Associazione Vittime della caccia

organizzazione di volontariato senza fine di lucro ai sensi della Legge 266-91

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Associazione Vittime della Caccia

CACCIATORI A DISTANZA - COME DIFENDERSI DAI CACCIATORI-Ass.Vittime della caccia-Dossier 2013

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ASSOCIAZIONE VITTIME DELLA CACCIA - Copyright © 2013 Dossier Vittime della Caccia

(dal DOSSIER - 2013)

"CACCIATORI A DISTANZA"

COME DIFENDERSI DAI CACCIATORI

La strategia dell'Associazione Vittime della caccia

APPLICARE LE DISTANZE DI SICUREZZA AL TERRITORIO

SULLA BASE DELLE SUE ANALISI,  L'ASSOCIAZIONE VITTIME DELLA CACCIA PUBBLICA QUESTA SINTETICA MA EFFICACE STRATEGIA DI DIFESA DALL'ATTIVITA' VENATORIA.

LA STRATEGIA "CACCIATORI A DISTANZA" CHE APPLICHIAMO DA ANNI CON IL SEMPLICE SISTEMA DI CALCOLO SU MAPPA DELLE DISTANZE DETTATE DALLA LEGGE 157/92*, si è rivelata un prezioso ed efficace strumento di difesa e di legittimazione delle richieste dei cittadini ai sindaci, al fine di ottenere il rispetto della sicurezza o un esplicito e pubblico richiamo alle zone interdette alla caccia, anche attraverso l'emanazione di specifica ordinanza sindacale ai sensi del D.lgs.267, 18 agosto 2000, art.54)

Sono infatti gli strumenti che l'Associazione Vittime della caccia usa per difendere i cittadini, quelli relativi alla Legge 157/92 art,21, c.1, lett.a), e), f, g)* che stabilisce i parametri a cui i cacciatori devono attenersi.

E' sorprendente verificare come nella maggior parte del territorio la caccia, praticata nelle varie forme, risulti difficilmente praticabile.

Si tratta quindi di capire cosa sia lecito e cosa invece no, per pretendere poi l'applicazione della legge.

Occorre ripartire infattii da quei pochi strumenti previsti dalle attuali norme in materia di pubblica sicurezza, fugacemente richiamati dalla legge sulla caccia all'art.21*, come parametri minimi previsti, basati sulle gittate delle armi da fuoco, solitamente in uso durante l'attività venatoria.

E bene far notare che per attività venatoria non s'intente necessariamente solo il cacciare e sparare, ma anche l'atteggiamento di caccia (art.12), quindi anche il cacciatore che si aggira col fucile in mano o in spalla che non sia scarico e in custodia (art.21, c.1, lett.g)

QUINDI CHI ESERCITA ATTIVITA' VENATORIA, SPARA E/O SI AGGIRA ALLA RICERCA DEGLI ANIMALI A CUIO SPARARE


SEMBRA SCONTATO MA è NECESSARIO CAPIRE LA DIFFERENZA tra LE DEFINIZIONI IN QUESTIONE : ESERCIZIO VENATORIO (lett.e) E SPARO (lettera f - art.21, comma 1, legge 157/92)

DUNQUE ad esempio usiamo una mappa a caso, grazie a Google map, disponibile sul web.

<1-map Prendiamo la mappa che ci interessa, aumentiamo o diminuiamo la scala (notare il parametrino in fondo a sinistra) in base all'esigenza di una panoramica opportuna per la misurazione delle distanze.

 

 

1.1-map>

>Per iniziare a fare una valutazione delle distanze entro cui non è possibile esercitare l'attività venatoria, impostiamo il parametrino in fondo a sinistra a 100 metri e individuiamo l'edificio da tutelare. Facciamo partire un raggio corrispondente a 100 metri dai lati esterni dei muri dell'edificio o dalle immediate pertinenze, fino a creare un cerchio rosso intorno. Come si può vedere dal retro della casa sono appunto 100 metri, quindi entro quel raggio, ovvero tra una casa e l'altra, nessun cacciatore può esercitare l'attività venatoria.

 

 

<1.2-map Sulla base del parametro in fondo a sinistra di google map, che abbiamo impostato su 100 metri (appunto è la distanza minima prevista entro cui è vietata l'attività venatoria), facciamo dei cerchi intorno agli altri edifici, corrispondenti a 100 metri e copriamo tutta la zona; Come è possibile vedere non rimane alcun margine per esercitare l'attività venatoria intorno a questo abitato!

 

 

1.3-map>

A questo punto facciamo anche i cerchi arancioni dei 150 metri, entro i quali non è possibile sparare in direzione di case, strade, recinzioni con animali, macchine agricole in funzione ecc. E' indubbio che la zona sia off-limits!

 

<1.4-map

Togliamoci lo sfizio di valutare anche le distanze minime dei 50 metri entro i quali il cacciatore non può esercitare l'attività venatoria (vagare ecc). Ricordiamo anche che lo sparo è vietato in direzione delle strade carreggiabili a meno di 150 metri (fucile ad anima liscia, mentre per quello ad anima rigata la distanza di rispetto è 1,5 volte la gittata stessa dell'arma.....!)

 

>2-map> Ecco che l'area è completamente coperta dal divieto, sia per i 100 che i 150 metri!

 

 

Dovendo invece applicare le distanze per le armi ad anima rigata, pensiamo che invece del 70/80% di territorio italiano pianificato come venabile.... ne rimmarrebbe davvero molto molto poco!



NON CI RIMANE CHE PRETENDERE L'APPLICAZIONE DELLE NORME VIGENTI

FATTI AIUTARE DA NOI, SE SEI DETERMINATA/O, QUANDO AVRAI VALUTATO SE VI SIANO LE CONDIZIONI, SIAMO DISPONIBILI AD INTERAGIRE CON I COMPETENTI ENTI LOCALI.  ATTENZIONE: Non è facile ottenere dei provvedimenti se non si è creata l'istruttoria necessaria a motivare lo stato di urgenza, pertanto si sconsiglia di intraprendere con superficialità la fase di richiesta e quindi di rivolgervi a noi per aiuti, consigli ed eventualmente per tenere i rapporti con gli Enti locali. Questo anche per non vanificare gli sforzi finora fatti. Grazie


Documento presentato in occasione del Convegno di Ecosofia 2013 ad Osimo il 27 settembre 2013.

Copyright © 2013 Dossier Vittime della Caccia

*L'uso e la pubblicazione dei presenti contenuti, implicano obbligatoriamente la citazione della fonte: Associazione Vittime della caccia. Grazie

 

SE HAI LETTO FINO A QUI, SICURAMENTE TI INTERESSA UN DIVIETO DI CACCIA MOLTO ESPLICITO...

(CLICCA SUL CARTELLO e al tempo stesso sostienici :)

 

 

VAI ANCHE AI RIFERIMENTI NORMATIVI>>>Legge 157/92, ART. 21 e ART.12 + art.842 del codice civile integrale>>


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Cs.Vittime caccia: Smembramento Corpo Forestale, cancellata la vigilanza, diminuiranno i reati ambientali. Nei numeri dichiarati, non nei fatti.

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COMUNICATO STAMPA Associazione Vittime della caccia 6 agosto 2015

+

RACCOLTA FIRME (IN FONDO)

Smembramento Corpo Forestale, cancellata la vigilanza, diminuiranno i reati ambientali.

Nei numeri dichiarati, non nei fatti. Ovviamente.

Anzi, questa operazione dall'iter legislativo sbrigativo e senza confronto alcuno, come appare oramai evidente incentiverà i reati ambientali e venatori a causa del depauperamento delle energie specializzate dislocate localmente. Già in sottorganico da anni (es: quattro agenti per decine di comuni di competenza territoriale), le Stazioni del Corpo Forestale dello Stato garantivano comunque una presenza localizzata fondamentale per prevenire e reprimere i reati contro l'ambiente, gli animali e le persone.

L'approvazione al Senato dell'art.8 del DDL 1577/B a firma del Ministro Madia del PD (D= democratico?!) e inerente la riforma della Pubblica Amministrazione, sancisce di fatto la soppressione del Corpo Forestale dello Stato, poichè si parla di assorbimento in altra forza di polizia.

"Deregulation pianificata" dichiara Maurizio Giulianelli vicepresidente dell'Associazione Vittime della caccia che ribadisce "il nostro governo si propone di tagliare le spese annullando quei presidi che da anni a livello preventivo e repressivo tutelano il territorio e gli animali, e che contano su scala nazionale quasi 8000 uomini con specifica specializzazione in materia che nessun altro corpo di P.G. può vantare".

"Evidentemente l'ambiente, il territorio, la fauna selvatica, la tutela del bene pubblico... non sono priorità di Renzi, meglio allentare la guardia di fronte ai reati persistenti di inquinamento, abusi, bracconaggio, facendo un bel regalo a chi il territorio lo sfrutta e lo minaccia, al pari di quello quello che compie sulla fauna selvatica. Il tutto con la scusa delle riforme".

L'Associazione Vittime della Caccia riaffermando l'appoggio alle donne e agli uomini della Forestale, lancia il suo allarme in vista dell'inizio della nuova stagione venatoria: mancherà sul territorio l'attività di vigilanza e controllo dei reati e degli abusi durante l'attività venatoria, con sempre più bracconieri dalla fedina penale pulita che potranno farla franca impunemente.
E quanti cittadini lasciati soli si sentiranno ancora piu'indifesi di fronte all'esercito delle doppiette, incurante - come sempre - del rispetto delle distanze e delle altre norme di sicurezza, non potendo più contare sulla presenza locale del CFS, capace e idoneo a muoversi sul territorio come nessun altro Corpo di Polizia: su chi potranno contare per tutelare la propria incolumità e sicurezza? A chi dovranno rivolgersi in caso di pericolo spari? Con quali tempi arriveranno Carabinieri e Provinciale se saranno a decine di chilometri di distanza?

A queste domande Renzi e il Ministro Madia dovranno rispondere in modo preciso e dettagliato. Lo devono a tutti gli italiani e alle Associazioni ambientaliste che da anni si battono per una Italia che non sia in ostaggio delle lobby.

Associazione Vittime della caccia - 6 agosto 2015

 

AIUTACI RACCOGLIENDO LE FIRME E DIFFONDENDO:

FIRMA LA PETIZIONE CONTRO LA SOPPRESSIONE DELLA FORESTALE

https://www.change.org/p/no-alla-soppressione-del-corpo-forestale-dello-stato

-O-

SAI??

CHI SONO I SENATORI CHE HANNO VOTATO PER SOPPRIMERE IL CFS:


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Caccia di contenimento: AVC precisa all'Ispra

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Macello-caccia di contenimento: AVC precisa all'Ispra

Nessuna soluzione avvallando gli abbattimenti. Servono volontà e vera ricerca.

Il recente parere diramato dall'Ispra circa l'abbattimento dei daini della Pineta di Classe (RA) deliberato dalla Provincia, ci induce a un'attenta riflessione.

L'Associazione Vittime della caccia, entrando nel merito della suddetta Nota

http://www.isprambiente.gov.it/files/notizie-ispra/notizie-2015/Nota_ISPRA_daino_Pineta_Classe_RV_2015.pdf, evidenzia contraddizioni e preoccupanti conclusioni.

Dice infatti l'Ispra che gli abbattimenti in questione costituiscono attività venatoria e che i principi in via prioritaria dell'attivazione dei metodi alternativi sono previsti per le sole attività di controllo. Vero.

Sostiene inoltre che le alternative non appaiono tecnicamente praticabili o comportano rischi di determinare ulteriori impatti alla biodiversità.

Ammette che la zona interessata dall'abbattimento dei daini è fortemente antropizzata e ad elevata vocazione turistica. Siamo d'accordo.

Dunque, come abbiamo da subito fatto notare, in aree antropizzate si pone drammaticamente il problema della sicurezza in rapporto alle armi a lunga gittata utilizzate per l'abbattimento degli ungulat, come dimostrano i dati sulle vittime della caccia.

La sicurezza non può costituire una variabile del tutto secondaria: questo è un principio irrinunciabile. Anche se le competenze dell'Ispra sono di natura tecnico-scientifica è pur vero che un Istituto cui compete la protezione e la ricerca ambientale non solo in materia di fauna selvatica, riteniamo debba considerare anche la presenza umana, parte integrante dell'ecosistema e pertanto da prendere in considerazione prioritariamente quando avvalla atti amministrativi la cui applicazione determina contrasti con le norme di sicurezza ben note in materia di distanze da obiettivi sensibili.

Possibile che questa elementare considerazione non trovi il necessario riscontro - non necessariamente presso l'Ufficio preposto alla fauna selvatica - all'interno dell'Istituto preposto alla protezione e ricerca ambientale?

Se le alternative, a detta dell'Ispra, non sono praticabili, forse c'è un grave ritardo nella ricerca di pratiche non cruente o quelle attualmente praticabili non sono state sufficientemente implementate e volute.

Se, come sostiene l'Istituto, l'abbattimento dei daini costituisce attività venatoria, come mai la delibera (n.252/2014 Prov.Ravenna, titolata "Approvazione del Programma di gestione del Daino della Pineta di Classe -Piano di Prelievo 2014/2015...) prevedeva la possibilità di uccidere i 67 daini anche oltre il paletto temporale dei calendari venatori?

E perchè gli  "operatori" che praticherebbero la "legittima attività venatoria" sono, nello stesso dispositivo, chiamati selettori?

Più che una delibera, a nostro parere, un pasticciaccio!

E' evidente che con queste premesse e impostazioni, anche dell'Ispra, è facoltà degli ATC cacciare ben oltre il calendario, all'occorrenza nei parchi, certamente nelle zone pre-parco, nelle aree agricole, nonostante queste ultime siano già abbondantemente finanziate dalla UE per i danni da fauna selvatica. Danni che potrebbero essere prevenuti se vi fosse la reale e sincera intenzione di applicare una norma scomoda (art.19 legge 157/92) volutamente disattesa, elusione funzionale al sistema malato, proprio della gestione della fauna cosiddetta "nociva". Un sistema che alimenta sè stesso con decennali immissioni selvagge.

Eppure è oramai comprovato e riconosciuto il fallimento del contenimento attraverso il prelievo venatorio e il controllo demografico attraverso le armi da fuoco.

Se persino l'Ispra legittima questa insana prassi allora siamo davvero messi male!

Non sarà forse necessario, al contrario, confrontare le esperienze sin qui realizzate tra i vari paesi europei e iniziare a investirvi di più, coinvolgendo i diretti interessati a trovare realmente una soluzione incruenta e compatibile con il territorio antropizzato?

Imporre un nuovo e non sclerotico atteggiamento nei confronti della fauna selvatica non può più essere una realtà subordinata alla bramosia di uccidere e agli interessi delle doppiette, che non sono certo quelli della totale eradicazione degli ungulati. Al mondo venatorio urgono più che mai animali da abbattere, non gli bastano quelli massacrati da settembre a gennaio. Le creature ritenute in esubero e dannose, nei confronti delle quali si decreta la condanna a morte,sono da decenni il frutto delle immissioni da quel mondo volute e praticate sistematicamente.

A pensarla così sono milioni di cittadini, la maggioranza che si indigna di fronte a questi inaccettabili spargimenti di sangue... a questo macello a cielo aperto dei daini e di migliaia e migliaia di altri animali ogni anno e di persone umane.

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Cs.Soppressione del Corpo Vittime della caccia: Soppessione del Corpo Forestale dello Stato, una scelta irresponsabile

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COMUNICATO STAMPA Associazione Vittime della caccia 28 aprile 2015

Soppressione del Corpo Forestale dello Stato: una scelta irresponsabile!


Per martedì 28 è in calendario in Senato l'esame del DDL 1557 che all'art.7 prevede la soppressione del Corpo Forestale dello Stato: chiara la volontà di questo governo di depotenziare l'azione di difesa dell'ambiente e degli animali.

"Il Corpo Forestale che da anni chiede l'ampliamento dei propri organici rischia, al contrario, di scomparire definitivamente a causa della scelta di questo governo, senza che il Ministro delle Politiche agricole Martina muova un dito" dichiara Daniela Casprini Presidente dell'Associazione Vittime della caccia che aggiunge "Un abbassamento della guardia in tema di azione di vigilanza sul territorio, che pagheranno l'ambiente, la fauna e chi vive in zone di caccia, venendo meno il controllo, la prevenzione e repressione delle illegalità, così frequenti nel nostro paese.

"La latitanza del Ministro da cui dipende il Corpo Forestale dello Stato è sconcertante" conclude Daniela Casprini.

L'Associazione Vittime della Caccia aderisce alla Manifestazione che si terrà martedì 28 aprire davanti al Ministero delle Politiche Agricole, confermando il proprio sostegno alla Campagna #salviamolaforestale
la petizione: https://www.change.org/p/no-alla-soppressione-del-corpo-forestale-dello-stato


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Campagna #salviamolaforestale - PRESIDIO 28 aprile ROMA

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Campagna #salviamolaforestale

Firmate la petizione: https://www.change.org/p/no-alla-soppressione-del-corpo-forestale-dello-stato

PARTECIPA A ROMA martedì 28 aprile ore 9/13

Presidio sotto il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali

per chiedere le dimissioni del Ministro Martina

Martedì 28 aprile, dalle 9:00 alle 13:30, è stato indetto dal sindacato UGL Corpo Forestale dello Stato un presidio sotto il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali per chiedere le dimissioni del Ministro Maurizio Martina.

In tale data è calendarizzato in Senato anche il DDL 1577 che prevede all’art. 7 la soppressione del Corpo Forestale dello Stato. Il Ministro Martina finora non ha mosso un dito a difesa del Corpo alle dipendenze del suo Ministero. Anzi vuole addirittura bloccare l’ultimo bando di concorso per 393 Agenti del Corpo Forestale dello Stato, proponendo, in alternativa, di assorbire 300 unità “anziane” delle polizie provinciali.

La manifestazione può essere l’occasione per dimostrare la contrarietà alle politiche di questo Ministro anche per gli agricoltori, colpiti dall’assurda IMU sui terreni agricoli, nonché per tutte le associazioni ambientaliste, animaliste, antimafia e singoli cittadini allarmati per la scellerata proposta del Governo di sopprimere il Corpo Forestale dello Stato.

Gli attivisti della Campagna #SalviamolaForestale ovviamente saranno presenti e porteranno la voce delle 60000 persone che finora hanno aderito alla petizione.



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Cs. Daini di Ravenna, simbolo della lotta contro la caccia

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Comunicato Stampa CLAMA Ravenna e Associazione Vittime della caccia

13.4.2015

Il vizietto della Provincia e i Daini di Ravenna,

simbolo della lotta contro la caccia di contenimento in tutta Italia

Se non fosse tragica, la notizia della riunione in Provincia avente come tema principale la situazione dei daini della pineta di Classe e riportata dal Resto del Carlino il 9 aprile, avrebbe il tono della farsa.

Si è riunita infatti “la commissione consultiva per la protezione della fauna selvatica e l'esercizio dell'attività venatoria”  che  annovera al suo interno le associazioni venatorie, quelle ambientaliste (?), gli ATC e le organizzazioni agricole : con quanta cura si lucidano le doppiette che "proteggeranno" la fauna selvatica !

Quindi, come sempre,  zero contraddittorio, neanche l'ombra degli animalisti che pure hanno presentato alla provincia un piano di sterilizzazioni ancora in attesa di riscontro e più volte hanno chiesto di essere ricevuti per discutere sulla questione daini.

E di nuovo si parla di “continui incidenti stradali” , si prospetta addirittura l’intervento delle forze dell’ordine a tutela dei cacciatori, si pensa di sparare tutti i giorni dell'anno  e a tutte le ore per eludere il boicottaggio degli animalisti.

Ricordiamo per l’ennesima volta che non è stata esibita evidenza di incidenti stradali, né di danni alle colture; alle continue richieste di accesso agli atti la Provincia risponde picche, o rilascia una sorta di lista della spesa, senza documenti specifici che attestino l’entità di tali presunti innumerevoli incidenti.

Ricordiamo che avendo (finalmente) apposto i cartelli stradali di pericolo attraversamento fauna selvatica, la provincia non è tenuta ad alcun risarcimento per eventuali incidenti. Basta andare a una velocità moderata.

Facciamo presente inoltre che, per avere diritto al rimborso di danni ai terreni agricoli, questi devono essere stati reiterati nel tempo, ed i proprietari dei fondi devono provare di avere messo in atto i mezzi a difesa delle colture che, tra l’altro, vengono  richiesti nello stesso sito della Provincia: recinzioni, dissuasori, fino all'attuazione di coltivazioni alternative per l’alimentazione degli ungulati, in modo da tenerli lontani dalle altre colture.

Ribadiamo infine che la provincia non ha mai messo in atto i metodi di contenimento incruenti previsti per legge prima di poter intervenire con i fucili.

Tutto da ridere poi il resoconto del censimento (fatto come? con quali strumenti ed in base a quali direttive regionali?): la conta dei daini viene affidata a chi, in caso di soprannumero, potrà poi divertirsi ad ammazzarli.  Metodo  veramente equo ed imparziale.

In sole due uscite  ne hanno contati cento, ma i cacciatori,  che sono anche chiaroveggenti, stimano di contarne altri duecento, di cui un centinaio “contati mentre attraversano il canale Pergami”! Chi è stato presente in pineta durante le albe invernali, armato di fischietto contro i fucili dei selecontrollori, potrà giurarvi di averne contati, se fortunato, neppure dieci. I daini poi durante il giorno si rifugiano dentro la pineta, ed è  assolutamente escluso che  neppure uno torni  ad attraversare il canale dopo l’alba.  figuriamoci in branchi di cento !

Quello che ci amareggia è l’atteggiamento sprezzante dell’Ente, che continua a rifiutare qualsiasi proposta che non sia l’uccisione, a non concedere la visione degli atti alle associazioni (come richiesto dalle regole della trasparenza nella pubblica amministrazione), e ad accampare motivazioni senza prove pur di dare soddisfazione ai cacciatori.

Le possiamo solo immaginare, tali riunioni: visi rossi ed agitati, urla che reclamano la loro porzione di sangue.

Invitiamo i cittadini a recarsi, in queste belle giornate, a passeggiare nella zona della pineta di Classe, ad ammirare  quel pezzo di paradiso di piante ed animali, ed immaginarlo devastato dagli spari e dal sangue.

Solo in maggio si deciderà del destino di  questi animali tanto belli e sensibili, introdotti in quell’habitat proprio dall’uomo che ora vuole massacrarli.

I daini della Pineta di Classe sono ormai diventati il simbolo della lotta contro la caccia di selezione in tutta Italia, e noi non intendiamo permettere che tale massacro, contro ogni etica, ogni legge e buon senso, avvenga.

Comunicato stampa del 13.4.2015 CLAMA Ravenna onlus e Associazione Vittime della caccia

-O-

SCRIVI ANCHE TU, AIUTA LA PROTESTA

LA PROVINCIA CONTINUA A PARLARE DI DOPPIETTE PER I DAINI.
RIFIUTIAMOCI DI METTERE PIEDE SULLE SPIAGGE INSANGUINATE!



E' notizia del 9 aprile la riunione tenutasi negli uffici della Provincia di Ravenna per decidere del destino dei daini; dopo che mesi di appostamento all'alba hanno impedito ai cacciatori di ammazzare i 67  daini previsti, ora si continua a parlare di "continui incidenti", senza fornire nessun documento attestante l'entità di tali presunti danni. La  provincia rifiuta di incontrare le associazioni e di concedere l'accesso agli atti richiesto da mesi. Nessun accenno a metodi alternativi come sterilizzazioni e recinzioni
adeguate, ma sempre e solo parola alle doppiette. Se manifestazioni, ricorso al Tar ed al Consiglio di Stato, proposte di piani alternativi, e neppure la figuraccia cosmica dell'Ente davanti alle telecamere delle Jene ha fermato l'intenzione omicida della Provincia di Ravenna, passiamo alla minaccia di boicottare le spiagge ed i luoghi di villeggiatura!

E' il momento giusto, dobbiamo essere in tanti a fare sentire la nostra voce, soprattutto ai giornali. Noi non ci dimenticheremo mai dei daini.

Vedi articolo:
http://infonews24.com/it/notizielocali/boicottaggio-turistico-per-la-mattanza-di-daini-confcommercio-provincia-ora-basta/


Scriviamo alle istituzioni e agli enti ed associazioni turistiche ed è  importante, se si scrive un messaggio personalizzato e non si usa il messaggio-tipo, scrivere anche ai giornali.
Gli indirizzi sono tanti, quindi li dividiamo in 2 parti, ma a entrambi i gruppi va mandato lo stesso messaggio.

Istituzioni:

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Enti turistici:

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Oppure, col ";" come separatore:

Istituzioni:

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Cs.RESPINTO L’APPELLO DELLE ASSOCIAZIONI: DAINI DI RAVENNA UCCISI IN NOME DELLE BUROCRAZIA

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COMUNICATO STAMPA

RESPINTO L’APPELLO DELLE ASSOCIAZIONI:

CONDANNA CAPITALE PER I DAINI DI RAVENNA

UCCISI IN NOME DELLE BUROCRAZIA


Il Consiglio di Stato riunitosi in Camera di Consiglio il 5 marzo, ha incredibilmente respinto le istanze delle associazioni Vittime della Caccia, Earth ed Animal Liberation, che assieme all’associazione C.LA.M.A. hanno costituito il coordinamento “Viva i daini vivi della pineta di Classe” con l’obbiettivo di fare fronte unico contro la delibera della provincia di Ravenna che disponeva l’abbattimento degli animali.

Il Consiglio di Stato ha ritenuto il "provvedimento motivato e pienamente sostenuto dagli Enti che hanno concorso all'istruttoria quali l'Ente Parco per il Delta del Po e Ispra" , e che "non risulta dimostrata la applicabilità e la efficacia nella situazione data delle misure alternative proposte che potranno tuttavia utilmente essere prese in considerazione per risolvere i non secondari problemi che l'intervento programmato lascia aperti".

In sostanza, si avvalla ancora il parere di Enti come Ispra, che sostiene sempre e comunque il ricorso alle doppiette invece che i metodi ecologici, e si nega la possibilità di applicare alternative non cruente, rimandate ad un nebuloso futuro, lasciando intendere nel contempo che la carneficina non risolverà i "problemi" attuali.

La deprecabile vicenda ha avuto inizio lo scorso novembre con il provvedimento della Provincia di Ravenna che prevedeva un piano di abbattimento di 67 daini del Parco di Classe sito lungo la statale Adriatica a Sud della città .

Immediate si sono levate le proteste di associazioni, comitati e cittadini indignati

per le evidenti mancanze dell’Ente nell’attuare, come vorrebbe la legge, misure di contenimento non cruente degli animali.

In particolare le associazioni Vittime della Caccia, Earth ed Animal Liberation, sostenute dall’associazione C.LA.M.A. si sono attivate per impugnare l’ordinanza “ammazza daini”.

Si è trattato di un lavoro impegnativo, sia a livello organizzativo che per il rischio economico. In prima istanza il Tar di Bologna ha infatti condannato le associazioni al pagamento di oltre 4.000 Euro rigettandone le richieste.

Questo non ha fermato però il Coordinamento che ha continuato la battaglia legale grazie alle donazioni dei tanti privati, alla tenacia delle associazioni ed all’ottimo operato degli avvocati, che hanno messo la propria professionalità gratuitamente al servizio della causa.

Purtroppo, il Consiglio di Stato, che in prima istanza aveva accolto la richiesta di sospensione delle associazioni, non ha poi ritenuto di accoglierne le ragioni

La sentenza del Consiglio di Stato da così il via libera ad un vero e proprio massacro visto che , prima ancora della Pronuncia, la Provincia aveva disposto una proroga dell’attività di abbattimento degli animali di 15 giorni. Non solo daini condannati a morte senza colpe quindi, ma femmine gravide uccise inutilmente mentre portano in grembo i propri piccoli.

Le Associazioni che costituiscono il Coordinamento erano ben consce del rischio di perdita, ma nonostante questo si è deciso di continuare il percorso legale, perché la questione dei daini è diventata emblematica. In Italia malgrado la legge scritta, si ricorre sempre e solo alle doppiette, senza limiti di spazio e tempo, senza rispetto e senza necessità ;consentendo ai cacciatori di sparare in luoghi frequentati dalle famiglie per le passeggiate domenicali; anche nei periodi di riproduzione .

Quello che avviene in Italia alla fauna selvatica è paragonabile ad una macelleria a cielo aperto; con il nome “Macello Italia” il Coordinamento definisce il progetto con cui intende influire a livello politico e di sensibilizzazione, perché tutto questo abbia fine ed i parchi e pinete tornino ad essere rifugio di animali innocenti e di cittadini pacifici.


Chi desidera può sostenere le azioni legali ed i progetti del Coordinamento "VIVA I DAINI VIVI DELLA PINETA DI CLASSE" :

inviando il vostro contributo all'Associazione C.L.A.M.A. Ravenna Onlus,

IMPORTANTE
la CAUSALE deve essere: "Daini della pineta di Classe"

Beneficiario : C.L.A.M.A. Ravenna Onlus
Iban: IT08F0538713108000000008396

..

L’aiuto di tutti è davvero essenziale, visto anche le somme spropositate che le associazioni sono state condannate a pagare. GRAZIE

Le Associazioni Vittime della caccia, Animal Liberation, Clama, Earth del Cordinamenmto Viva i Daini vivi della Pineta di Classe


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CS. AVC-Daini di Ravenna: CRESCETE E MOLTIPLICATEVI..."poi ci pensiamo noi".

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COMUNICATO STAMPA del COORDINAMENTO "Viva i Daini vivi della Pineta di Classe"

Associazione Vittime della caccia, CLAMA, Animal Liberation e Earth


Daini di Ravenna: CRESCETE E MOLTIPLICATEVI..."poi ci pensiamo noi"


La Provincia insiste, vuole il sangue


Daini della Pineta di Classe: prossima la sentenza del Consiglio di Stato. I ricorrenti al TAR e al Consiglio di Stato del Coordinamnto "Viva i Daini vivi della Pineta di Classe" denunciano un'altra forzatura inaccettabile: la volontà della Provincia di imporre l'uccisione dei Daini nonostante la sospensiva in secondo grado di giudizio, addirittura prevedendo di prorogare il termine degli abbattimenti al 15 marzo ed eludendo persino il rispetto del periodo riproduttivo della specie.

Grave infatti il parere positivo dato dall'Ispra a questa proroga, vergognoso è l'atteggiamento assunto dalla Provincia nei confronti di quanto disposto dal Consiglio di Stato, e nonostante lo svergognamento pubblico del programma televisivo delle Iene.
Evidentemente a niente valgono le proteste dei cittadini, la risonanza mediatica, le aggressioni e le minacce in stile mafioso contro chi protesta e vigila sulla vita dei daini,

La legge gli fa un baffo.

Siamo di fronte alla palese connivenza delle istituzioni con la lobby delle armi e dei cacciatori alla faccia di tutti gli italiani, delle norme vigenti e del dovuto rispetto per la vita di questi animali.

Proprio il prossimo 5 marzo il Consiglio di Stato emetterà la sentenza definitiva circa l'appello al ricorso TAR con cui è stata impugnata la delibera n.252 del 2014 che autorizzava il massacro dei Daini della Pineta di Classe a Ravenna.

Se  l'appello verrà respinto la provincia di Ravenna potrà  portare a termine, allungandolo, il suo piano operativo di strage a dir poco sconcertante, che permetterà l'abbattimento selettivo/di contenimento in aree verdi  pubbliche, nella fattispecie dei Daini della Pineta di Classe, in aperta violazione di diverse norme di legge.

Se invece l'appello avrà successo gli abbattimenti previsti dalla delibera verranno definitivamente bloccati.

Forse. A meno che la Provincia non faccia il solito giochetto dei furbi politicanti per accontentare gli sparatori ad ogni costo, con l'effetto finale di configurare una palese omissione delle proprie competenze e non solo.
Competenze queste, per le quali presidenti, assessori e consiglieri vari vengono mantenuti con lauti stipendi pagati da tutti noi.

Le Associazioni ricorrenti e il Coordinamento (AVC, AL, Earth e Clama), aldilà di quella che potrà essere la sentenza e le successive azioni della provincia di Ravenna, annunciano che continueranno la loro battaglia per chiedere l'applicazione della legge che impone in via prioritaria metodi non cruenti per il contenimento della fauna selvatica a livello nazionale. Metodi obbligatori  che possono essere pianificati e messi concretamente in atto solo se c'è la volontà da parte di chi ha l'obbligo preventivo di applicarli, in accordo con le realtà associative direttamente interessate alla vita di queste creature.

L'Assiciazione Vittime della Caccia ha investito del problema anche il Prefetto, in nome e per conto del Coordinamento "Viva i Daini vivi della Pineta di Classe", al fine di focalizzare l'intera vicenda, rilevandone tutti gli aspetti di illegittimità in rapporto alle norme vigenti e di pubblica sicurezza. Auspicando nel contempo l'avvio di un tavolo di lavoro mirato all'individuazione di tutte le misure necessarie a contenere il numero dei daini nel luogo dove ora vivono e per fare chiarezza una volta per tutte su una situazione strumentalmente ambigua che di fatto favorisce solo e soltanto chi ha interesse a che gli animali siano sempre in esubero.

Continueremo a contestare a livello nazionale - spiegano le associazioni  -  i piani di contenimento che, a fronte delle decennali immissioni di fauna selvatica da parte di cacciatori, rappresentano la pianificata fase successiva per cogliere i frutti dell'allevamento selvaggio di animali poi da abbattere tramite gli stessi responsabili del danno,  travestiti da salvatori della patria e, assurdo, della sicurezza pubblica!

Una "caccia di selezione" che non conosce ormai limiti di sorta, non dovendo rispettare nè il calendario venatorio, nè le zone normalmente interdette alla caccia cosiddetta "ordinaria" e che costituisce quindi un ulteriore pericolo per la sicurezza e l'ordine pubblico, in quanto autorizzata anche in ambiti fortemente antropizzati, come  parchi pubblici e addirittura in pubbliche vie,  L'esubero come scusa per cacciare ovunque e sempre e che tra l'altro impone la gratuita crudeltà alla coscienza di tutti.

Insieme di aspetti questi che l'Ispra non prende mai in considerazione quando fornisce le sue indicazioni alle province sui tempi, i modi e i luoghi dove cacciare. La sola valutazione etologica e biologica delle specie da abbattere è una visione assolutamente parziale della realtà che non tiene conto della presenza dell'uomo sul territorio, nè delle alternative percorribili come legge comanda.
Per tal motivo il Coordinamento ha chiesto ufficialmente un confronto diretto con il responsabile fauna selvatica dell'Ispra al fine di esortare l'Ente ad una riflessione maggiore sulle sue valutazioni e successive autorizzazioni a procedere a province e regioni.

Va ribadito infatti, e non smetteremo mai di ricordarlo, che i cosiddetti selettori utilizzano armi con gittate che superano qualche chilometro e di cui la legge vieta l'uso  a  meno di 1,5 volte la gittata stessa dell'arma da obiettivi sensibili. Impossibile pertanto che sulla base della sicurezza possano essere autorizzate simili forme di caccia.

Le aree verdi sono dei cittadini pacifici, non di gente armata e violenta che ha inoltre dimostrato di fregarsene delle norme e che, dai fatti accaduti, palesa di non dare garanzia neppure di saldezza psichica nel confronto civile con chi difende la vita, e quindi di non essere portatore dei minimi requisiti per detenere ed usare un'arma da fuoco. Figuriamoci in mezzo alla gente e in luogo pubblico.

Le persone pacifiche non possono essere in balìa di certi individui armati, anche questo Chi di competenza deve farsene carico.

Le Associazioni Vittime della caccia, Animal Liberation, Clama, Earth del Cordinamenmto Viva i Daini vivi della Pineta di Classe


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SOSTIENI LE AZIONI LEGALI del COORDINAMENTO "VIVA I DAINI VIVI DELLA PINETA DI CLASSE"  -

Si ringrazia Quanti hanno contribuito e quanti vorranno ancora supportarci in questa battaglia legale e nei progetti futuri annunciati.

PER LA RACCOLTA FONDI a sostegno del COORDINAMENTO "Viva i daini vivi della pineta di Classe"*
potete inviare la vostra offerta all'Associazione C.L.A.M.A. Ravenna Onlus,

IMPORTANTE
la CAUSALE deve essere: "Daini della pineta di Classe"

Beneficiario : C.L.A.M.A. Ravenna Onlus
Iban: IT08F0538713108000000008396


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