Associazione Vittime della caccia

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RACCOLTA TESTIMONIANZE - "L' On. Realacci e la caccia nei parchi"

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RACCOLTA TESTIMONIANZE

di Francesco Maria Mantero - DEDICATO AGLI AMICI DI LEGAMBENTE AL RITORNO DALLA PERUGIA ASSISI

"L' On. Realacci propone il " superamento del dualismo fra aree vietate alla caccia e aree residue". ( vedi comunicato).

In sostanza si spalancano le porte ad una epocale "riforma" della normativa di settore ( anzi di più normative, quella sulla disciplina dell'attività venatoria e quella sulle aree protette) che viene portata avanti da tempo dalle associazioni venatiorie e da certe associazioni per la "tutela" della natura che forse sarebbe meglio definire per la tutela del solo  "paesaggio" naturale.

Una visione positiva, quella dell' on. Realacci, verso un maggiore ruolo dei cacciatori nei confronti del "controllo" faunistico- al di la di quanto già consentito da leggi e regolamenti vigenti- all' insegna di un interventismo tipico dell' "ambientalismo del fare" che parecchi tristi segni sta lasciando in giro.
Dopo le battaglie contro le varie proposte Orsi che si sono avvicendate in questi tremendi anni di governo di stampo  reganiano occorre riverniciare un' immagine del mondo venatorio che è stata abbastanza compromessa dalla discesa in campo  di buona parte della società civile contro lo scippo della fauna, anch' essa bene comune. E in questa battaglia l' On. Realacci e la sua associazione, bisogna dirlo,  hanno fatto la loro importante parte per fermare l' oscena proposta.

Ma si sa le cose cambiano e spesso per restare sulla breccia dell' onda bisogna mostrarsi più realisti del re , altamente pragmatici in una società che non ha posto per le debolezze da femminucce come quelle di certe associazioni ambientaliste o peggio -orrore!-animaliste che continuano a dire che caccia - anche se mascherata da selezione" o "controllo" -e aree protette sono due concetti incompatibili.
Importante è quindi il non riconoscersi nella "deriva animalista" e magari fare in modo che essa si bilanci attraverso la concessione in gestione ai cacciatori di sempre maggiori competenze all' interno di aree protette di diversa natura ( parchi, riserve, altre forme di tutela venatoria), in aggiunta al loro pressochè assoluto controllo del resto del territorio....


In fondo non solo in Italia si sta andando verso una strisciante privatizzazione dei servizi e quindi anche di quelli delle aree protette, e ciò è perfettamente in linea con questa tendenza. Chi meglio dei cacciatori potrà gestire un territorio che essi conoscono bene, su cui sono ben strutturati logisticamente, dotati di ottimi fuoristrada, di mezzi di comunicazione di prima qualità a fronte di organici delle aree protette in via di estinzione e spegnimento economico-motivazionale?
Il senso di questo discorso è chiaro: ricondurre la tutela della natura ad un concetto assolutamente  "relativo"  alle azioni umane e quindi esaltare certi valori "tradizionali" come la  caccia ricercandone ( inventandone)  un ruolo di servizio socialmente utile: il cacciatore non più nemico della natura, emarginato dalla "deriva animalista" , ammazzatore di animali per un malinteso senso dello "sport"  bensì suo primo guardiano e difensore dell' ambiente!

Poco male se la motivazione principale di queste scelte sta nel fatto che le aree protette, volute dai cittadini per sottrarre allo scempio anche venatorio porzioni importanti del territorio, sono le uniche ricche di fauna rispetto alle "aree residue"  faunisticamente desertificate.
Poco importa che il concetto stesso di "selezione" sia stato messo in discussione dagli esperti in quanto causa spesso di alterazioni delle popolazioni interessate; che il concetto di "controllo" presupponga un meccanismo di gestione sempre più spinta di ambienti dove si vorrebbe, al contrario, favorire un ripristino degli equilibri spesso alterati proprio dall'intesa attività venatoria precedente la tutela ( vedi l' oscena, continuativa strage di cormorani in tutto il paese per proteggere l' interesse di pochi!).
Si comincia con gli ungulati , con i corvidi , coi cormorani poi si arriverà a qualsiasi specie "problematica" lupo compreso.

Il prof. Josef H. Reichholf, Direttore della Divisione Vertebrati della collezione zoologica di Monaco di Baviera e docente di Biologia e Conservazione della Natura nelle due Università di Monaco, attraverso la caccia le specie animali che sono già rare divengono ancora più rare, e quelle che sono comuni, diventano ancora più comuni. (Suddeutsche Zeitung – 28 gennaio – Freiheit fur Tiere n° 3 – 2009) . Di studi ce ne sono tanti.

Poco importa, poi, che a creare gli "squilibri" siano stati proprio i cacciatori , le loro associazioni e le amministrazioni pubbliche politicamente da loro dipendenti liberando dagli anni '70 importanti contingenti di cinghiali di razze centroeuropee ( con impoverimento genetico della sottospecie autoctona del cinghiale maremmano  virtualmente estinto).
Coerenza vorrebbe che anche in questo caso venisse ribadito il concetto più volte sbandierato da Legambiente che "chi inquina paga! ". Ma forse gli animali  valgono poco o niente e quindi si può soprassedere ad un'applicazione troppo corente del principio.

Altri punti chiave del discorso,  "l 'auspicio di una "  unitarietà di gestione del territorio, superando il dualismo fra aree vietate alla caccia e aree residue" e l' ;"adeguamento del sistema degli accessi e della mobilità venatoria, per scongiurare localismi" nascono forse da una visione romantica che l' On. Realacci e i membri della sua associazione che concordano con la sua visione filo-venatoria hanno nei confronti della figura del "cacciatore" quasi fosse un personaggio da romanzi maremmani dell' 800 e non un superattrezzato e tecnologico padrone di fatto del nostro patrimonio faunistico. Non trascuriamo fatti risaputi ma scomodi:

I cacciatori gestiscono direttamente immense superfici di aziende faunistico venatorie dove, purtroppo, non di rado si pratica la "selezione" attraverso bocconi avvelenati ( a base di anticoagulanti,  anticongelanti, pesticidi che fanno strage di volpi e cani randagi ma anche di rapaci e altri animali), il tutto per protetggere il "capitale" faunistico cacciabile. le armi di oggi e l' uso diffusissimo di fuoristrada rendono vulnerabile ogni angolo del nostro territorio;
I cacciatori hanno libero transito su gran parte del territorio "libero" con esclusioni quasi mai rispettate ( si spara nei poligoni militari, in vicinanza delle case, talvolta in aree destinate al turismo e archeologiche, nelle aree contigue dei parchi e chi più ne ha più ne metta). la vigilanza venatoria è praticamente inesistente e a detta di molti operatori del settore sembra che sia nei corpi statali che locali competenti si faccia di tutto per dirottare gli agenti da questi compiti di vigilanza venatoria.

 

Il bracconaggio ha una dimensione impressionante: la notte nelle campagne e sui monti  il traffico di fuoristrada dei "gestori faunistici" è incessante; il "garantismo" delle nostre leggi e l' assenza di vigilanza rendono questo fenomeno del tutto incontrollabile.

Chiudo qua, di cose ce ne sarebbero da aggiungere. c'è da chiedersi solo a chi e a che cosa servano queste dichiarazioni d'amore per una realtà che è sotto tanti aspetti uno degli scandali e delle anomalie del nostro paese. A cosa serva alimentare, dare un senso ad un' attività che ne ha sempre di meno agli occhi di tanti cittadini che vorrebbero godersi una nattura viva e protetta,soprattutto ma non solo nelle aree a ciò deputate.
l' attività venatoria può costituire poi per molti ragazzi una "scuola di vita" in cui si insegna a non provare empatia per il mondo vivente e le altrui sofferenze e questo, in un mondo come il nostro, non serve davvero anessuno.

DEDICATO AGLI AMICI DI LEGAMBENTE AL RITORNO DALLA PERUGIA ASSISI ( DAL SITO CIRCOLO LEGAMBIENTE VALTERMINA):"La caccia è sempre stato il passatempo preferito degli uomini di guerra in tempo di pace, vale a dire nei periodi più o meno brevi in cui la caccia all'uomo non è aperta."( Claude Duneton, La pulce all'orecchio, 1978/2001)

Francesco Maria Mantero -Roma, animalista e ambientalista impenitente & indignato"

Comments

avatar clizia
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Il circolo di Legambiente Val d'Enza è da sempre contrario alla caccia e così intende rimanere! Per noi la caccia è orrore, Abbiamo scritto a Realacci per ribadire che non tutti i soci e i circoli di legambiente la pensano come lui
Presidente Legambiente Val d'Enza
avatar francesco maria mantero
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Non voglio fare una polemica "personale" ma ritengo che sposare tesi così filovenatorie in un momento in cui il mondo venatorio sta cercando di riappropriarsi di spazi che vanno ben oltre la "selezione" sia un errore e non aiuti certo le boccheggianti aree protette e la gente che vi lavora con passione e, diciamolo pure, con vero amore per la natura.
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