Lunedì 01 Agosto 2011 16:38
L'Emilia Romagna si adegua alle norme europee a modo suo. In Regione si potrà usare il barbaro metodo degli uccelli da richiamo per la stagione della caccia. Scompare l'anima ambientalista del centro-sinistra. Meo (Verdi): "Voto contro perchè questo tipo di caccia è anacronistica". Defranceschi (5 stelle): "noi l'unico fronte compatto in regione contro la caccia" Le lobby della caccia emiliano romagnole colpiscono ancora. Non più di due giorni fa l’assemblea legislativa della Regione ha approvato la modifica della legge regionale sulla caccia in deroga, adeguando la norma alla Direttiva comunitaria n. 79/409/CE per quanto riguarda le catture di uccelli allo scopo di utilizzarli come richiami vivi per l’attività venatoria.
Insomma il Parlamento dell’Emilia Romagna avendo la possibilità, come concesso dall’Unione Europea ad ogni singola regione, di decidere se permetterne l’uso o meno, ha compiuto una scelta ben poco ecologica ed ambientalista.
Ventisei i voti favorevoli, 13 contrari e 6 astenuti hanno approvato la modifica regionale per poter consentire ai tanti cacciatori della domenica, un po’ come nel Secondo tragico Fantozzi con Paolo Villaggio, di posizionare in luoghi di caccia, gabbiette con dentro dei piccoli volatili. La pratica vuole che gli uccellini vengano rinchiusi nelle gabbie per mesi, al buio e scoperti poche ore prima di essere posati nel bosco. In modo che, appena vista la luce, si mettano a cantare in modo disperato. Il cosiddetto “richiamo” che fa accorrere decine di altri uccelli così facilmente massacrabili a fucilate.
Un provvedimento che lascia poco spazio alle anime ambientaliste dentro la maggioranza di centro-sinistra. Sia il gruppo Sel/Verdi, sia l’Idv, si sono spaccati con il 50% di voti contro e 50% a favore, mentre il rappresentante della Federazione delle Sinistre si è invece astenuto.
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Sabato 30 Luglio 2011 12:48
VEDI ANCHE QUESTO LINK: Voto per gli uccelli da richiamo per la caccia, la Regione Emilia-Romagna approva
-O-

Emilia Romagna: Gabriella Meo, consigliere Sel-Verdi
Caccia in deroga: il mio intervento in aula
da www.gabriellameo.it
Progetto di legge d’iniziativa della Giunta: “Attuazione della Direttiva 2009/147/CE e conseguenti modifiche alla legge regionale 6 marzo 2007, n. 3 (Disciplina dell’esercizio delle deroghe previste dalla Direttiva 79/409/CEE) relativamente alla cattura di uccelli a scopo di richiamo” (delibera di Giunta n. 825 del 13 06 11). (22)
MEO: Grazie, presidente. Sono particolarmente contenta di intervenire dopo l’intervento dei due colleghi del PdL che mi hanno preceduto.
Devo fare una premessa necessaria. Ritengo che questo provvedimento – di questo faccio merito al relatore – segua dal punto di vista formale e sostanziale i dettami di legge e sia un adeguamento che comunque questa Regione doveva fare. Lo dico in premessa e in questo mio intervento faccio anche dichiarazione di voto, perché ovviamente il tema della caccia in deroga, in particolare della cattura degli uccelli per la caccia con i richiami vivi, è proprio una cosa che, vi confesso, a me non va giù per una serie di motivi. Molti sono già stati espressi, per cui non ci torno sopra. Basta guardarli da un punto di vista diverso.
C’è un tema che però mi turba, consigliere Pollastri. Ogni volta che si parla di questo argomento si descrivono le questioni faunistiche come i danni all’agricoltura piuttosto che i danni da cinghiale, piuttosto che le tortore che crescono a dismisura sul nostro territorio, temi che esistono, in merito ai quali non mi sottraggo a una discussione puntuale sul merito. Qui, però, stiamo parlando di un’altra cosa, che meglio ha espresso chi mi ha preceduto, cioè di una passione, esercizio di un’attività consentita dalla legge che non mi vede d’accordo. Non dobbiamo confondere il tema dell’equilibrio territoriale con il tema dell’esercizio di una, seppur legittima, attività di questo tipo.
Stiamo parlando, ahimè, di una cosa molto triste, che non esiste in tutti i Paesi europei: la caccia con il richiamo vivo e la cattura a questo scopo esiste in alcuni Paesi europei, non in tutti. Come funziona questa attività, che niente ha a che vedere con le tortore cresciute troppo o le mandrie di cinghiali? Esistono dei piccoli passeriformi (merli e tordi in particolare) migratori a medio raggio provenienti dal nord Europa, che ogni anno si fanno dai 4.000 ai 5.000 chilometri, arrivano in Italia, vengono catturati, vengono messi – mi consenta, poi la levo subito – in una gabbietta di queste dimensioni dove passano il resto della loro vita.
(La consigliera Meo mostra ai presenti una piccola gabbia per uccelli)
MEO: Vengono tenuti spesso al buio per essere esposti al momento della caccia, per cui loro si confondono, poveretti: vedono un po’ di luce, pensano che sia arrivata la primavera e si mettono a cantare. Cantando attirano altri piccoli uccelli, che vengono in questo modo abbattuti per soddisfare non un’esigenza di equilibrio territoriale, ma una passione che io non condivido, ma che qualcuno ha e che la legge garantisce.
Questa pratica non mi vede d’accordo per niente e non capisco proprio come dei Paesi «civili» come l’Italia possano ancora tollerarla. I cacciatori stanno calando. È un dato anagrafico: l’età media si alza e il numero diminuisce negli anni. Il motivo non può essere soltanto la questione delle regole, che pure sono necessarie in tutte le regioni e in tutti i Paesi nel mondo: il motivo è che fortunatamente le cose al mondo cambiano e anche le tradizioni – altro tema che viene sempre fuori quando si parla di questa attività – non sono immutate nel tempo: tantissime oggi verrebbero giudicate fuori dal tempo, molte negli anni sono cambiate. Molte riguardano le donne, a cui tradizionalmente venivano affidati alcuni compiti in maniera esclusiva, mentre oggi non è più così. Moltissime riguardano gli animali e molti metodi di macellazione tradizionali oggi sono giudicati non in grado di garantire il benessere animale…
MEO: Le tradizioni reggono fino a un certo punto, poi la storia va avanti, la cultura va avanti, i Paesi cambiano e le tradizioni cambiano.
Mi permetto soltanto di aggiungere una cosa. La Provincia di Parma è stata la prima Provincia italiana ad essere «richiami vivi free», perché nel 2005 con una delibera ha vietato questa pratica. C’è stato un ricorso al TAR, c’è stato un ricorso al Consiglio di Stato. La delibera ha tenuto. In Provincia di Parma non si pratica la caccia con questo sistema arcaico, che giudico anche barbaro. Non è morto nessuno, stanno tutti bene…
(Interruzione del consigliere Bartolini)
MEO: Credo quindi che questo si possa fare. Ritengo che la Regione Emilia-Romagna, che si vanta di essere avanzata sotto molti punti di vista, possa fare uno sforzo in più anche da questo.
Mi fermo qui. Il mio pensiero credo che sia stato abbastanza chiaro. È ovvio che le tradizioni cambiano, è ovvio che i ruoli sono diversi e anche che la Regione doveva normare da questo punto di vista, però permettetemi, per una volta, di dare voce all’insieme. Ognuno ha una passione. Io ne ho un’altra, ed è quella dell’ambiente naturale. Consentitemi di mantenere questa passione e di dare voce a chi altrimenti non ne capitoli come la nostra fauna selvatica bersagliata.
MEO: Avevo già presentato questo emendamento anche in Commissione. Lo spirito è quello evidenziato dal consigliere Defranceschi. Non aggiungo altro, se non il fatto che evidentemente di questo documento c’è stata una lettura diversa, ma mi sembra che lo spirito di questo emendamento sia colto anche da un’apposita comunicazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento per le politiche europee, che individua in modo chiaro l’obbligatorietà di un parere favorevole per il rilascio di questi permessi da parte dell’ISPRA. Il senso è lo stesso.
(la dichiarazione di voto)
MEO: Pochi secondi, anche se non volevo fare dichiarazione di voto. Nell’annunciare, come già fatto in precedenza, il mio voto non favorevole a questa delibera, voglio dire che apprezzo molto l’intervento del consigliere Bartolini, che ha il coraggio di dire la verità, cioè che stiamo parlando soltanto di una passione che alcuni hanno e altri non hanno. Questo è corretto.
Scivola un pochino nel sostenere che la caccia in deroga riguardi anche gli storni, che fanno danno all’agricoltura, cosa che non discuto. Contesto però che la caccia agli storni si possa fare con il richiamo vivo, perché, se in un bel frutteto dove atterrano magari 2-3.000 storni ci sono un paio di cacciatori con richiamo vivo, sparano a uno, gli altri vanno. Questo non può essere il sistema per risolvere un problema vero, di cui sarò disponibile nei prossimi mesi a parlare sul serio, non soltanto in termini di passione personale, che non condivido. Sara. Lo zio di Imad: "Perché parla solo ora?"
Fonte: www.gabriellameo.it Read 0 Comments... >>
Sabato 30 Luglio 2011 10:45
Ma chi l’ha detto che in Italia governo e opposizione sono sempre in disaccordo? Quando c’è bisogno di unirsi, per il bene della Nazione, un accordo si trova sempre, il buonsenso prevale, quando si tratta di temi fondamentali per l’interesse degli italiani, è accaduto per la recente finanziaria “lacrime e sangue”, probabilmente accadrà per sconfiggere il nuovo/vecchio nemico pubblico numero uno, il Bin Laden dei boschi, colui che semina il terrore tra i verdi pascoli del Bel Paese: il lupo. Tanto per cambiare. L’agricoltura in Italia non va più come un tempo? Colpa del lupo.
Il sistema pastorale non funziona come dovrebbe? Colpa del lupo. Altro che crisi economica, altro che banche, altro che Equitalia, altro che politici incapaci, il vero colpevole del disastro agropastorale è sempre, solo lui, il lupo che, per vendicarsi della sua condizione di “animale super protetto”, stermina intere greggi. E così, per far fronte allo scempio causato dal peloso vendicatore solitario, la commissione agricoltura (i cui membri appartengono a pdl, Lega Nord, Futuro e Libertà, pd, Italia dei Valori, Unione di Centro) ha approvato un documento che, nel caso in cui dovesse diventare legge, consentirebbe l’abbattimento dei lupi, e dei cinghiali, per “prevenire danni importanti al bestiame”, senza considerare gli studi scientifici che hanno portato alla tutela del lupo, senza preoccuparsi troppo di elaborare soluzioni alternative per una convivenza pacifica tra uomini e “altri animali”.
Una legge simile sarebbe un grande passo indietro per l’Italia, non lo merita il lupo, non lo meritano i cinghiali allevati per essere cacciati, e non lo meritiamo nemmeno noi italiani, facciamo sapere ai nostri parlamentari (soprattutto a quelli più sensibili alla tutela degli animali) che vogliamo vivere in un Paese civile ed esigiamo che vengano studiati progetti alternativi all’abbattimento, qui trovate gli indirizzi di posta elettronica:
La Commissione Agricoltura: http://www.camera.it/99?shadow_organo_parlamentare=1506
Il Parlamento: http://www.parlamento.it/
Facciamoci sentire!
Fonte: Gruppo d'intervento giuridico Read 0 Comments... >>
Giovedì 28 Luglio 2011 17:37
(Adnkronos) - ''Con questo provvedimento -ha sottolineato il presidente della commissione Agricoltura Carlo Saffioti- abbiamo dimostrato ancora una volta alle associazioni venatorie l'impegno e la volonta' di garantire la caccia in deroga, nonostante le oggettive difficolta' esistenti e la mancata modifica della legislazione nazionale vigente in materia".
"Il testo che abbiamo sottoscritto e approvato -ha aggiunto- e' rispettoso delle direttive europee, assicura vincoli e controlli precisi e garantisce la pratica venatoria nel piu' assoluto rispetto delle normative esistenti in materia ambientale e faunistica, consapevoli che la caccia e' una delle piu' antiche e nobili tradizioni della nostra Regione e la sua pratica costituisce un presidio indispensabile in molti territori regionali altrimenti abbandonati a se stessi''.
I rappresentanti della Lega Nord hanno espresso soddisfazione per il voto in Consiglio regionale: ''A parte l'incidente di percorso dello scorso anno -hanno evidenziato- la maggioranza in Regione ha sempre garantito negli ultimi 15 anni la pratica venatoria, che non puo' e non deve essere solo una questione di bandiera politica, ma che deve essere frutto della maggiore condivisione possibile''.
Fonte: Adnkronos Read 0 Comments... >>
Mercoledì 27 Luglio 2011 17:56
Vuoi un’arma sotto il cuscino per rassicurare le tue notti? Cerchi un fucile per sentirti potente a bordo della tua auto in giro per la jungla cittadina? Allora la proposta Bricolo fa per te. Cos’è? E’ quell’idea che ha arricchito il dibattito in Senato sul rifinanziamento delle missioni italiane dei nostri soldati all’estero.
La proposta avanzata da Federico Bricolo era semplice: cancellare il Catalogo nazionale delle armi da sparo. Una bazzecola? Macchè. Si tratta di un articolo, il numero 7 di una legge che risale al 1975 e che serve a tracciare le armi in mano ai privati.... Leggi tutto alla fonte: http://oltrelostretto.blogsicilia.it
(Chi è il Sen. Federico Bricolo(Lega Nord Padania)? Per doverosa conoscenza, il Sen Bricolo, assieme ai senatori Maurizio Gasparri (capogruppo P. d. L.), Roberto Centaro (P. d. L.), Gaetano Quagliariello (P. d. L.), Filippo Berselli (P. d. L.), Sandro Mazzatorta (P. d. L.), Sergio Divina (Lega Nord Padania) hanno presentato un emendamento al d.d.l. Senato n. 1611 (intercettazioni telefoniche), il n. 1707, che prevede una modifica dell’ articolo 380 del codice di procedura penale che elenca i casi in cui si deve procedere all’arresto in flagranza, fra questi anche il delitto di atti sessuali con minorenni (609 quater codice penale). La proposta contenuta nelll'emendamento 1707 prevede l’abrogazione dell’obbligo di arresto nei confronti di chi viene sorpreso in flagranza a compiere atti sessuali “di minore gravità” con minorenni......... A.V.C) Read 0 Comments... >>
Venerdì 25 Febbraio 2011 19:59
Ipotesi di falso e abuso d’ufficio per il presidente del Parco della Maremma e di Federparchi. Nel mirino le concessioni rilasciate quando era dirigente della Provincia di Siena: un episodio vergognoso che colpisce in pieno il verice della Federazione Italiana Parchi e Riserve Naturali assieme ai vertici della Polizia Provinciale.
Il terremoto giudiziario che nei giorni scorsi si è abbattuto sull’Ufficio caccia della Provincia di Siena lambisce anche la Maremma visto che tra i 29 indagati figura anche Giampiero Sammuri, ex vice presidente della Provincia (dal 1995 al 1999) e attuale dirigente del settore Ambiente a Palazzo Aldobrandeschi, nonché presidente del Parco regionale della Maremma e presidente nazionale di Federparchi.
Il nome di Sammuri è finito nell’inchiesta della Procura senese per il suo passato incarico di dirigente del Servizio risorse faunistiche e riserve naturali della Provincia di Siena.
Per Sammuri vengono ipotizzate le accuse di abuso d’ufficio in concorso e di falsità ideologica.
L’indagine nel complesso comprende il periodo dal primo gennaio 2004 al 19 gennaio 2010: in particolare, secondo gli inquirenti, Sammuri avrebbe autorizzato le operazioni di controllo degli ungulati (cinghiali, cervi e daini) all’interno delle riserve naturali di Lucciola Bella, rete dell’Orcia e del Formone, Alta Val di Merse e Basso Merse, tutte nella provincia di Siena, operazioni che però venivano effettuate con il metodo della “braccata” oppure di notte, sparando da vetture in movimento.
Sammuri non ha partecipato materialmente alle battute di caccia, ma quale dirigente della Provincia avrebbe autorizzato i controlli prima verbalmente fino al 26 giugno del 2009 e da quella data in poi in forza di una disposizione dirigenziale (la numero 836), mentre dal 5 dicembre 2009 era stato il facente funzione Luciano Palazzi ad autorizzare le cacciate. Conti correnti
Non solo: Sammuri come detto è indagato anche per falsita’ ideologica per un episodio accaduto il 18 maggio 2005. Quel giorno infatti l’attuale presidente del Parco della Maremma, secondo gli inquirenti, avrebbe predisposto e fatto sottoscrivere al presidente di Federcaccia la convenzione numero 154 nella quale venivano falsamente attestati fatti dei quali la stessa Federcaccia doveva provare la verita’.
La questione si intreccia coi limiti di spesa imposti agli enti locali dal Patto di stabilit : limiti che nel maggio 2005 erano gi stati superati e pertanto la Provincia di Siena non poteva effettuare il trasferimento dei finanziamenti regionali agli Atc territoriali, visto che secondo la legge il limite di spesa poteva essere superato solo destinando i finanziamenti a un’associazione sportiva riconosciuta dal Coni.
Ecco dunque lo stratagemma: predisponendo la convenzione, Sammuri aveva fatto accreditare le somme da destinare agli Atc (un milione e 72mila euro per il 2005 e un milione e 95mila euro per il 2006) sul conto corrente bancario della Federcaccia di Siena, che poi aveva girato i fondi agli Atc della provincia secondo modalita’ e calcoli predisposti dal Servizio risorse faunistiche di cui Sammuri era dirigente.
In questo modo, secondo l’ipotesi di reato, le somme avevano potuto essere destinate agli Atc grazie a un artificio senza cui il trasferimento dei soldi non sarebbe potuto avvenire per “incapienza del budget” assegnato al Servizio risorse faunistiche e riserve naturali In teoria avrebbero dovuto essere controlli degli ungulati per gestirne il numero nelle aree naturali protette. In realtà, secondo la Procura senese, quelle autorizzate dal Servizio riserve naturali per anni diretto da Giampiero Sammuri erano battute di caccia effettuate a scopo di svago o per interesse economico (legato alla carne tenuta per sé) e non per mera necessita’.
Battute effettuate con il metodo della “braccata”, ovvero non in modo selettivo e con l’ausilio di più cani, oppure di notte, a bordo di veicoli a motore con l’ausilio di fonti luminose. I cacciatori sparavano direttamente dai mezzi in movimento, sia utilizzando vetture dell’Amministrazione provinciale di Siena che mezzi privati. In entrambi i casi non venivano seguite le procedure prescritte, mancando la preventiva richiesta di valutazione d’incidenza ambientale e il parere obbligatorio dell’Infs (Istituto nazionale della fauna selvatica) e senza che ci fossero un precedente censimento sulla popolazione di ungulati e un serio monitoraggio sui danni alle coltivazioni e sull’eventuale squilibrio ecologico prodotti dagli animali.
In questo modo i partecipanti (dai quali comunque gli inquirenti hanno escluso lo stesso Sammuri, che non ha partecipato alle battute) si procuravano un “ingiusto vantaggio Patrimoniale” consistente sia nel poter prendere parte alle battute, sia usando talvolta mezzi dell’ente pubblico, sia trattenendo un quantitativo imprecisato di carne di cinghiale, cervo o daino.
Ma il vantaggio era anche per altre persone: i proprietari dei terreni che si trovavano all’interno delle riserve naturali, ad esempio, autorizzati a partecipare alle “braccate” nonostante non avessero frequentato il corso di formazione previsto dal Ministero dell’ambiente per la gestione del cinghiale nelle aree protette. Gli stessi proprietari (e in qualche caso anche loro dipendenti), così, venivano posti in condizione di ricevere carne di cinghiale, cervo o daino a titolo di parziale risarcimento dei danni alle colture, pur sapendo che - in presenza dell’apposita richiesta - sarebbero stati totalmente risarciti dalla Provincia di Siena.
Fonte: www.tutelafauna.it Read 0 Comments... >>
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