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Caccia, stop al referendum in Piemonte -

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Caccia, stop al referendum

Il consiglio regionale guidato dal leghista Cota, ieri pomeriggio, con un emendamento a sorpresa, ha cancellato l'oggetto stesso del referendum. Il Piemonte ha spazzato via, cioè, una propria legge pur di non doverla rimettere in discussione.

Sotto choc il Comitato promotore (Lac, Lav, Pro Natura, Lipu, Legambiente, Italia Nostra, Wwf e Radicali Italiani) che, si badi, non chiedeva di vietare la caccia ma solo di rendere più stringenti le regole: ridurre da 29 a 4 le specie cacciabili, impedire l'attività venatoria domenicale e sui terreni innevati. Beffato due volte.

Non soltanto non ci sarà il referendum già fissato per il 3 giugno, dopo l'ultima sentenza della Corte di appello di Torino che aveva chiuso la guerra ultraventennale a colpi di carte bollate intrapresa dalla Regione. Inoltre, a coprire l'improvviso vuoto normativo, subentrerà...

la legge quadro nazionale, decisamente più permissiva (44 specie cacciabili, più lunga la stagione venatoria). Un passo indietro gravissimo se visto dalla prospettiva animalista, e addirittura paradossale sul piano politico. Come non considerarlo, infatti, una negazione degli slogan federalisti invocati da Lega e Pdl anche nel Nord Ovest del Paese? Piero Belletti, professore universitario di Genetica forestale, è stato uno dei primi firmatari del referendum nell'87 e oggi è portavoce ufficiale del Comitato: «Siamo abbacchiati ma anche convinti che è solo l'ennesimo rinvio. Non escludiamo una denuncia penale. Sono stati lesi i diritti costituzionali dei cittadini».

 

La vicenda non finirà qui secondo l'ex ministro del turismo, l'onorevole Michela Vittoria Brambilla, che ieri mattina aveva partecipato ad una conferenza stampa indetta dal Comitato promotore del referendum contro la caccia in Piemonte. «Un tale schiaffo alla democrazia è veramente senza precedenti - commenta a caldo -. Pur di evitare il referendum si calpestano in modo indegno i diritti della cittadinanza. Si continua ad ignorare la volontà popolare per tutelare gli interessi di quello 0,6% di piemontesi che sono cacciatori. I cittadini hanno diritto di passeggiare la domenica nei boschi senza dovere temere di essere impallinati. L'Associazione vittime della caccia, anche quest'anno, ci ha presentato un vero e proprio bollettino di guerra: 11 morti e 75 feriti nella scorsa stagione venatoria». Gualtiero Crovesio, consigliere nazionale Lav, aggiunge: «Questo è un atto vergognoso, inqualificabile, liberticida, dittatoriale. E Riccardo Ferrari, torinese, da cinque lustri in campo con la Lipu, ricorda: «In Piemonte quando cominciammo questa battaglia la sensibilità animalista e ambientalista era già molto forte e diffusa. Oggi, in base agli ultimi sondaggi otto piemontesi su dieci non chiedono solo la riduzione ma sono contro la caccia». Fonte: Il Corriere della Sera, del 04/05/12, articolo di Paola D'Amico

 

Comments

avatar Stefano
-1
 
 
HAHAHAHAHAHAHA......
Oh come mi dispiace.......

Dai, magari tra 25 anni ve ne fanno fare un altro..............
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