Associazione Vittime della Caccia

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Raccolta Testimonianze

PER NON DIMENTICARE PAOLO TAMBINI - RACCOLTA TESTIMONIANZE

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Ilio Dainelli ricorda l’uccisione di Paolo Tambini, Il veterinario omeopata ucciso il 27 dicembre 2008 mentre cercava tartufi col suo cane in un bosco in frazione S.Pietro in Belvedere, comune di Capannoli (PI) leggi l'articolo del 2008.

L'Associaziione Vittime della caccia si unisce ad Ilio nel ricordo di una bella Persona, vittima della caccia e di un cacciatore.

Oggi, a distanza di tre anni dalla sua morte, un suo Amico lo vuole ricordare, come vuole ricordare all'omicida la gravità del suo atto che non si cancella con una sentenza e con la pena. Una vittima innocente resta nei cuori di chi ancora crede al valore della vita e della pace. A chiunque essa appartenga.

I fucili servono ad uccidere, meglio appenderli ad un chiodo e vivere serenamente, senza rimpianti e rimorsi per il dolore inflitto agli altri.

"PERCHE’ NON VENGA DIMENTICATO PAOLO

Il 27 Dicembre di tre anni fa Celandroni Fabio
sparò con il fucile al rumore di sfrascamento, senza guardare, uccidendo Paolo Tambini, poi fuggì e si costituì due giorni dopo. Che non dimentichi mai della sua superficialità, perché quella e pochi grammi di piombo hanno distrutto una vita.
"  Ilio Dainelli

 

AGGIORNAMENTO, 28 dicembre 2011 Pisanotizie.it:

Caso Tambini, Ilio Dainelli ricorda il veterinario ucciso in una battuta di caccia A chiusura del caso giudiziario, lo storico ambientalista contro la decisione dei giudici: "Il colpevole non farà nemmeno un giorno di carcere". Tre anni sono passati dalla tragica uccisione di Paolo Tambini, veterinario, nei boschi di Santo Pietro Belvedere. A stroncare la vita del medico un colpo di fucile sparato da Fabio Celandroni, imprenditore livornese, durante una battuta di caccia. Quest'ultimo, infatti, aveva percepito tra le frasche del bosco il movimento di Tambini, ma lo scambiò per un animale sparando così il colpo che lo uccise. Dopo due giorni dal ritrovamento del corpo da parte del Corpo Forestale, Celandroni si costituì alla polizia. In sede penale, poi, l'imprenditore livornese aveva patteggiato la pena (due anni con la condizionale), dopo che gli fu imputata l'accusa di omicidio colposo. I parenti di Tambini, intanto, sono stati risarciti. Ma se la situazione su di un piano legale sembra essersi risolta, c'è chi non ci sta. E a sollevarsi in questi giorni è stato la voce di Ilio Dainelli, storico ambientalista del territorio nonché amico di Paolo Tambini.(...) La critica di Dainelli procede, infatti, proprio in tale direzione: a fronte dell'uccisione di Tambini, il colpevole - riconosciuto tale - non ha scontato "nemmeno un giorno di carcere"... Fonte: http://pisanotizie.it


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Dedicato a Charlie, Bottiglione ed a tutti gli animali uccisi dal veleno dell’indifferenza o della crudeltà umana.

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Dedicato a Charlie, Bottiglione ed a tutti gli animali uccisi dal veleno dell’indifferenza o della crudeltà umana.

Quella che vogliamo raccontarvi oggi è la storia di vite spezzate in modo subdolo da umani che volutamente, o inconsapevolmente, uccidono altri esseri viventi usando dei veleni.

Fra i diversi sistemi per arrecare danno o morte agli animali, l’uso dei veleni è pratica, purtroppo, assai diffusa: finalizzata, perlopiù,  al contenimento di alcune specie è,  altresì,  vigliaccamente fruita per lo sterminio di esseri considerati “antagonisti” in ambito venatorio, oppure come punizione trasversale inflitta a umani considerati nemici.

Ci siamo spesso chiesti: quante persone, architettando trappole, o spargendo veleni, allo scopo di eliminare specie considerate dannose o noiose, sono consci del fatto che altri animali, diversi da quelli oggetto di tale trattamento, corrono il rischio di assimilarlo? Quanti sono edotti, di là della razza, del dolore inflitto a tutti loro?

Sicuramente ne è consapevole chi prepara polpette o intrugli velenosi perché, con lucida e folle determinazione, intende volutamente procurare, alle vittime prescelte, una lunga e atroce morte.

<<Un’agonia che non auguro a nessuno di vedere>>  così ha sintetizzato, efficacemente, il sig. Giovanni parlando di quanto accaduto alla cagnetta Lola, avvelenata nei boschi di Sant’Anna D’Alfaedo .* 1)

Medesima agonia l’hanno subita anche Charlie e Bottiglione:

Charlie, dolcissimo cane dalle lunghe e soffici orecchie, la cui vita ha riservato, dopo un periodo trascorso in strada, l’incontro con una persona speciale; un’amica umana con la quale passeggiare, giocare e gioire della reciproca presenza.

A nulla sono valsi  i tentativi fatti per salvargli la vita; essere unico e irripetibile devastato dalle convulsioni e sensazioni di soffocamento, ha smesso di soffrire morendo in modo dolce, dopo che gli era stata somministrata una dose d’anestesia, sul tavolo del veterinario.

Bottiglione, gattone dagli splendidi occhi verdi, era nato in casa da micia anch’essa adottata.

Anche lui, essere unico e irripetibile, se ne è andato da questa vita con negli occhi il terrore e l’atroce dolore che lo ha squassato per tanto, troppo tempo.

E’ morto solo, mentre Chalie lottava nell’ambulatorio del veterinario,  in quella stanza dove si era nascosto e che lo aveva visto protagonista di numerose scorribande, di colpetti dati con la zampa contro la porta per svegliare la sua adorata amica umana.

Ormai è trascorso più di un mese da quel giorno e, nella speranza che il dolore subito dall’amica Piera C. si sia nel frattempo un po’ lenito, vi abbiamo raccontato della loro agonia, seppur senza addentrarci nei particolari, oltre che di particolari della loro vita, per una ragione:

Per ribadire che gli animali non sono oggetti, ma soggetti; che Charlie e Buttiglione erano esseri unici e irripetibili, come lo erano Lola e tutti gli altri.

Perché è questo che siamo tutti, umani o animali: esseri unici e irripetibili.


M.Cristina Tassi, Associazione Vittime della caccia


nota 1: http://www.larena.it/stories/dalla_home/308106_di_nuovo_bocconi-killerucciso_cane_da_tartufo/


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Un ultimo saluto a Mamy, uccisa da una vile mano armata. di M.Cristina Tassi.

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Un ultimo saluto a Mamy, uccisa da una vile mano armata.

13.12.2011 - Mamy era una gattona bianca con qualche macchia nera sparsa qua e là, una facciotta simpatica, due occhi color smeraldo e, come tanti gatti, opportunista quanto basta; era un’anima libera cui andavano strette le pareti di una casa ma, quando voleva, non disdegnava le coccole e sapeva che il cibo, oltre che gli aiuti, non le sarebbero mancati ogni qualvolta ne avesse avuto necessità.

Arrivò 10 anni fa, giovane e scheletrica tant’era magra, poi, con il tempo, diventò una bellissima gattona  oltre che madre perfetta di miciotti felici e amorevolmente accuditi: da qui il nome “Mamy”.

Se ne andava nel bosco con dietro quei ruzzolanti e pelosi pargoli la cui vivacità, ogni volta, mi strappava un sorriso e la ferma convinzione che non è prerogativa dell’umano provare amore, senso di protezione per la prole, dolore.

Tempo fa sparì per un lungo anomalo periodo, tanto che pensai non l’avrei più rivista, poi ritornò circa 6 mesi fa; una malattia l’aveva resa quasi completamente cieca e i suoi splendidi occhi verdi erano opacizzati da una colorazione azzurrognola.

Non so come abbia fatto a trovare la strada per ritornare dove sapeva che qualcuno si sarebbe preso cura di lei; non so perché abbia sempre privilegiato la sua libertà alle comodità e alla sicurezza di una casa, tanto che, nonostante le avverse condizioni di salute, dormiva all’esterno in una tana sotto del legname; non so come la mia “cicciona” potesse, ogni e più volte al giorno, percorrere con passo malfermo, i pochi metri che costituivano il percorso dalla tana alla stanza in cui trovava cibo, acqua medicine e calde rassicuranti carezze.

Quello che so è che domenica scorsa, 11 dicembre, l’ho trovata a un metro da casa, nel prato, morta.

Il referto stilato dal centro zoo profilattico parla di “una ferita da arma da fuoco”; proiettile unico che l’ha attinta nel mediastino, le ha lacerato l’aorta,  per poi fuoriuscire dal fianco.

Deve essere stato divertente ammazzare un essere non in grado di difendersi e che non poteva vedere da dove arrivava il pericolo, vero grand’uomo?

Abito in una zona in cui si pratica la caccia e, in passato anche recente, ho avuto diverbi e denunciato soggetti armati che pretendevano, in modo arrogante e violento, di spadroneggiare in casa mia, oltre che in tutto il resto della zona, peraltro urbanizzata; per questa ragione ritengo sia molto probabile che il responsabile di un atto vile quale l’uccisione di Mamy, un essere cieco che non poteva fare alcun male nè dare fastidio, possa essere uno dei sopra menzionati barbari.

Ad oggi non so se quanto accaduto è da collegarsi a una sorta di “avvertimento”, affinché chiuda gli occhi sugli illeciti che spesso vedo durante i lunghi mesi in cui è aperta la caccia, oppure se sia da annoverarsi fra le barbarie di cui sono piene le cronache.

Quello che so è che l’assassinio di Mamy non mi fermerà nel continuare a denunciare coloro che in nome di uno sport, divertimento, ragione di vita che da la morte, commettono delle palesi infrazioni o mi minacciano puntandomi addosso il fucile, come già accaduto.

Né mi fermerà nel documentare e urlare le ragioni per cui la caccia debba essere abolita.

Una cosa voglio dirla direttamente ai cacciatori.

Spesso lamentate il fatto che si auguri la morte a voi e ai vostri figli: ebbene, per quel che riguarda questi ultimi, non mi sentirete mai proferire tali parole, provenendo da famiglia di cacciatori, ma, bensì, auguro loro di rifiutare, come me, un’alimentazione carnea intrisa di sangue, intossicata dalla paura e dal terrore, ripudiando nel contempo, così facendo, le scelte e la vita dei loro padri; per il resto ritengo che chi semina dolore e morte, sia giusto provi su se stesso ciò che ha procurato ad altri.

L’ultimo pensiero è altresì dedicato a tutti coloro, cacciatori o no,  che nella loro insignificanza si sentono “vivi” torturando o uccidendo esseri indifesi.

Maria Cristina Tassi, Associazione Vittime della caccia


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RACCOLTA TESTIMONIANZE- SAPORI TRADIZIONALI: LA SCUSA

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RACCOLTA TESTIMONIANZE...SAPORI TRADIZIONALI: LA SCUSA. Di Francesco M.Mantero: "Dopo le denuncie e i filmati sui massacri di piccoli uccelli in corso nelle valli prealpine  ( o di notizie come quella sotto riportata ) è forse il casodi denunciare con forza che il "motore" di questo scempio sta anche in unmalinteso ritorno ai "sapori tradizionali", ai "cibi di una volta" ,pubblicizzati persino sul sito di Slow Food. Sono le stesse cause che stannoportando ad una ripresa accelerata del bracconaggio ai danni dell' istrice quinel lazio, o di caprioli o di tutto ciò che finisce nella rete delladistribuzione alimentare, magari "genuina"  e "tradizionale".
Nell'attesa che compaiano piatti a base di tartaruga o di foca monaca (tradizionali certamente) scriviamo a Slow Food e diciamogli chiaro e tondo che se si vuole fare un discorso etico sul cibo, bisogna essere coerenti". Francesco Mantero

ANIMALI: SEQUESTRATI ALLO SCALO DI PERUGIA CINQUE QUINTALI DI SELVAGGINA IMPORTATA ILLEGALMENTE DALL'ALBANIA.
17.11.2011 Sono tuttora in corso le indagini  per identificare le responsabilità di tre persone che esercitavano attività venatoria in Albania ed importavano illecitamente la fauna in Italia. Circa 500 chilogrammi di selvaggina cacciata in Albania ed importata illecitamente in Italia all'interno di alcuni bagagli sono stati sequestrati presso lo Scalo aeroportuale di Perugia - Sant'Egidio dal personale dell'Agenzia delle Dogane che ha immediatamente allertato il Servizio CITES di Perugia del Corpo forestale dello Stato...

 


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RACCOLTA TESTIMONIANZE - "Cacciatori rumorosi e maleducati"

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RACCOLTA TESTIMONIANZE - San Remo - "Cacciatori rumorosi e maleducati" la viva protesta di una residente nell'entroterra

"Volevo ricordare l'annoso problema della caccia iniziata già da mesi, che puntualmente per noi che abitiamo in campagna crea dei grossi disagi. Per ben cinque giorni su sette noi non possiamo recarci nei nostri boschi per qualsiasi attività vogliamo svolgere, per la presenza assidua di queste persone, che a volte anche transitando in macchina non hanno neanche il buon senso di non sparare per non perdersi la preda, e senti i pallini che ti schizzano sul parabrezza. Non hanno nessun rispetto dell'orario di chiusura poichè sparano ben oltre la mezzora di stop prescritto dalla legge. Sparano di fronte alle case e per chi si vuole godere il suo meritato riposo non deve far altro che blindarsi in casa e fino a che non arriva il buio c'è il coprifuoco. Mi sono rivolta più volte alle autorità competenti ... LEGGI TUTTO ALLA FONTE: www.sanremonews.it

foto dal web

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RACCOLTA TESTIMONIANZE - Amara e dolce la fiaba di Bambi.

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Esanatoglia, amara e dolce la fiaba di Bambi.

Il capriolo ferito a morte dai bracconieri e soccorso dai cittadini di Esanatoglia.

di Giancarlo Liuti. 20.11.2011. Prendere un cosciotto, lardellarlo con pancetta, lasciarlo marinare per un’ora in una salsa d’olio, vino bianco, erbe aromatiche, sale e pepe, dopodiché metterlo al forno e predisporsi a gustare un arrosto di primissima qualità. Era questa, sicuramente, l’intenzione dei bracconieri che l’altro giorno hanno ferito a morte un giovane capriolo di Esanatoglia, non riuscendo però a catturarlo e facendo sì, senza volerlo, che dalla loro squallida impresa saltasse fuori una piccola storia – anzi, una fiaba – in cui hanno preso il sopravvento i buoni sentimenti di un’intera comunità.

Qualcuno ricorderà  il “Bambi” di Walt Disney, un film del 1942 (...LEGGI TUTTO ALLA FONTE) i bracconieri hanno cominciato a sparargli con pallettoni da cinghiale e l’hanno colpito al fianco sinistro. Allora Bambi si è dato disperatamente alla fuga. Ma non nel bosco. I caprioli, si sa, sono animali gentili, espansivi, socievoli. E può darsi che lui confidasse nell’amore degli esseri umani per averli già incontrati e averne ricevuto segni d’affetto. Così ha pensato che la salvezza fosse da loro. Ed è corso verso il paese. Veloce, finché c’è riuscito. Ma un altro colpo gli ha spezzato una gamba e Bambi s’è trascinato fino a un vicolo davanti alle fontane di San Martino, dov’è caduto. E i cacciatori? Spariti.(...vai alla fonte...)da Esanatoglia giunge ora un episodio che lascia intravedere l’affermarsi, via via, di un rapporto più rispettoso fra la nostra vita e le tante altre vite che ci circondano. Ho chiesto dov’è finita la carcassa ancora fresca di Bambi. “Non dica la carcassa”, mi son sentito rispondere, “dica il corpo. E’ stato cremato, proprio come uno di noi”. Fonte: Cronache Maceratesi


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