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Troppi spari dopo il tramonto

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I VOLONTARI del servizio di vigilanza di Legambiente Emilia Romagna esprimono la loro solidarietà all’agente della Polizia provinciale di Ravenna rimasto ferito giovedì mentre svolgeva, assieme ad altri colleghi, un servizio di controllo della caccia in un chiaro di campagna nella zona a nord delle saline di Cervia, tra Savio e Lido di Classe. L’uomo è stato ferito da un pallino alla nuca che, fortunatamente, non ha provocato lesioni gravi: dopo la medicazione è stato dimesso dal pronto soccorso. Resta tutta la gravità dell’episodio che per pura casualità non si è trasformato in tragedia: il colpo, per quanto esploso accidentalmente e comunque apparentemente non diretto ai guardacaccia, è giunto all’altezza degli occhi, e solo il fatto che l’agente si trovasse lateralmente rispetto allo sparatore, ha fatto sì che il frammento di piombo si conficcasse nella nuca. Sull’episodio è stata comunque aperta un’inchiesta da parte della magistratura a cui sono stati trasmessi i verbali dell’accaduto.
L’INCIDENTE porta però in primo piano le difficoltà e i rischi di chi opera nei controlli in ambito venatorio, soprattutto nei primi giorni della stagione, quando la densità dei cacciatori nelle postazioni è particolarmente elevata. C’è poi quella sottile linea di orario che separa l’attività lecita da quella illecita: secondo il nostro calendario venatorio, la cattura della selvaggina migratoria è consentita fino al tramonto. Un confine a volte labile. Tanto che, secondo il servizio di vigilanza di Legambiente, il ferimento dell’agente della Provinciale sarebbe avvenuto «quasi un’ora dopo» il calar del sole, quindi chi stava cacciando e ha sparato lo ha fatto in aperta violazione delle norme in vigore. «Per inquadrare bene il contesto nel quale il fatto è avvenuto — afferma ancora Legambiente — soprattutto nelle zone umide e negli appostamenti fissi in zona umida vi è una generale violazione degli orari consentiti da parte dei cacciatori». Gli amici del cigno verde si spingono a sostenere che quanto avvenuto giovedì «non è un evento accidentale, ma quello che ragionevolmente ci si poteva attendere da una pratica pericolosa, che avviene in condizioni di scarsissima visibilità». Gli ecologisti a questo punto chiedono alla Provincia che non si riduca la vigilanza per ‘ragioni di sicurezza’, ma si dia un segnale «con vere azioni di contrasto di queste pratiche foriere di incidenti».

 

Fonte : Il Resto del Carlino



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