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VELLETRI- Arsenale di armi a casa: arrestato operaio cacciatore

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20 giugno 2010 - Intervenuti in un'abitazione per sedare una lite in famiglia, gli agenti della Polizia di Stato del Commissariato Velletri hanno arrestato ieri C.C. operaio italiano di 53 anni incensurato per detenzione illegale di armi e munizioni da guerra, esplosivi e munizioni comuni da sparo e lesioni personali aggravate. I poliziotti giunti nell'abitazione hanno appreso dalla moglie che il marito durante un litigio l'aveva ferita ad una mano con un coltello da cucina. Gli agenti hanno quindi perquisito l'appartamento alla ricerca del coltello e con grande sorpresa hanno rinvenuto all'interno della cantina un vero e proprio arsenale di armi, cartucce ed ordigni artigianali di cui l'uomo non ha fornito spiegazioni a riguardo. In particolare sono stati trovati: tre barattoli contenenti più di un chilo di polvere da sparo; due micce per esplosivi; un nastro per mitragliatrice completo di proiettili; cartucce di vario calibro di munizionamento da guerra e di arma comune da sparo. Inoltre vario materiale costruito artigianalmente: un detonatore; un ordigno; un candelotto; un bomba a mano; un cilindro metallico artigianale completo di massa battente e carica a molla tipo "pistola a penna" calibro 22; 9 inneschi costruiti con vecchi flash fotografici e corredati di filo elettrico. Tutto il materiale è stato sequestrato, compreso un fucile da caccia legalmente detenuto con la relativa licenza venatoria, e l'uomo è stato arrestato e condotto presso la casa circondariale di Velletri.(omniroma.it)


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DDL 1558-2010-ADAMO - Modifiche alla normativa per la concessione del porto d'armi e la detenzione di armi...

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SENATO DELLA REPUBBLICA
———– XVI LEGISLATURA ———–
DISEGNO DI LEGGE

 

 

d’iniziativa dei Senatori ADAMO,

Modifiche alla normativa per la concessione del porto d'armi

e la detenzione di armi comuni da sparo e per uso sportivo


RELAZIONE


Onorevoli Senatori!
Il presente disegno di legge si propone di aggiornare la disciplina sul porto d'armi e sulla detenzione di armi ad uso sportivo, al fine di introdurre dei controlli sul rilascio delle licenze più stringenti e al tempo stesso più efficaci.
La presente proposta di legge riprende in parte un disegno di legge presentato, sull'analogo tema, nella XIV legislatura dal Sen. Cortiana (A.S. 2256) e vi unisce delle proposte provenienti dal progetto di legge in materia di assicurazione civile per la detenzione di armi, presentato dall’On. Naccarato nella corrente legislatura alla Camera (A.C. 1019). Questo ad evidenziare come, anche in precedenza, la materia sia stata oggetto dell’interesse del Legislatore - nonché di progetti di legge largamente convergenti - senza che poi si sia pervenuti ad un’organica modifica della disciplina vigente.
Tuttavia l’inerzia del Legislatore su questi temi non è più tollerabile. Giorno dopo giorno in Italia si ripetono gravi fatti di sangue in cui innocenti perdono la vita perché vittime di persone che sottoposte a gravi stress, traumi psicologici o sotto l’influsso di sostanze stupefacenti abusano tragicamente delle armi che troppo facilmente lo Stato ha concesso loro.
Impossibile dimenticare i gravi e tragici fatti di sangue di Via Carcano a Milano, di Aci Castello in provincia di Catania e di tanti altri casi simili. È un preciso dovere morale per il Legislatore dare una risposta concreta ai parenti delle vittime di quelle stragi cercando di modificare la disciplina vigente in materia.

Non è più pensabile che nel nostro Paese per ricever la licenza per il porto d'armi sia sufficiente un certificato medico e che non siano previsti periodici controlli sulla permanenza dei requisiti. Attualmente, infatti, la legge 6 marzo 1987, n. 89 stabilisce che per poter ottenere e per potere rinnovare la licenza di porto d’armi, sia necessario dimostrare, semplicemente attraverso presentazione di un certificato medico, di essere in possesso di determinati requisiti psicofisici, i quali sono specificati dal decreto del Ministro della sanità 28 aprile 1998, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 143 del 22 giugno 1998. Compito del Legislatore dovrebbe essere proprio quello di dare dignità di normativa primaria a delle disposizioni che finora sono affidate ad un regolamento ministeriale.


In quest'ottica, l'articolo 1 prevede che la modifica alla legge 6 marzo 1987, n. 89, stabilendo che al fine di ottenere il porto d'armi debba essere prodotto dal richiedente un certificato medico di idoneità psicofisica; tale certificato dovrà poi essere ripresentato anche al momento del rinnovo annuale della licenza. La verifica dei suddetti requisiti spetta a un collegio medico costituito presso l'azienda sanitaria locale competente, composto da tre medici, pubblici dipendenti, di cui almeno uno specialista in neurologia e psichiatria. Nel caso in cui vengano riscontrati segni, anche iniziali, di disturbi psico-comportamentali, la licenza è immediatamente revocata, ovvero si prescrive il divieto di rilascio della licenza. Di tali provvedimenti deve essere data tempestiva comunicazione all'autorità di pubblica sicurezza competente per il territorio di residenza anagrafica
dell'interessato.
L'articolo 2 stabilisce che la durata della licenza per il porto d'armi del fucile da caccia abbia durata annuale e che al momento del rinnovo debba essere prodotto nuovamente dal richiedente un nuovo certificato di idoneità psico-fisica.

L'articolo 3 modifica il testo unico delle leggi di pubblica sicurezza introducendo una nuova condizione che deve essere attestata dal certificato medico ovvero l'assenza di malattie mentali o di segni, anche iniziali, di disturbi psico-comportamentali.
L'articolo 4 modifica l'articolo 9 della legge 18 aprile 1975, n. 110 alla luce delel
disposizioni che il presente disdegno di legge propone.
L'articolo 5 istituisce un'anagrafe informatizzata dei detentori di armi, nel rispetto della normativa sulla privacy e sulla base dei dati trasmessi dalle aziende sanitarie locali. Il seconda comma stabilisce che i medici sono tenuti a trasmettere alle Questure i nominativi dei detentori di armi risultati affetti da malattie mentali o da segni, anche iniziali, di disturbi psico-comportamentali, nonché dai vizi che ne impediscono, anche temporaneamente, la capacità di intendere e di volere. Nei confronti di detti soggetti le forze dell'ordine sono autorizzate a procedere al sequestro amministrativo delle armi in loro possesso, compresi i fucili per uso di caccia.
L'articolo 6 stabilisce che le armi ad uso sportivo non possano essere custodite presso il domicilio del possessore né presso altre abitazioni private ma esclusivamente presso il Tiro a segno nazionale o presso associazioni di tiro iscritte ad una federazione sportiva affiliata al CONI.
L'articolo 7 introduce l'obbligo per i detentori di armi comuni da sparo, elencate all'articolo 2 della legge n.110 del 1975, e successive modificazioni, di stipulare un'assicurazione per la responsabilità civile verso terzi, così come prevista dagli articoli 2050 e 2051 del Codice civile.
L'articolo 8 stabilisce che l'adempimento dell'obbligo di stipulazione della polizza di
assicurazione deve essere attestato da apposito certificato rilasciato dall'agente di assicurazione, da cui risultino il numero di matricola dell'arma e il periodo di assicurazione per il quale sono stati pagati il premio e la rata del premio.
L'articolo 9 reca la norma sanzionatoria prevedendo che il trasgressore di cui all'articolo 6 venga puntio con l'arresto da tre mesi a tre anni e con l'ammenda da 1.000 a 3.000 euro. Per questo motivo, si auspica un esame in tempi rapidi del presente disegno di legge.


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Armi, duecento controlli tra Tivoli e Guidonia

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10 giugno 2010 - GUIDONIA e TIVOLI – Nove fucili da caccia e una carabina sequestrati perché detenuti illegalmente e sei persone denunciate. E’ il bilancio dell’ultima serie di controlli dei carabinieri della compagnia di Tivoli per la verica della detenzione delle armi che ha riguardato i comuni di Tivoli, Guidonia, Marcellina, Vicovaro, Castel Madama e Licenza. Duecento in tutto. In tutti i casi sono stati verificati eventuali reati di detenzione o porto illegale, omessa denuncia, eccetera. L’operazione assume particolare rilievo in un ottica di prevenzione di più gravi delitti contro l’incolumità personale ed il patrimonio. (10 giugno 2010)

Fonte: La Voce del Nord Est Romano


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Scoperto arsenale di armi illegali

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10/06/2010 - GAMBUGLIANO. I carabinieri scovano 4 fucili nascosti in una camera

A mostrare il nascondiglio è stata la compagna dell’uomo fermato che ha confessato agli agenti di aver trovato le carabine nel bosco

L’arsenale di armi rinvenuto nell’abitazione di via Zovo

Gambugliano. Forse era pronto per una battuta di caccia fuori stagione, o, più semplicemente, amava sentirsi sicuro nella sua casa. Fatto sta che G.E., 52 anni, residente a Gambugliano in via xxx, dietro la porta della camera da letto teneva nascosti quattro fucili da caccia, di cui tre sono poi risultati rubati e uno non inserito in alcuna banca dati.
Per questo l'uomo è stato denunciato per ricettazione e arrestato dai carabinieri per detenzione illegale di armi, e trasferito nel carcere S. Pio X di Vicenza.
Tutta la vicenda ha avuto inizio l'altro ieri mattina alle 8.30 a Gambugliano quando una telefonata alla centrale operativa dei carabinieri di Thiene ha segnalato una violenta lite all'interno dell'abitazione di via xxx. In realtà, la segnalazione riguardava Costabissara, ma la casa sorge proprio al confine.
Qui i militari della stazione di Dueville, giunti ormai a litigio sedato, hanno trovato E. in compagnia della convivente F. G. di 43 anni.
L'uomo avrebbe spiegato ai carabinieri che il movimentato alterco era legato ad una situazione familiare divenuta ormai insostenibile: E. infatti, che vive in via xxx non solo con la compagna, ma anche con la loro bambina di cinque mesi e la figlia 17enne di lei, non sopportava più la presenza in casa della figlia "adottiva".

Dopo le spiegazioni, sembrava che la situazione fosse risolta, quando E. è  improvvisamente salito al piano di sopra, un gesto che ha preoccupato la compagna che ha allertato i carabinieri del capitano Piscitello della presenza in casa di alcuni fucili.
Alla richiesta dei militari di esibire i documenti relativi alle armi, E. ha risposto negando di possedere i fucili in questione, ma è stato contraddetto dalla convivente che ha indicato ai carabinieri il lugo dove erano nascosti.

La perquisizione della camera da letto ha così permesso di rinvenire una sessantina di munizioni e quattro carabine da caccia, di cui una sovrapposta calibro 12, 2 monocanna calibro 20 e 28, ed un Flobert calibro 9, tutti fucili di cui E. non possedeva né il porto d'armi né il nulla osta per la detenzione.
Non solo. A seguito di un ulteriore controllo, i carabinieri hanno scoperto che tre fucili erano stati rubati nel novembre del 2004 ad un residente di Creazzo, mentre la quarta carabina non risultava inserita in alcuna banca dati. E. ha spiegato ai militari di aver trovato le armi nel bosco di Gambugliano nel 2008 e di averle poi portate a casa.
L'uomo è stato denunciato per ricettazione e arrestato per detenzione illegale di armi. Dopo alcune ore nelle camere di sicurezza della caserma dei carabinieri di Thiene, è stato trasferito in cella.

Fonte: Il Giornale di Vicenza


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Il Tar accoglie il ricorso e salva la vita alle volpi

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Provincia Verona. Il Tribunale amministrativo regionale (Tar) ha annullato con sentenza depositata il 1° giugno, la delibera della Giunta provinciale dello scorso 11 febbraio che autorizzava la caccia alla volpe come azione di controllo sull'aumento della popolazione di questo animale selvatico.
Il Tar ha osservato che il ricorso presentato dalla Lega antivivisezione (Lav onlus) contro la delibera della Provincia di Verona è fondato perché l'atto amministrativo viola la legge 157/92 (Norme per la protezione della fauna selvatica e per il prelievo venatorio), secondo la quale, al fine di contenere una specie selvatica ritenuta nociva, «occorre preventivamente valutare l'idoneità dei metodi ecologici, e solo in caso di inefficacia di questi, certificata dall'Ispra, l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, si possono autorizzare piani di abbattimento».
Però il parere dell'Ispra, portato come supporto della delibera provinciale, «non contiene alcuna certificazione dell'inefficacia dei metodi alternativi incruenti di abbattimento delle volpi», secondo il Tar e questo, per il Tribunale amministrativo regionale, è motivo sufficiente per accogliere il ricorso.
Soddisfazione è espressa da Massimo Vitturi, responsabile nazionale settore caccia della Lav, per la sentenza del tribunale veneziano: «Non è solo a Verona, ma in molte altre province si dà per scontato che l'Ispra abbia verificato l'inefficacia dei metodi ecologici di contenimento prima di arrivare alla decisione di abbattere le volpi. In realtà si decidono gli abbattimenti, e si badi bene, solo nelle zone di ripopolamento, perché le volpi fanno semplicemente le volpi, come l'orso Dino è dichiarato pericoloso solo perché si comporta da orso, cioè mangia là dove c'è abbondanza di cibo. La volpe è un animale predatore territoriale esclusivo: se la si uccide, non si elimina il problema, ma si toglie solo un predatore che verrà immediatamente sostituito da quello che gli è confinante e così via in una catena di spostamenti che lo stesso Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie ha definito pericolosa per la propagazione della rabbia silvestre», avverte Vitturi.


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