ASSOCIAZIONE VITTIME DELLA CACCIA
www.vittimedellacaccia.org
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Roma, Giovedì 4 Febbraio 2010 ore 11,00
c/o Sala del Direttivo Gruppo PD del Senato
Piazza della Costituente 1
Con la presenza del Sen. Roberto Della Seta
“L’Associazione Vittime della caccia presenta il dossier morti e feriti per armi da caccia a conclusione della stagione venatoria 2009-2010”
Ci sono morti e feriti che si vogliono ascrivere artatamente alla “tragica fatalità: sono quelli che alla fine di ogni
stagione venatoria la nostra Associazione documenta e diffonde. Anche quest’anno i dati non fanno sconti: sono quelli
ricavati dalle cronache e riscontrabili dalle rassegne stampa prodotte integralmente, non certo frutto di disoneste
invenzioni, come dicono i cacciatori.
La lieve flessione rispetto allo scorso anno si giustifica per una serie di ragioni: l’inclemenza del tempo che ha tenuto
per diversi giorni i cacciatori a casa, lo stop alle deroghe di alcune regioni, la diffusione di rabbia silvestre con il
conseguente fermo della caccia in alcune zone del nord quale misura atta a impedire la diffusione di questa zoonosi
infettiva.
Di caccia si muore e di questo dovrebbe tenere conto una legislazione mai come oggi ostaggio di pressioni da parte
della lobby venatoria. Hanno tentato a settembre 2009 con il DDL Orsi che dava addirittura la possibilità di cacciare ai
sedicenni (poi ritirato) e proprio in questi giorni con la legge comunitaria e il famigerato articolo 38, passato al Senato:
articolo che contiene più deroghe, più caccia, azzeramento dei limiti temporali della stagione venatoria.
L’Europa ci guarda e giudica negativamente l’Italia: per questo le procedure di infrazione si susseguono e impongono al
nostro paese il pagamento di multe salate... soldi dei contribuenti, è bene ricordarlo!
I cittadini di caccia non ne vogliono più sapere e i tanti che vivono in campagna sono stanchi di essere ostaggio di gente
armata che si permette di entrare persino nei terreni di proprietà.
Altro che tragica fatalità: siamo tutti a rischio di essere colpiti. Il prezzo in vite umane e in danni permanenti alle
persone non è merce di scambio con nessuno.
Può una concessione che lo Stato fa al mondo venatorio (si guardi l’art. 12 della legge 157/92) stridere con la sicurezza
dei cittadini, con la loro incolumità, con il loro legittimo diritto alla quiete pubblica?
Può il popolo delle doppiette sconfinare sui terreni privati, permettersi di recare danni al turismo, alle imprese agricole,
minacciare chiunque si avventuri in mezzo al verde per un’escursione, per raccogliere funghi o semplicemente vivere a
contatto con la natura? Certamente no! Mai e poi mai la società civile potrà accettare questa palese ingiustizia, e lo
intende ribadire più che mai oggi.
Come consueto i dati che consegnamo in questo contesto si basano sul criterio delle vittime per armi da caccia e sono
suddivisi in: Morti e feriti; Cacciatori e gente comune; Durante l’attività venatoria e in ambito extravenatorio
(quest’ultimo con indicazioni specifiche); Suddivisione per regione e provincia; Munizione spezzata o unica (laddove
viene citato nella fonte); Casi di minori coinvolti con uso di armi da caccia; Animali domestici feriti o uccisi; Alcuni dei
casi rintracciati di minacce a mano armata/violenze contro cittadini inermi.













