In Sardegna è allarme sicurezza a caccia dopo i due incidenti mortali di domenica in Gallura e sul Monte Arci. In un anno, sette vittime. Sette morti negli ultimi dodici mesi: è l'agghiacciante statistica della caccia al cinghiale in Sardegna. Le tragedie di domenica a Luogosanto e a Morgongiori ripropongono drammaticamente il problema della sicurezza Tutte le vittime, ad eccezione del cacciatore di Pabillonis morto lo scorso anno nel Grighine, sono state centrate da un compagno di battuta. Le cause: superficialità, distrazione, imprudenza ma soprattutto mancato rispetto delle norme di sicurezza. Un allarme rilanciato da Giancarlo Muntoni, capo dell'Ispettorato forestale di Tempio Pausania: «Molti incidenti accadono perché i cacciatori spesso non indossano i giubbotti colorati salvavita e non rispettano le regole che i vecchi capocaccia imponevano: la più importante è quella di non muoversi, per nessun motivo, dal luogo di appostamento assegnato a ogni cacciatore».
REGOLE NON SCRITTE L'Ispettorato di Tempio ha giurisdizione nei boschi di Luogosanto, dove domenica è morto il pensionato della Maddalena Mario Torturu. «È il terzo incidente mortale nel nostro distretto - ricorda Muntoni - normalmente non registriamo violazioni di legge ma solo la mancata osservanza di quelle regole che i capicaccia dovrebbero far rispettare rigidamente come il non muoversi dalla posta e portare un abbigliamento ben visibile. Invece ci si veste alla Rambo, in mimetica e con tutte le conseguenze, tragiche, che ne derivano. A breve convocherò tutti i capicaccia della mia giurisdizione per raccomandare di seguire nella caccia al cinghiale le regole della tradizione e di osservare l'uso rigido della palla unica che è peraltro obbligatoria». Tra le cause indirette degli incidenti di caccia, c'è anche la facilità dell'esame di abilitazione venatoria. Sono in molti a sostenere la necessità di una selezione più rigida degli aspiranti cacciatori per evitare che chi non è all'altezza imbracci un fucile e metta a repentaglio la propria vita e quella degli altri. ERRORI PERICOLOSI Francesco Clemente presidente regionale di Libera Caccia: «Nella tradizione della caccia al cinghiale il capocaccia autorevole impediva che il battitore avesse il fucile e obbligava i cacciatori a stare fermi nelle poste. Oggi le nuove compagnie affrontano la caccia senza esperienza commettendo errori pericolosi spesso con l'assenso di improvvisati capocaccia. Anche l'abbigliamento ha la sua importanza, rendersi ben visibili è una regola da seguire alla lettera». «Gli incidenti spesso sono la somma di diversi fattori» spiega Alessandro Lisini della Sardacaccia, «la fatalità sovente supera la sensibilizzazione ma bisogna essere previdenti e usare tutti gli accorgimenti utili per evitare incidenti. Farsi notare con abbigliamento consono è una regola importante nella caccia al cinghiale e non sempre viene osservata. Anche l'esame per la licenza di caccia dovrebbe essere più selettivo. Occorre evitare che degli improvvisati rischino la propria vita e quella degli altri». ESPERIENZA E PRUDENZA Elio Grassi cacciatore e titolare di un nota armeria di Cagliari ritiene che la chiusura nel mese di febbraio della caccia a tordi e colombacci abbia convinto molti a dedicarsi alla caccia al cinghiale senza la necessaria preparazione: «La battuta - sostiene Grassi - è quanto mai pericolosa se non si seguono le regole non scritte che chi ha esperienza conosce. Invece in tanti si improvvisano cacciatori e spesso usano abbigliamento mimetico anziché giubbotti visibili». Sulla stessa linea Franco Sciarra, Federcaccia: «Ritengo che uno strumento come il giubbotto ben visibile sia ormai necessario» Fonte : Unione Sarda
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