Associazione Vittime della caccia

organizzazione di volontariato senza fine di lucro ai sensi della Legge 266-91

  • Aumenta dimensione caratteri
  • Dimensione caratteri predefinita
  • Diminuisci dimensione caratteri

Un ultimo saluto a Mamy, uccisa da una vile mano armata. di M.Cristina Tassi.

E-mail Stampa PDF

RACCOLTA TESTIMONIANZE

Un ultimo saluto a Mamy, uccisa da una vile mano armata.

13.12.2011 - Mamy era una gattona bianca con qualche macchia nera sparsa qua e là, una facciotta simpatica, due occhi color smeraldo e, come tanti gatti, opportunista quanto basta; era un’anima libera cui andavano strette le pareti di una casa ma, quando voleva, non disdegnava le coccole e sapeva che il cibo, oltre che gli aiuti, non le sarebbero mancati ogni qualvolta ne avesse avuto necessità.

Arrivò 10 anni fa, giovane e scheletrica tant’era magra, poi, con il tempo, diventò una bellissima gattona  oltre che madre perfetta di miciotti felici e amorevolmente accuditi: da qui il nome “Mamy”.

Se ne andava nel bosco con dietro quei ruzzolanti e pelosi pargoli la cui vivacità, ogni volta, mi strappava un sorriso e la ferma convinzione che non è prerogativa dell’umano provare amore, senso di protezione per la prole, dolore.

Tempo fa sparì per un lungo anomalo periodo, tanto che pensai non l’avrei più rivista, poi ritornò circa 6 mesi fa; una malattia l’aveva resa quasi completamente cieca e i suoi splendidi occhi verdi erano opacizzati da una colorazione azzurrognola.

Non so come abbia fatto a trovare la strada per ritornare dove sapeva che qualcuno si sarebbe preso cura di lei; non so perché abbia sempre privilegiato la sua libertà alle comodità e alla sicurezza di una casa, tanto che, nonostante le avverse condizioni di salute, dormiva all’esterno in una tana sotto del legname; non so come la mia “cicciona” potesse, ogni e più volte al giorno, percorrere con passo malfermo, i pochi metri che costituivano il percorso dalla tana alla stanza in cui trovava cibo, acqua medicine e calde rassicuranti carezze.

Quello che so è che domenica scorsa, 11 dicembre, l’ho trovata a un metro da casa, nel prato, morta.

Il referto stilato dal centro zoo profilattico parla di “una ferita da arma da fuoco”; proiettile unico che l’ha attinta nel mediastino, le ha lacerato l’aorta,  per poi fuoriuscire dal fianco.

Deve essere stato divertente ammazzare un essere non in grado di difendersi e che non poteva vedere da dove arrivava il pericolo, vero grand’uomo?

Abito in una zona in cui si pratica la caccia e, in passato anche recente, ho avuto diverbi e denunciato soggetti armati che pretendevano, in modo arrogante e violento, di spadroneggiare in casa mia, oltre che in tutto il resto della zona, peraltro urbanizzata; per questa ragione ritengo sia molto probabile che il responsabile di un atto vile quale l’uccisione di Mamy, un essere cieco che non poteva fare alcun male nè dare fastidio, possa essere uno dei sopra menzionati barbari.

Ad oggi non so se quanto accaduto è da collegarsi a una sorta di “avvertimento”, affinché chiuda gli occhi sugli illeciti che spesso vedo durante i lunghi mesi in cui è aperta la caccia, oppure se sia da annoverarsi fra le barbarie di cui sono piene le cronache.

Quello che so è che l’assassinio di Mamy non mi fermerà nel continuare a denunciare coloro che in nome di uno sport, divertimento, ragione di vita che da la morte, commettono delle palesi infrazioni o mi minacciano puntandomi addosso il fucile, come già accaduto.

Né mi fermerà nel documentare e urlare le ragioni per cui la caccia debba essere abolita.

Una cosa voglio dirla direttamente ai cacciatori.

Spesso lamentate il fatto che si auguri la morte a voi e ai vostri figli: ebbene, per quel che riguarda questi ultimi, non mi sentirete mai proferire tali parole, provenendo da famiglia di cacciatori, ma, bensì, auguro loro di rifiutare, come me, un’alimentazione carnea intrisa di sangue, intossicata dalla paura e dal terrore, ripudiando nel contempo, così facendo, le scelte e la vita dei loro padri; per il resto ritengo che chi semina dolore e morte, sia giusto provi su se stesso ciò che ha procurato ad altri.