzazione di volontariato senza fine di lucro ai sensi della Legge 266-91

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News Caccia

Toscana, la carica dei 103 mila

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Sono più di centomila, in calo costante Nel Granducato giù del 20% negli ultimi dieci anni Ma il giro d’affari regionale è ancora imponente: 75 milioni

Ogni anno in Toscana si assottiglia il numero dei cacciatori, ma l’attività venatoria rappresenta un comparto significativo per l’economia del Granducato. A livello regionale le doppiette smuovono un giro d’affari importante, che si aggira intorno ai 75 milioni di euro all’anno. Ecco perché la caccia continua a dividere l’opinione pubblica: le istanze degli ambientalisti più convinti vanno a cozzare con le esigenze di uno sport che sempre di più assume le caratteristiche di un vero business.
Chi sono i cacciatori in Toscana. All’inizio dello scorso anno le doppiette erano 102.931. Con questi numeri la Toscana resta la regione italiana con maggior densità di cacciatori, ma fa notare un netto calo (intorno al 2% ogni anno) di chi pratica l’attività venatoria. Se nel 1978 nel Granducato si contavano 283.000 doppiette, venti anni dopo erano scese a 130.000. Per arrivare ad oggi, quando i cacciatori sono quasi 103.000, con un calo del 20,3% negli ultimi dieci anni. Quello delle doppiette è un gruppo che tende ad un progressivo invecchiamento. Il 70% ha più di 50 anni e addirittura il 20% supera i 70 anni. Solo il 10% del totale ha un’età compresa tra i 18 e i 36 anni.
Un giro d’affari milionario. Nonostante la diminuzione degli appassionati della doppietta, quello della caccia è un comparto economico di grande rilievo. Ogni anno l’attività venatoria porta in Toscana un giro d’affari di almeno 75 milioni di euro, legato a diverse voci di spesa che i cacciatori non possono eludere in nessun modo. Solo per andare a caccia con le carte in regola un cacciatore spende circa 400 euro. Ogni anno è prevista una tassa nazionale (adesso ammonta a circa 173 euro), a cui si aggiunge quella regionale (69 euro) e l’iscrizione all’Atc (ambito territoriale di caccia) pari a 50 euro per ogni ambito a cui si iscrive il cacciatore. A questo si aggiungano i cento euro previsti per l’assicurazione.
Ma il giro d’affari legato all’attività venatoria è ben più ampio. Prima di tutto ci sono le spese per comprare le armi. L’attrezzatura più usata dai cacciatori toscani è il fucile semiautomatico, seguito dalla carabina, che possono costare tra i 1.500 e i 2.000 euro. Ma c’è chi arriva a sborsare anche 100.000 euro per un fucile fatto su misura. Poi ci sono i costi legati al mantenimento dei cani da caccia (non meno di 2 euro al giorno), all’abbigliamento e alla benzina per gli spostamenti. Un cacciatore toscano, a conti fatti, arriva a spendere almeno 1.500 euro all’anno per coltivare la sua passione.
Dove si caccia liberamente in Toscana. La caccia libera può essere esercitata sul 75% del territorio regionale, suddiviso in 19 zone di caccia o Atc. I più popolosi, a livello di numero di cacciatori, sono il 4 e il 5, nell’area fiorentina, che raccolgono oltre il 50% delle doppiette toscane. Ogni cacciatore, fino all’approvazione della nuova legge regionale alla fine dello scorso gennaio, poteva iscriversi a due soli Atc. Con la nuova legge potrà iscriversi anche a più Atc.
Dove si caccia a pagamento. Il restante 25% del territorio toscano è costituito da parchi naturali, dove l’attività venatoria è vietata, e da aziende faunistico venatorie o agrituristico venatorie (le vecchie riserve di caccia). In Toscana esistono attualmente 250 aziende di questo tipo, che stanno diminuendo negli anni a causa del decremento del numero delle doppiette. Per cacciare dentro queste aree è prevista una spesa di circa 400 euro. Tutto dipende dal tipo di animale cacciato. L’abbattimento di un cinghiale costa circa 500 euro, mentre per la piccola selvaggina si spende 20 euro a capo abbattuto.

 

Fonte : Tirreno


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Cimadoro

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(AGI) - Roma, 19 feb. - "E' sconcertante che per scopi di propaganda politica si usino, manipolandoli, temi sensibili come il rispetto dell'ambiente e degli animali, giocando sui buoni sentimenti delle persone". Lo afferma Gabriele Cimadoro dell'Idv replicando alle critiche dei Verdi alla sua proposta di legge sulle regole venatorie. "I Verdi - spiega Cimadoro - non riuscendo ad avere una visibilita' mediatica, arrivano addirittura alla menzogna e alla calunnia pur di ritrovare consensi e numero sufficiente di firme per concorrere alle prossime tornate elettorali di marzo."

"Da giorni, infatti - prosegue - stanno facendo circolare la falsa informazione che al Senato sarebbe stata votata una legge che permette la caccia tutto l'anno. Non paghi aggiungono che il sottoscritto, e per proprieta' transitiva l'intero mio partito, abbia presentato una proposta di legge a favore del bracconaggio e dell'abbattimento selvaggio di animali protetti e non. La verita' e' che qualora le Regioni - cui sarebbe delegata la decisione nel caso in cui la direttiva europea fosse approvata anche alla Camera - decidessero di allungare il calendario venatorio, al massimo di un mese e solo per alcuni uccelli, questo non cambierebbe il numero delle giornate in cui ogni singolo cacciatore puo' cacciare (56 in tutto all'anno). Quindi non cambierebbe in sostanza niente."

"Mentre per quanto riguarda la mia iniziativa – aggiunge Cimadoro - va proprio nella direzione opposta di quella denunciata dai Verdi. Riguarda esclusivamente il mondo dei cacciatori regolari (e non quelli di frodo), sui quali funziona molto piu' come deterrente, in caso di scorrettezze, la minaccia della sospensione se non della revoca della licenza di caccia, insieme a multe piu' salate e immediate, che un improponibile percorso giudizio penale. Nessuno, infatti, e' mai andato in prigione per reati venatori. Questa e' la realta'. Io sono un cacciatore convinto quanto del fatto che le regole vadano rispettate".


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Legge comunitaria, verso rinvio.‏

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(ANSA) - ROMA, 18 FEB - Il via libera della Camera alla Legge comunitaria 2009 potrebbe slittare a dopo il voto sulle Regionali. La prossima settimana sara' fissato il termine per la presentazione degli emendamenti in commissione Politiche Europee e sara' anche vagliata l'ammissibilita' delle proposte. Il calendario delle votazioni e' ancora da stabilire. Tra i temi sul tavolo: la caccia, quella del tetto degli stipendi dei manager
introdotto al Senato e la direttiva rimpatri.

Fonte : ANSA


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Caccia: De Magistris, no alla deregulation

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18.02.2010- Le pene per il reato di bracconaggio, ovvero il carcere e le sanzioni amministrative, devono essere rafforzate e applicate con rigore. Parallelamente si deve arginare qualsiasi forma di deregulation della caccia, evitando che la legislazione in materia sia esposta all'influenza delle lobby del settore e si arrivi così ad un inaccettabile "mani libere per tutti". Giustamente le associazioni ambientaliste, in questi giorni di dibattito e polemica, hanno insistito sulla necessità di contrastare e perseguire una pratica tanto barbara quanto dannosa per l'ecosistema. Soprattutto perché a breve sarà emanata dall'Ue una direttiva che chiede al nostro Paese di supportare l'azione penale contro qualsiasi atto che danneggi la flora e la fauna, come appunto il bracconaggio. Stiamo del resto vivendo l'anno dedicato alla biodiversità e da tempo si è diffusa -speriamo definitivamente- la coscienza di quanto sia indispensabile arrivare ad un nuovo patto fra natura e uomo, esigenze ambientali e sviluppo, conservazione e crescita. Per questo e' un pessimo segnale l'approvazione in Senato, nel corso della discussione sulla Legge comunitaria 2009, di un emendamento che affida alle amministrazioni locali, cioè alle Regioni, il calendario della stagione venatoria, riconoscendogli la possibilità di allungarne la durata. Si deve evitare il via libera a forme locali di deregulation dei tempi. Chi esercita poi la caccia in periodi vietati, chi cattura o abbatte mammiferi e uccelli protetti dalla legge (la 157), va perseguito duramente senza sconti. Nella regolamentazione della caccia, che a molti potrebbe apparire questione di "nicchia", si riflette in piccolo il senso di una partita più grande: quella di un Paese che non vede la natura come inesauribile, come risorsa da depredare e sfruttare, ma un tesoro che va tutelato perché in esso siamo chiamati a vivere. Dalla sua vita dipende la nostra vita.

 

Fonte : Luigi de Magistris


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G8: Gli 'affari' al circolo della caccia nel club esclusivo gli incontri riservati

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(ANSA) - ROMA, 16 FEB - "Mercoledì questo signore lo vogliamo portare, al mio circolo che è una cosa un po' particolare ... circolo della caccia dove ci sono solo tutti i regnanti d'Italia, del mondo". Così - il 24 luglio del 2008 - l'imprenditore Francesco Maria De Vito Piscicelli, indagato nell'inchiesta di Firenze sui grandi appalti, si rivolge ad Antonio Di Nardo, dipendente del ministero delle infrastrutture e a sua volta indagato, parlando di un terzo soggetto non meglio identificato. Il luogo dell'incontro è il Circolo della Caccia, da club riservato per lungo tempo appannaggio dell' aristocrazia, e in seguito aperto anche a manager e a professionisti affermati, a location per gli affari - almeno da quanto emerge dalle carte dei Ros - dei protagonisti dell'inchiesta sugli appalti per i grandi eventi. Ottocento soci, per tradizione tutti di sesso maschile, dal 1922 al piano nobile del seicentesco Palazzo Borghese. Per iscriversi, a parte rare eccezioni (é il caso di dirlo), sono indispensabili quattro quarti di nobiltà nelle vene. Obbligatorio essere presentati da tre soci e sottoporsi al tradizionale rito delle palle bianche e nere. Le prime indicano i pareri favorevoli, le seconde i contrari. Clamoroso fu il rifiuto di Paul Getty senior che, all'apice della sua fortuna economica, offesissimo, si racconta avesse lasciato il circolo sibilando: "E allora me lo compro". Il pomeriggio del 27 febbraio 2008, Piscicelli avvisa l'imprenditore Riccardo Fusi della Btp che per l'indomani ha organizzato al Circolo della Caccia un pranzo a cui parteciperanno Fabio (De Santis) e la dottoressa Maria Pia Forleo, funzionari del Dipartimento di via della Ferratella. Il 28 febbraio alle ore 10.56 Piscicelli conferma a Fusi l'incontro per la colazione a Palazzo Borghese. Fusi:"...io cerco di anticipare il tutto per essere lì verso le ore 13.15 - 13.20". Piscicelli:"... perfetto così poi loro vanno via.... quando vanno via, poi ci fermiamo io e te 5 minuti" ... "mi dai una mano a me.. io sto nella merda ...". Fusi: ... si ma non ti preoccupare..." Qualche mese dopo, il 24 luglio, Antonio Di Nardo chiama Piscicelli. I due parlano di una terza persona: "senti - dice Piscicelli - con l'occasione che hai chiamato mi veniva un'idea... mercoledì questo signore lo vogliamo portare al mio circolo che è una cosa un po' particolare... circolo della caccia....". (ANSA).


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Caccia : LAC, proposte bipartisan per sparare dal finestrino auto

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Roma, 16 feb - ''Nel marasma delle tante proposte di deregulation della caccia (argomento oggi alla ribalta, col dibattito imminente alla Camera dei Deputati sulla possibilita' per le Regioni di dilatare la stagione venatoria) era sinora sfuggita una perla (anzi due, perche' di uguale tenore): due parlamentari chiedono di depenalizzare il reato di bracconaggio effettuato sparando da autoveicoli.

Si tratta del reato previsto dall'art. 30, primo comma-lettera i) della legge 157/92 , che prevede il tribunale penale per questa forma di bracconaggio e la punisce con l'arresto fino a tre mesi o l'ammenda penale sino a 2065 euro, con sospensione della licenza per un periodo da 1 a tre anni''. Lo denuncia la LAC- Lega per l'Abolizione della Caccia in una nota.

''Un senatore del PDL, Valerio Carrara, e un deputato IDV, Gabriele Cimadoro (cognato di Di Pietro ed ospite lunedi' sera 15 febbraio da Vespa in ''Porta a Porta'' sul tema caccia) - prosegue l'associazione - hanno prodotto una singolare convergenza bipartisan: entrambi i parlamentari bergamaschi chiedono di trasformare la pena prevista per chi, magari di notte e con l'uso di fari, prende a fucilate cervi o caprioli sparando da bordo della propria vettura su strada, con rischio per la pubblica incolumita'.

Non piu' reato penale ma infrazione amministrativa, da saldare con un versamento all'ufficio postale''.

La depenalizzazione proposta dall' on. Cimadoro, spiega la LAC, ''e' contenuta nell'art. 2 della proposta di legge C.1374, presentata il 27/10/2008 e depositata alla Camera, mentre la proposta di legge del sen. del PDL Valerio Carrara (anche lui eletto nel bergamasco) n. 276, presentata il 29/4/2008, prevede all'art. 33 di depenalizzare lo sparo da autoveicoli o aeromobili (sic !), cosi' come i reati di caccia di frodo in parchi e giardini urbani o nei terreni adibiti ad attivita' sportive. Per le fucilate dal finestrino Carrara propone una sanzione amministrativa da 600 a 1000 euro, ovvero 333 euro visto che nel nostro ordinamento la sanzione pagata entro 60 giorni e' pari ad un terzo del massimo''.

 

Fonte : ASCA


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